L’Arabia Saudita attrae i giganti della Difesa della Turchia

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Difesa

Saudi Vision 2030 prevede un’industria della Difesa autonoma che riduce la dipendenza del Regno dalle importazioni di armi di almeno il 50%

Luglio ha svolto un ruolo chiave nella crescente cooperazione dell’Arabia Saudita in materia di difesa con la Turchia, con visite di alto livello da parte di funzionari sauditi e turchi. Il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman ha incontrato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il ministro della Difesa Yasar Guler ad Ankara, e il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan ha visitato il Paese una settimana dopo.

Queste visite hanno aperto la strada a importanti accordi di cooperazione nel campo dell’industria della Difesa, segnando nuovi progressi negli sforzi di cooperazione saudita-turca in questo campo. Il 4 luglio, la società statale della difesa dell’Arabia Saudita SAMI ha firmato tre memorandum d’intesa con le società turche Baykar, Aselsan e Fergani per identificare le industrie della Difesa saudite. Dieci giorni dopo, il Regno è entrato a far parte della lista degli acquirenti per i veicoli corazzati Cobra II della società di Difesa turca e della casa automobilistica Otokar.

Anno d’oro per le relazioni economiche turco-saudite

Negli ultimi anni le relazioni economiche tra i due Paesi hanno registrato una crescita significativa, segnata da un significativo aumento degli scambi e degli investimenti reciproci e dall’aggiudicazione di diversi progetti, anche nel settore della Difesa. Nel 2023 il volume degli scambi bilaterali tra Riyadh e Ankara ha raggiunto i 6,8 miliardi di euro, con esportazioni in aumento del 150% da 2,62 miliardi di dollari dall’anno precedente. Questa tendenza positiva rende alcuni responsabili politici turchi ottimisti sul fatto che il 2024 sarà un anno d’oro per le relazioni economiche turco-saudite.

L’industria della Difesa dell’Arabia Saudita è relativamente giovane e risale ai primi anni ’70. Nei primi anni, si concentrò principalmente sull’assemblaggio e la riparazione di armi e attrezzature di fabbricazione straniera. Tuttavia, negli ultimi anni il Paese ha compiuto progressi significativi verso il raggiungimento dell’autosufficienza in questo settore.

Cooperazione in materia di sicurezza e difesa

Essendo il più grande fornitore di spesa per la Difesa nella Regione del Medio Oriente e del Nord Africa e il quinto a livello globale, è emerso come uno dei pilastri del processo di riforma economica dell’Arabia Saudita. Le mutevoli preoccupazioni sull’evoluzione delle dinamiche geopolitiche nella Regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa) hanno spinto Riyadh a cercare l’autosufficienza nella costruzione militare attraverso la cooperazione in materia di sicurezza e difesa con partner esterni.

Uno degli elementi cruciali della Saudi Vision 2030 è un’industria della Difesa autonoma che ridurrà la dipendenza del Regno dalle importazioni di armi di almeno il 50%.

La strategia di localizzazione di Riyadh può essere suddivisa in due approcci. Da un lato, il Regno sta acquistando attivamente attrezzature militari avanzate da grandi aziende internazionali. D’altra parte, sta rafforzando le sue capacità produttive nazionali per ridurre la sua dipendenza da fonti estere. SAMI, fondata nel 2017 proprio a questo scopo, è diventata rapidamente uno dei principali attori nel settore della Difesa del Regno ed è ora considerata un attore in crescita nel mercato globale. Secondo la società statale, il Regno è sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo per il 2030, avendo già identificato quasi il 14% della produzione della Difesa all’inizio di quest’anno.

L’industria della Difesa dell’Arabia Saudita si sta spostando verso l’Asia?

Per Riyadh, la cooperazione con le aziende asiatiche promuove gli sforzi dell’industria della Difesa nazionale. Eleanor Ardemagni è ricercatrice senior presso l’Istituto Italiano di Studi di Politica Internazionale e assistente alla cattedra presso l’Università Cattolica di DifesaMilano. «Per molto tempo, l’Arabia Saudita ha dato priorità alla cooperazione dell’industria della Difesa con gli Stati Uniti, oltre a facilitare gli obiettivi di integrazione e interoperabilità», ha dichiarato ad Al-Monitor. «Tuttavia, a partire dal 2024 il Regno ha firmato nuovi accordi di cooperazione con la Corea del Sud e la Turchia nel campo della produzione della Difesa, pur continuando a espandere la cooperazione con la Cina».

Il Regno ha stanziato circa 70 miliardi di dollari nel suo bilancio della Difesa nel 2023, con un aumento del 50% rispetto all’anno precedente. La relazione di difesa più critica dell’Arabia Saudita è con gli Usa, con fornitori statunitensi e occidentali come la Francia e il Regno Unito che ancora superano le aziende asiatiche negli appalti per la Difesa. Tuttavia, i recenti attriti legati alla produzione di petrolio e alla guerra in Ucraina hanno spinto Riyadh a rivalutare il suo rapporto con Washington.

Cambierà il legame con Usa?

Nel corso degli anni, l’Arabia Saudita ha cercato di mitigare la sua dipendenza dagli Stati Uniti espandendo le relazioni di sicurezza con gli Stati asiatici. Il duplice obiettivo è quello di garantire la difesa dei confini nazionali da parte dell’Iran e dei suoi delegati regionali, facendo pressione su Washington per maggiori garanzie di sicurezza.

Data la sua esperienza di successo nella costruzione del suo settore della difesa interna, la Turchia mira a fungere da potenziale modello per l’Arabia Saudita. Due decenni fa, pochi credevano che la Turchia avrebbe raggiunto un tale successo. Tuttavia, l’embargo sulle armi che Ankara ha dovuto affrontare da parte dei suoi alleati occidentali ha avuto un effetto catalizzatore sulla rapida promozione di un’industria della Difesa autonoma. Questa rapida localizzazione ha aiutato la Turchia a diventare in grado di costruire i propri UAV, turboelica, carri armati e sottomarini senza dover fare affidamento su prodotti importati. Oggi, le aziende turche della Difesa, con il loro ruolo importante nel mercato globale, sono la prova di questo successo. Il valore delle esportazioni della Difesa turca è aumentato di circa il 140% dal 2010 al 2023, raggiungendo i 5,5 miliardi di dollari, secondo i dati ufficiali.

Esportazioni della Difesa turca aumentate del 140%

L’anno scorso, l’Arabia Saudita ha assegnato un importante contratto di Difesa con Baykar, il produttore turco di droni, per l’acquisizione di UAV, nel più grande accordo di difesa della Turchia. L’accordo del luglio 2024 ha poi segnato un nuovo passo in quella direzione, compresa una partnership tra SAMI e Baykar per creare capacità per costruire e sviluppare sistemi per i droni turchi nel regno.

Albert Vidal Ribe è un analista di ricerca presso l’International Institute for Strategic Studies. «Il contratto dell’Arabia Saudita con la turca Baykar per un gran numero di UAV da combattimento Akinci», ha commentato Vidal ad Al-Monitor, «include una localizzazione significativa, con l’inizio della produzione nel Regno entro il 2026 e il continuo trasferimento di conoscenze ai dipendenti SAMI da Baykar. Mentre alcuni componenti critici saranno ancora importati dall’estero, le aziende saudite probabilmente produrranno lo scheletro e il cablaggio dell’Akinci e condurranno l’assemblaggio finale e il completamento». Pertanto, oltre il 70% della produzione Akinci di SAMI sarà condotta a livello nazionale. «Anche le società turche Aselsan e Roketsan sembrano essere coinvolte in questo programma, collaborando con la società saudita NCMS», ha concluso Vidal.

Partnership politica e di sicurezza per raggiungere altri mercati

L’accordo prevede anche l’estensione di questa cooperazione industriale al mercato africano. Inoltre, SAMI ha firmato un accordo preliminare con la società turca aerospaziale e della difesa Aselsan per esplorare le opportunità di sviluppo di tecnologie elettroniche per la difesa in Arabia Saudita e con la turca Fergani Space per sviluppare tecnologie emergenti nel Regno per servire il settore spaziale globale.

Nel loro insieme, questi risultati rappresentano una mossa strategica per l’Arabia Saudita per rafforzare le sue capacità di difesa locale, fornendo al contempo l’opportunità di colmare le differenze del passato con Ankara e concentrarsi sull’approfondimento delle sue partnership politiche e di sicurezza.

 

George Labrinopoulos

Foto © Daily Sabah, Mehr News Agency, Arab News, Anadolu Ajansi

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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