Dopo la morte del segretario generale Hassan Nasrallah uno dei compiti del nuovo leader sarà ricompattare il Gruppo che ha subito varie perdite
Hashim Safi al Din è il successore di Hassan Nasrallah, segretario generale dal 1992 ucciso da un raid israeliano il 27 settembre 2024. Il suo lavoro sarà anche quello di ricompattare le forze dato che gran parte della leadership di Hezbollah è stata eliminata in questi giorni. Un compito vitale per la sopravvivenza del movimento e per il suo futuro. Come Nasrallah, Safi al Din è un religioso che indossa il turbante nero che denota la discendenza dal profeta Maometto.
Il nuovo numero uno è nato nel 1964 a Deir Qanoun al-Nahr nel Libano meridionale, da una famiglia sciita nota per influenti chierici e parlamentari. Cugino di Nasrallah da parte di madre, dal 2001 è a capo del Consiglio esecutivo di Hezbollah. È nella lista dei
terroristi ricercati da Washington dal 2017 ed è considerato uno degli alti funzionari più importanti di Hezbollah sfuggito ai raid israeliani. A giugno minacciò una grande escalation contro Israele dopo l’uccisione di un altro comandante di Hezbollah. «Lascia che il nemico si prepari a piangere e lamentarsi», disse al funerale. Legato al Movimento sin dai primi anni della sua carriera politica, ha ricevuto un’educazione religiosa sciita ed è un grande conoscitore di strategie militari. La formazione religiosa lo ha avvicinato agli insegnamenti di Imad Mughniyeh, accusato di aver orchestrato l’attentato del 1983 all’ambasciata statunitense a Beirut.
Ha vissuto in due luoghi sacri dell’Islam sciita: prima Najaf in Iraq, poi Qom in Iran. Di rilievo anche la sua “rete” familiare: il fratello, Abdallah Safi Al Din, è il rappresentante di Hezbollah in Iran. E suo figlio, Sayyed Reza Hashim Safi Al Din, nel 2020, ha sposato Zeinab Soleimani, figlia di Qassem Soleimani lo storico comandante della Forza Quds, l’unità di élite dei Pasdaran iraniani che il 3 gennaio 2020 è stato ucciso in un attacco mirato all’aeroporto internazionale di Baghdad per ordine di Donald Trump. Tutte le dichiarazioni pubbliche di Hashim Safi Al Din riflettono spesso la posizione militante di Hezbollah e il suo allineamento con la causa palestinese. In un recente evento a Dahiyeh, la roccaforte di Hezbollah distrutta il 27 settembre, dichiarò: «La nostra storia, le nostre armi e i nostri razzi sono con voi», in segno di solidarietà con i combattenti palestinesi.
Struttura del Gruppo
Il Consiglio della Shura
Si tratta dell’organo di Governo più alto di Hezbollah, responsabile delle decisioni strategiche e politiche che riguardano l’intera organizzazione. Supervisiona tutte le attività, inclusa la politica, l’organizzazione sociale e religiosa, le operazioni militari e le relazioni esterne. È composto da un gruppo di leader di alto livello ed è guidato dal segretario generale. Tra le sue funzioni principali c’è la nomina dei membri chiave nei vari organi interni, l’approvazione delle principali direttive strategiche e il controllo sulle attività politiche e sociali sia in Libano che all’estero. Il consiglio agisce anche come collegamento tra Hezbollah e Iran, in particolare con la leadership politica e religiosa.
Il Consiglio della Jihad
Organo decisionale militare più alto di Hezbollah. Supervisiona tutte le attività militari, inclusa la pianificazione delle operazioni, le iniziative strategiche e il coordinamento con altre fazioni o alleati. Funziona come un corpo direttivo composto da comandanti di alto livello di Hezbollah e opera in stretta collaborazione con il segretario generale e altri leader di alto rango.
I leader superstiti
Naim Qassem
Vice segretario generale di Hezbollah spesso descritto come il “numero due” dell’Organizzazione. È nato a Kfar Kila, un villaggio nel sud del Libano, che ha subito
numerosi attacchi israeliani, soprattutto dall’ottobre scorso. Qassem ha una lunga carriera nell’attivismo politico sciita. Negli anni ’70, si è unito al Movimento degli Spossessati di Imam Musa al-Sadr, che è poi diventato parte del Movimento Amal, un gruppo sciita in Libano. In seguito ha lasciato Amal e ha contribuito a fondare Hezbollah nei primi anni ’80, diventando uno dei primi studiosi religiosi del gruppo. Uno dei suoi mentori è stato l’ayatollah Mohammad Hussein Fadlallah, e Qassem stesso ha insegnato corsi religiosi per decenni a Beirut. Nel corso degli anni ha avuto un ruolo significativo nel rappresentare Hezbollah al pubblico ed è anche membro del Consiglio della Shura del gruppo. Ha supervisionato parte della rete educativa di Gruppo e si è occupato delle attività parlamentari.
Mohammad Raad
Attualmente è il capo del gruppo parlamentare di Hezbollah nel Parlamento libanese e rappresenta il distretto di Bint Jbeil. Eletto per la prima volta nel 2000 da allora ha mantenuto un ruolo di rilievo nella politica libanese. Noto per le sue posizioni ferme e per il sostegno alla resistenza contro Israele, spesso parlando a favore delle politiche di Hezbollah e della sua agenda. Raad contribuisce a definire la strategia politica e militare in Libano.
Ibrahim Amine al-Sayyed
Nato a Haouch al-Nabi, in Libano, dopo aver studiato nei seminari di Qom negli anni ’80, è stato membro del movimento Amal e suo rappresentante in Iran. Su richiesta della Repubblica islamica, si è distaccato da Amal, criticando pubblicamente il leader Nabih Berri. Rientrato in Libano, è diventato un leader chiave sotto l’ayatollah Mohammad Hussein Fadlallah e portavoce di Hezbollah. Nel 1988, ha sostenuto la creazione di una Repubblica islamica, schierandosi successivamente con Nasrallah. Eletto nel Parlamento nel 1991 ha contribuito alla fondazione dell’Associazione del centro islamico di Hezbollah, mantenendo un ruolo attivo nel Consiglio della Shura.
Netanyahu: «Ci attendono ancora giorni difficili»
Il primo ministro israeliano ha affermato che i cittadini di Israele «dovranno ancora affrontare giorni difficili» dopo l’assassinio del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah a Beirut. Nel corso di una conferenza stampa dopo il rientro nel Governo del leader di New Hope, Gideon Saar, Netanyahu ha osservato che «il cambiamento nell’equilibrio di potere porta con sé la possibilità di creare nuove alleanze nella nostra Regione, perché Israele sta vincendo. Ma vi dico, cittadini di Israele, questi sono anche giorni difficili perché anche in questi giorni non dobbiamo dimenticare che siamo ancora nel mezzo di una guerra difficile, i cui costi sono pesanti. La coesione è una condizione necessaria per noi per rimanere fermi e decisi in questi giorni difficili».
Intanto Israele ha colpito anche in Yemen. L’Aeronautica ha condotto un raid sul porto di Hodeidah, come riferito da due funzionari israeliani citati da Axios. Secondo una fonte della sicurezza Israele ha preso di mira una centrale elettrica della Città in risposta agli attacchi missilistici degli Houthi. Colpiti anche l’aeroporto internazionale di Hodeidah e due serbatoi di carburante. Il bilancio del raid è di quattro morti e 33 feriti, ha affermato il ministero della Sanità yemenita.
“Il messaggio è chiaro, per noi, nessun posto è troppo lontano“, ha dichiarato su X il ministro israeliano della Difesa, Yoav Gallant, dopo l’incursione.
Ginevra Larosa
Foto © The New York Times, Rudaw, The Express Tribune, Avvenire













