Tel Aviv, molteplici attacchi subiti. Scatta allarme attentati

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Tel Aviv

Il Medio Oriente è sul filo del rasoio dato che c’è la certezza che Israele risponderà all’attacco dell’Iran

Gli Houthi hanno rivendicato un nuovo attacco con “diversi droni” contro Tel Aviv. I ribelli sciiti dello Yemen sostengono di aver raggiunto con successo l’obiettivo e hanno ribadito che continueranno le loro azioni fino a quando Israele non porrà fine ai bombardamenti su Gaza e Libano. «Le forze armate yemenite (come si definiscono gli Houthi, ndr) hanno effettuato un’operazione contro un obiettivo vitale nella Palestina occupata», ha dichiarato il portavoce militare, Yahya Sarea. «L’operazione è un successo dato che i droni hanno raggiunto i loro obiettivi senza che il nemico potesse affrontarli o abbatterli». L’esercito israeliano ha confermato in due dichiarazioni che le sue difese aeree hanno intercettato un drone e unoggetto sospettoa Dan, nel centro di Israele, e a Bat Yam, alla periferia di Tel Aviv, mentre un terzo è caduto in un’area aperta, senza fare vittime.

Inoltre diversi incendi sono scoppiati nel nord del Paese a seguito di una serie di razzi lanciati da Hezbollah dal territorio libanese nelle prime ore del mattino. Secondo il Jerusalem Post il servizio antincendio e di soccorso israeliano avrebbe spento un incendio nei boschi di Haifa, mentre le fiamme in quello di Shlomi non è ancora stato domato.

Spuntano indiscrezioni

Secondo quanto riportato da La Stampa, il ministro degli Esteri libanese, Abdullah Bou Habib, in un’intervista con la Cnn, ha riferito che «il leader del gruppo sciita libanese Hezbollah, Hasan Nasrallah, aveva accettato un cessate il fuoco di 21 giorni prima di essere ucciso in un raid israeliano e il Libano aveva informato di tale decisione gli Usa e la Francia. Eravamo completamente d’accordo. Dopo essersi consultato con Hezbollah, il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, ha informato gli americani e i francesi che ci hanno riferito che anche Netanyahu era d’accordo con la dichiarazione di Biden e Macron».

La proposta di cessate il fuoco temporaneo era stata presentata dal presidente Usa, dal suo omologo francese e da altri alleati durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite della scorsa settimana. Secondo Habin, il consigliere senior della Casa Bianca Amos Hochstein, si stava preparando ad andare in Libano per negoziare tre settimane di tregua temporanea.

Scatta allarme attentati

Il ministro italiano, Matteo Piantedosi, nel discorso di apertura lavori del G7 dell’Interno, ha esortato a non farsi trovare impreparati ai possibili attentati che potrebbero verificarsi con l’escalation dei conflitti in corso. «Durante la prima sessione ci concentreremo sui riflessi negativi alla nostra sicurezza provenienti dagli scenari di crisi internazionale, in particolare dai teatri di guerra in Medio Oriente e Ucraina. Questi due conflitti stanno contribuendo a generare una polarizzazione all’interno delle nostre società, incrementando il rischio che alcuni soggetti aderiscano a ideologie violente ed estremiste arrivando a commettere atti terroristici nei nostri territori. Non possiamo farci trovare impreparati e dobbiamo affinare la capacità di prevenire e rispondere efficacemente a queste minacce».

La nota della presidenza del Consiglio dei ministri italiana

“A seguito dell’aggravarsi della crisi in Medio Oriente, il premier, Giorgia Meloni, ha convocato d’urgenza e presieduto ieri pomeriggio una conferenza telefonica dei leader del G7. Nel corso della conversazione è stata reiterata la ferma condanna all’attacco iraniano contro Israele. In uno scenario in costante evoluzione, è stato convenuto di lavorare congiuntamente per favorire una riduzione delle tensioni a livello regionale, a partire dall’applicazione della Risoluzione 2735 a Gaza e della Risoluzione 1701 per la stabilizzazione del confine israelolibanese. Nell’esprimere forte preoccupazione per l’escalation di queste ultime ore, è stato ribadito che un conflitto su scala regionale non è nell’interesse di nessuno e che una soluzione diplomatica risulta ancora possibile. I leader hanno concordato di mantenersi in stretto contatto”, scrive in una nota Palazzo Chigi.

Intanto, in un momento in cui la preoccupazione globale sta aumentando a causa della situazione instabile in Medio Oriente, dopo l’attacco dell’Iran a Israele con missili balistici martedì notte (1/10), gli occhi di tutti sono puntati sulla rappresaglia promessa dalla parte israeliana.

La prossima ritorsione

Sia il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che il portavoce dell’Idf hanno rilasciato dichiarazioni rilevanti la scorsa notte, definendole «gravi conseguenze» contro Teheran. Tel Aviv«L’Iran ha commesso un grosso errore oggi e pagherà per questo», ha dichiarato Netanyahu. Poiché Israele non ha rilasciato ulteriori informazioni sulla sua imminente controffensiva, gli scenari prevalenti sono diversi. Il più pericoloso di tutti riguarda un attacco agli impianti nucleari iraniani e, secondo i rapporti internazionali, non può essere escluso, dal momento che l’indebolimento di Hezbollah lascia più terreno a Israele per “agire liberamente”.

Tuttavia, mercoledì mattina presto (2/10), l’agenzia di stampa statunitense Axios, citando funzionari di Tel Aviv, ha riferito che “Israele lancerà misure di ritorsione contro l’Iran nei prossimi giorni e possibilmente prenderà di mira gli impianti di produzione petrolifera all’interno del Paese”. Ma come sottolineato, se l’Iran risponde, come promesso, alla rappresaglia di Israele, allora “tutte le opzioni sono sul tavolo, compreso colpire gli impianti nucleari iraniani, le uccisioni mirate e lo smantellamento dei sistemi di difesa aerea”. La risposta israeliana potrebbe includere attacchi aerei da combattimento e operazioni segrete simili a quella che ha ucciso il leader di Hamas Ismail Haniyeh a Teheran due mesi fa.

Tel Aviv si consulta con Washington

Il gabinetto di sicurezza israeliano si è riunito martedì (1/10) in un bunker sotterraneo del Governo all’interno di una montagna vicino a Gerusalemme, poco dopo che l’Iran ha sparato centinaia di missili balistici nello spazio aereo israeliano. Al vertice della riunione c’era Benjamin Netanyahu, che ha parlato della prossima mossa da attuare. «L’Iran ha commesso un grosso errore stasera e pagherà per questo. Il regime iraniano non capisce la nostra determinazione a difenderci e a vendicarci contro i nostri nemici. Lo capiranno. Rispetteremo la regola che abbiamo stabilito: chiunque ci attacchi, lo attaccheremo», ha affermato il primo ministro.

Due funzionari israeliani hanno riferito ad Axios che la riunione è durata diverse ore, concludendo che ci sarà una risposta militare israeliana agli attacchi dell’Iran, ma senza decidere cosa avrebbe incluso e come sarà eseguita. Inoltre hanno rivelato che uno dei motivi per cui non c’è alcuna decisione è perché i funzionari volevano prima consultarsi con l’amministrazione Biden. In una conferenza stampa il presidente americano ha sottolineato il suo sostegno a Israele, affermando che «la risposta all’Iran è oggetto di una discussione molto attiva che è in corso tra Washington e Tel Aviv».

Danni dall’attacco iraniano

I molti missili lanciati dai Pasdaran pare abbiano colpito una delle principali basi aeree militari israeliane. Da alcune immagini satellitari si tratterebbe di un hangar della base aerea di Nevatim, nel sud di Israele. Gli scatti, dopo il massiccio bombardamento di martedì sera, sembrano mostrare un grande buco nel tetto. Inoltre mostrano anche i danni alla sommità di una fila di edifici vicino a una pista. Si possono vedere grandi pezzi di detriti sparsi. Nevatim ospita gli aerei più avanzati dell’aeronautica militare israeliana, tra cui i caccia stealth F-35 Lightning II prodotti negli Usa.

 

George Labrinopoulos & Ginevra Larosa

Foto © NPR, Agenzia Nova, The Washington Institute, The Intercept

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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