Presentato il rapporto civico sulla salute di Cittadinanzattiva: “un fermo immagine che stentiamo a superare”
I tempi per prenotare una visita o un esame si allungano sempre di più. È questo ciò che emerge dall’annuale rapporto civico sulla salute presentato da Cittadinanzattiva su 24.043 segnalazioni dei cittadini nel 2023 (in crescita di 9971 rispetto all’anno precedente), quasi una su tre – il 32,4%, +2,8% rispetto al 2022 e +8,6 rispetto al 2021 – fa riferimento al mancato accesso alle prestazioni.
«Dal report di Cittadinanzattiva emerge una fotografia sofferente del Ssn (Sistema sanitario nazionale, ndr). Noi abbiamo un atteggiamento rigoroso e chiediamo uno sforzo per invertire la rotta, ma al centro va rimesso il cittadino», dichiara il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel suo intervento alla presentazione. «Dobbiamo migliorare e avere più soldi per il Ssn, ma serve anche la tracciabilità delle risorse, serve un sistema più efficiente e tappare un serbatoio pieno di buchi che sono anche l’incapacità organizzativa. Alcune Regioni per le liste d’attesa non hanno speso neanche i soldi messi dal precedente Governo e da questo».
Il Rapporto integra diverse fonti di informazione:
- civica, cioè quella fornita dalle segnalazioni spontanee dei cittadini raccolte dagli sportelli di tutela di Cittadinanzattiva sul territorio;
- quelle che provengono da monitoraggi, indagini e analisi dell’organizzazione su singole tematiche;
- fonti derivanti da studi e analisi prodotti da soggetti del mondo istituzionale, accademico o della ricerca.
Liste d’attesa
Le principali problematiche di accesso alle prestazioni (32,4% delle 24.043 segnalazioni) sono determinate soprattutto da: liste d’attesa bloccate (31,1%), lunghe attese o
difficoltà a contattare il Cup/Programmare visite (complessivamente il 20%). Alcuni dei tempi massimi segnalati dai cittadini indicano: 468 giorni per una prima visita oculistica in classe P (programmabile, da eseguire entro 120 giorni); 480 per un controllo oncologico in classe non determinata; 300 per una visita oculistica di controllo in classe B (breve da erogare entro 10 gg); 526 giorni per un ecodoppler tronchi sovra-aortici in classe P (programmabile, da erogare entro 120 gg); 437 giorni per un intervento di protesi d’anca in classe D (entro 12 mesi), 159 giorni per un intervento per tumore alla prostata in classe B (entro 30 gg).
Rinuncia alle cure
Nel 2023 il 7,6% dei cittadini ha rinunciato alle cure (+0,6% rispetto al 2022) e il 4,5% lo fa per le lunghe liste di attesa (era il 2,8% nel 2022). La quota è pari al 9,0% tra le donne e al 6,2% tra gli uomini. Sul territorio, l’incremento, rispetto all’anno precedente, si concentra soprattutto al Centro (dal 7,0% all’8,8%) e al Sud (dal 6,2% al 7,3%) mentre il Nord con 7,1% mantiene lo stesso livello del 2022.
A conferma del fenomeno il decremento sul numero totale delle prestazioni erogate nel corso del 2023: quello medio è dell’8% rispetto all’anno precedente. È minimo lo scarto in Lombardia e in Toscana (-2%), seguite dall’Emilia Romagna (-3%), ma in ben 14 Regioni le percentuali superano la media nazionale con picchi di -25% in Sardegna, -27% e -28% in Valle d’Aosta e nella provincia di Bolzano. È soprattutto sul fronte delle prime visite che i sistemi regionali arrancano: queste sono diminuite mediamente del 10%.
Prime difficoltà
Secondo Cittadinanzattiva “le segnalazioni dei cittadini nell’ambito delle cure primarie (14,2% delle 24.043 totali) ci raccontano di difficoltà con il proprio medico di famiglia
o pediatra di libera scelta (47,1%), a causa dello scarso tempo a disposizione o di un deficit nelle informazioni che vengono fornite ai cittadini. Ricorrono le segnalazioni di chi non riceve un appuntamento in tempi ritenuti “congrui” oppure lamenta visite troppo brevi nelle quali non riesce a riferire tutti i propri problemi al medico. Mentre le criticità relative all’assistenza sanitaria di prossimità (11,1% delle 24.043 segnalazioni complessive) riguardano principalmente le strutture presenti sul territorio che dovrebbero attivarsi per una presa in carico integrata dei pazienti”.
Pronto soccorso
Un’altra area particolarmente critica è quella dell’assistenza ospedaliera che quest’anno si classifica al terzo posto per percentuale di segnalazioni (13,3% delle 24.043 totali). In questo ambito le difficoltà riguardano in larghissima misura l’Emergenza-Urgenza e i Pronto Soccorso (82,1%). “In particolare i cittadini” – rivela Cittadinanzattiva – “segnalano lunghe attese in chiamata prima di entrare in contatto con l’operatore, sovraffollamento nei Pronto Soccorso, lunghe ore d’attesa, disorganizzazione nella gestione delle priorità e carenza di personale. È evidente che per quest’ultima, il ritardo nell’impiego dei fondi del Pmrr e la pandemia appena conclusa, hanno ridotto quasi al collasso un settore già di per sé molto critico”.
I dati ufficiali confermano che in questa area mancano oltre 4.500 medici e circa 10.000 infermieri, per contro il trend di accesso dei cittadini ai Pronto soccorso è di nuovo in aumento dopo il calo determinato dalla pandemia. La media di attesa è di 111 minuti per i codici bianchi e 147 per i codici verdi. Faticano a contenere i tempi di permanenza al PS Regioni come la Sardegna (184 minuti) e l’Abruzzo (162 minuti ) per i codici verdi.Sempre Abruzzo (126) e Friuli Venezia Giulia (128) per i codici bianchi. Molti cittadini, inoltre, non raggiungono un servizio di emergenza urgenza entro 30 minuti: si parla del 5,8% della popolazione, ossia circa 3,4 milioni di abitanti.
Prevenzione
Anche l’ambito della prevenzione raccoglie l’8,6% delle 24.043 segnalazioni. Dai dati emerge che “in particolare i cittadini lamentano informazioni mancanti, incomplete e
contraddittorie relative alle vaccinazioni anti Covid (35,5%); informazioni non accessibili e /o incomplete o incongruenti, difficoltà a prenotare o disorganizzazione nei centri vaccinali per le vaccinazioni ordinarie (33,1%); difficoltà relative alla mancata lettera di invito dalla Asl o impossibilità di prenotare autonomamente gli screening oncologici (31,4% e nello specifico: 15,2% per quello mammografico, 8,4% per il colon retto, 7,8% per la cervice uterina)”.
Ad esempio per quanto riguarda gli screening oncologici, nel 2023 le adesioni ai programmi organizzati gratuiti non sono ottimali, soprattutto persiste una netta differenza fra il Nord e il Sud. Il 55% delle donne target aderisce allo screening mammografico, con una variazione di 15 punti percentuali tra Nord e Sud-Isole. Le Regioni con migliore adesione sono Trento con 78,8%, Veneto con 76,7%, Basilicata 72,8%. Quelle con più bassa adesione sono Calabria 16,4%, Molise 32,8%, Campania 33,6%.
Emerge distintamente e ovunque il problema della poca adesione a tutti i programmi di screening organizzati da parte della popolazione migrante, per bassa percentuale sia di invii degli inviti da parte delle Asl sia di successiva adesione agli stessi.
Ginevra Larosa
Foto © VoceAlta, Centro Medico Miranda, ACOP, Il Fatto Quotidiano













