Secondo l’Unicef i dispersi nel 2024 sono più di 2.200, con quasi 1.700 vite perse solo sulla rotta del Mediterraneo centrale
L’anno del Giubileo non inizia bene sul versante immigrazione. In due giorni già troppi naufragi. Tante le persone che decidono di allontanarsi dal proprio Paese di origine per sfuggire ai conflitti.
Almeno trenta morti
Oggi (2 gennaio 2025) a largo della Tunisia le autorità hanno recuperato davanti alle coste di Kerkennah i corpi di 27 migranti di diverse nazionalità che volevano raggiungere le coste italiane, e ne hanno tratti in salvo 83. Lo ha reso noto il direttore regionale della Protezione civile di Sfax, Zied Sdiri, che ha precisato che cinque delle persone soccorse sono state portate all’ospedale regionale Slim Hadri. «L’intervento di soccorso di unità della Guardia nazionale e della Protezione civile è avvenuto a tre miglia nautiche al largo delle Isole Kerkennah. Il numero totale dei migranti era di 110 a bordo di due imbarcazioni, una si è capovolta, l’altra è colata a picco». Ancora non è nota la dinamica dell’affondamento dell’imbarcazione.
La storia
Ieri un’altra piccola imbarcazione partita dalla Libia aveva quasi toccato terra a Lampedusa, ma poi si è capovolta ed è naufragata. La Guardia di Finanza è riuscita a
salvare solo sette persone, tra loro un bambino di otto anni. Altri venti migranti risultano dispersi. Tra loro, cinque donne compresa la mamma del piccolo e tre bambini. Il bimbo si è salvato perché un parente che era accanto a lui è riuscito a tenerlo stretto al momento del naufragio e nelle acque gelide. Madre e figlio si erano imbarcati per raggiungere il padre che vive e lavora in Germania.
Grazie alla Croce Rossa il bambino ha potuto fare una videochiamata al papà. Una telefonata toccante racconta chi era presente. Il bimbo ha trascorso la notte all’hotspot di Lampedusa con il parente e domani verrà trasferito. Intanto le motovedette della Guardia Costiera hanno perlustrato a lungo l’area alla ricerca di altri dispersi che però non sono stati trovati.
Sempre ieri un’altra piccola imbarcazione è naufragata in acque internazionali davanti alla Tunisia. Un bambino di 5 anni e un adulto sono morti e altre 17 persone sono state tratte in salvo dalla Guardia Costiera tunisina che ha arrestato quattro persone, sospettate di far parte di un’organizzazione criminale che traffica esseri umani.
In fuga
«Le vittime e i dispersi nel 2024 sono più di 2.200, con quasi 1.700 vite perse solo sulla rotta del Mediterraneo centrale. E tra loro ci sono centinaia di bambine, bambini e adolescenti». Sono queste le parole che Regina De Dominicis, direttrice dell’Ufficio regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia centrale e coordinatrice speciale per la risposta ai rifugiati e ai migranti in Europa utilizza per descrivere la drammatica situazione.
«Una persona ogni cinque di tutte quelle che migrano attraverso il Mediterraneo sono
minorenni. La maggior parte di loro fugge da conflitti violenti e dalla povertà», ricorda De Dominicis, che a nome dell’Unicef chiede ai Governi di utilizzare il Patto sulla migrazione e l’asilo per dare priorità alla salvaguardia dei minori. «Ciò include la garanzia di percorsi sicuri e legali per la protezione e il ricongiungimento familiare, nonché operazioni coordinate di ricerca e salvataggio, sbarchi sicuri, accoglienza su base comunitaria e accesso ai servizi di asilo».
L’Unicef sollecita anche maggiori investimenti nei servizi essenziali per i bambini e le famiglie che arrivano attraverso rotte migratorie pericolose, tra cui quello psicosociale, l’assistenza legale e sanitaria e l’istruzione. «I Governi devono affrontare le cause profonde della migrazione e sostenere l’integrazione delle famiglie nelle comunità ospitanti, assicurando che i diritti dei bambini siano protetti in ogni fase del loro viaggio».
In Italia
Nel 2024, secondo i dati del Dipartimento di pubblica sicurezza, i migranti che sono sbarcati sulle coste della Penisola – stando a quanto da loro dichiarato al momento dell’arrivo – sono 13.779 dal Bagladesh, 12.504 dalla Siria, 7.677 dalla Tunisia. Seguono Egitto, Guinea, Pakistan e Sudan. Ultimo posto il Gambia con 1.618 sbarchi, per un totale di 66.317 arrivi nel 2024 rispetto ai 157.651 totali del 2023. I minori non accompagnati sono stati 8024 nel 2024, mentre nell’anno precedente se ne sono registrati 18.820.
Patto sulla migrazione
Si tratta di un insieme di norme per la gestione della migrazione che istituiscono un sistema comune di asilo a livello dell’Ue. Con regole rigorose ma eque, è concepito per gestire e normalizzare la migrazione a lungo termine, offrendo ai Paesi membri la flessibilità necessaria per affrontare le sfide specifiche cui devono far fronte e alle persone che necessitano protezione le necessarie garanzie.
Il 10 aprile 2024 il Parlamento europeo ha votato a favore delle nuove norme in materia di migrazione, che sono poi state adottate formalmente dal Consiglio dell’Ue il 14 maggio 2024. L’Unione europea sarà così in grado di affrontare questioni complesse con determinazione e ingegno. Potrà contare su frontiere esterne forti e sicure, i diritti delle persone saranno garantiti e nessun Paese sarà lasciato solo a gestire situazioni di pressione.
I quattro pilastri
- Frontiere esterne sicure.
- Accertamenti rigorosi: coloro che non soddisfano le condizioni per entrare nell’Unione europea saranno registrati e sottoposti a controlli di identità, sicurezza e salute.
- Banca dati Eurodac sull’asilo e la migrazione: il regolamento in questione trasforma la banca dati esistente in una in grado di garantire un’identificazione chiara di chiunque entri nell’Ue come richiedente asilo o migrante irregolare.
- Procedura di frontiera e rimpatri: si applicherà ai richiedenti asilo che probabilmente non necessitano di protezione, che inducono in errore le autorità o che costituiscono un rischio per la sicurezza. A coloro che non possono beneficiare della protezione internazionale sarà applicata una procedura di rimpatrio efficiente con sostegno alla reintegrazione.
Sostegno
Il nuovo Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione di fatto non modifica il
principio cardine del regolamento di Dublino: un migrante, cioè, può chiedere asilo solo al primo Paese dell’Unione europea in cui arriva. Ci saranno però più deroghe: ricongiungimenti familiari, conoscenza della lingua o ottenimento di un titolo di studio in un paese, consentono di presentare a quel paese la propria domanda. La responsabilità dello Stato di primo ingresso durerà 20 mesi, 12 per le persone salvate in mare.
Inoltre, il regolamento stabilisce un meccanismo di “solidarietà obbligatoria” da attivare in caso uno o più Stati membri si trovino sotto pressione. Gli altri possono contribuire ad alleviarla in due modi: ricollocando un certo numero di richiedenti asilo sul proprio territorio, oppure pagando un contributo in denaro per finanziare mezzi e procedure di accoglienza nel Paese sotto pressione.
I finanziamenti possono anche essere indirizzati a misure relative alla gestione dei flussi dei migranti nei Paesi extra-europei. In totale il cosiddetto solidarity pool, prevede un minimo di 30mila ricollocamenti e 600 milioni di finanziamenti all’anno, di cui beneficeranno le Nazioni soggette a maggiore pressione migratoria. Gli altri potranno scegliere uno dei due modi per fare la propria parte: significa che ogni ricollocamento potrà essere “sostituito” con un contributo di 20mila euro. Il calcolo della parte che spetta a ciascun Paese in termini di ricollocamenti o finanziamenti tiene conto di due fattori: popolazione e prodotto interno lordo.
Ginevra Larosa
Foto © Asharq Al-Awsat, Africa News, Unicef, InfoMigrants













