Piano egiziano per il cessate il fuoco a Gaza

0
780
Piano egiziano

Per la liberazione degli ostaggi detenuti da Hamas alcuni uomini d’affari stanno offrendo migliaia di dollari agli abitanti della Striscia

Il piano egiziano per la pace a Gaza prevede due fasi di accordo e un primo cessate il fuoco a breve termine, con il rilascio degli ostaggi, ma senza scambio di prigionieri. La scorsa settimana, il presidente, Abdel Fattah al-Sisi, ha sorpreso molti con la decisione di rimuovere Abbas Kamel, capo dei servizi di intelligence del Paese per sei anni, subito dopo un incontro con il suo omologo israeliano. Questo cambiamento improvviso ha destato l’attenzione dei media locali e internazionali, suggerendo una potenziale divergenza strategica nella politica interna riguardo alla crisi in corso nella Striscia di Gaza.

Oggi, sotto una nuova guida, i servizi di intelligence di Egitto e Israele si sono incontrati nuovamente a il Cairo, concentrandosi principalmente sulla situazione critica a Gaza e sui prossimi passi da intraprendere. Secondo alcune fonti, il Paese nordafricano ha presentato un atteggiamento diverso rispetto a quello che ha probabilmente motivato la rimozione di Kamel. In particolare, è stato proposto un piano, articolato in due fasi principali, che, pur con qualche riserva, non sembra incontrare la stessa opposizione che aveva caratterizzato il precedente incontro tra Kamel e il capo dello Shin Bet, Ronen Bar.

Nuovo approccio

Questo cessate il fuoco è descritto come temporaneo e specifico, con un chiaro calendario che porterebbe a una cessazione più stabile delle operazioni militari israeliane, pur senza implicare un ritiro immediato delle truppe dalla Striscia di Gaza. L’incontro ha segnato un nuovo approccio dell’Egitto, con un tentativo di mediazione più articolato e forse più favorevole rispetto alle tensioni della settimana precedente. Tuttavia, rimane ancora incerta la posizione di Hamas riguardo a questo piano e, in particolare, se il gruppo accetterà di liberare gli ostaggi senza ottenere la scarcerazione dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

Nonostante la consegna del piano da parte egiziana a Ronen Bar, che lo ha presentato al Governo di Tele Aviv, il dibattito interno a Israele si è concentrato principalmente sulla pianificazione di future azioni contro l’Iran, lasciando ancora in sospeso una decisione definitiva sulla proposta di tregua. L’evoluzione di queste trattative potrebbe avere un impatto cruciale sia per la crisi in Palestina che per la dinamica dei rapporti con l’Egitto, influenzando ulteriormente la situazione regionale.

Richiesta di liberazione

Intanto, il comitato istituito 377 giorni fa dalle famiglie delle persone rapite da Hamas, chiede al Governo di riportare indietro il proprio popolo. In un comunicato ufficiale, hanno invitato Netanyahu a portare sul tavolo una proposta che costringerebbe Hamas, dopo la morte di Sinwar, a restituire i 101 ostaggi ancora vivi o morti nell’enclave palestinese e un accordo di cessate il fuoco nell’area, per evitare che vengano uccisi.

Hamas ha chiarito che gli ostaggi detenuti nella Striscia di Gaza non saranno rilasciati fino a quando Israele non porrà fine alla sua offensiva, nonostante la morte del suo leader Yahya Sinwar, descritta come un duro colpo per il movimento islamista palestinese. Previsione errata dato che il gruppo miliziano ha affermato che, in realtà, la sua morte avrebbe “rafforzato” il movimento. La sua ala militare ha sottolineato che la battaglia continuerà “fino alla liberazione della Palestina”, mentre l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ha chiesto “l’unità” delle fazioni palestinesi.

I leader occidentali speravano che avrebbe spianato la strada a un cessate il fuoco

Il presidente Usa, Joe Biden, ha visto l’opportunità di trovare una «strada per la pace» nel vicino Oriente e un «futuro migliore a Gaza senza Hamas».

«La morte di Sinwar rende la pace in Medio Oriente “più facile”», ha sostenuto il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump.

In una dichiarazione congiunta i leader di Francia, Germania, Uk e Usa hanno sottolineato “l’urgente necessità di restituire gli ostaggi alle loro famiglie, fermare la guerra a Gaza e garantire che gli aiuti umanitari raggiungano i civili”.

Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha espresso le sue “condoglianze” per il “martirio di Yahya Sinwar” ai funzionari di Hamas ricevuti a Istanbul.

Metodi alternativi

Durante l’attacco del 7 ottobre 2023, che ha ucciso 1.206 persone, per lo più civili, secondo un conteggio dell’AFP basato su dati ufficiali, Hamas ha preso 251 ostaggi. Di questi, 97 sono ancora detenuti a Gaza, e 34 sono presumibilmente morti.

Dieci milioni di dollari per riportare gli ostaggi nelle loro case: uomini d’affari israeliani offrono una ricompensa per convincere i residenti della Striscia di Gaza per liberare le decine di persone detenute nell’enclave palestinese da più di un anno.

Per esempio l’ex presidente e amministratore delegato di SodaStream, Daniel Birnbaum, ha rivelato all’AFP di aver ricevuto centinaia di telefonate dopo aver annunciato su X che avrebbe offerto 100.000 dollari a «chiunque a Gaza consegni vivo un ostaggio Piano egizianoisraeliano». La sua proposta è valida fino a oggi, mercoledì 23 Ottobre 2024, a mezzanotte. Inoltre ha aggiunto che i palestinesi che hanno chiamato «erano più interessati a uscire (da Gaza, ndr) che ai soldi. Con così tanti ostaggi per i palestinesi è impossibile tenere per sé le informazioni su dove sono detenuti. Birnbaum continua sottolineando e assicurando che erano indirizzate sia agli abitanti di Gaza che ai non residenti della Città. Sicuramente ci sono civili che dicono “basta” e che vogliono avere una vita normale. Non mi aspetto di essere in grado di riportare indietro tutti, ma sarò felice se riusciremo anche con un solo ostaggio».

Birnbaum ha anche confessato di «non aver chiesto il permesso» al Governo israeliano. «I soldi devono arrivare dal settore privato, vedremo se funziona. In ogni caso, quello che abbiamo tentato finora non ha prodotto risultati».

Situazione libanese

Intanto in Libano l’esercito israeliano ha preso di mira alcuni caveau sotterranei di Hezbollah che hanno rivelato la pista del denaro e il “banchiere” del gruppo. «L’aviazione ha effettuato una serie di attacchi di precisione contro gli interessi finanziari di Hezbollah», ha dichiarato il portavoce dell’esercito, il vice ammiraglio Daniel Hagari. «Uno dei nostri obiettivi primari la scorsa notte era un caveau contenente decine di milioni di dollari in oro e monete. Denaro utilizzato per finanziare gli attacchi di Hezbollah contro Israele», non ha però specificato dove si trovasse esattamente il caveau.

Il portavoce dell’Idf ha poi rivelato i dettagli di un secondo nascondiglio, molto più grande, che ha chiarito non essere ancora stato preso di mira e che era strettamente monitorato dall’esercito israeliano. «Centinaia di milioni di dollari si trovano proprio sotto l’ospedale del Sahel, nel cuore di Beirut. I due edifici a sinistra e a destra fungono da ingresso e uscita. La cripta sotterranea contiene stanze, letti e infrastrutture per l’alloggio e persino per la battaglia. Chiediamo al Governo e alle autorità libanesi di non permettere a Hezbollah di utilizzare questo denaro per atti terroristici. Non andremo direttamente in ospedale. Non siamo in guerra con il popolo libanese».

Durante la conferenza stampa Hagari ha descritto il flusso di denaro, accusando l’Iran di trasferire le ingenti somme e descrivendo i modi in cui il gruppo terroristico finanzia le attività, chiarendo che Israele continuerà a reprimerle. Inoltre ha persino nominato Mohammed Zafar Kasir come “banchiere” di Hezbollah. L’esercito israeliano ha avvertito che nelle prossime ore seguiranno ulteriori attacchi. «Continueremo (…) per colpire obiettivi Hezbollah ovunque in Libano, come Beirut e Dahie», ha affermato Hagari, riferendosi alla periferia meridionale della Capitale libanese, vista come una roccaforte del gruppo.

 

George Labrinopoulos

Foto © Responsible Statecraft, Intelligence Online, Responsible Statecraft, Onu Italia

Articolo precedenteSalute, le liste d’attesa continuano ad essere infinite
Articolo successivoOnu: un bilancio in chiaroscuro di 79 anni di storia
George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui