A sottolinearlo è la rivista europea Politico, che ha incoronato il premier italiano come “la persona più influente in Europa”
Il 2025 si apre sotto i migliori auspici per Giorgia Meloni, sul fronte interno e sul fronte internazionale. La premier italiana ha consolidato in due anni un’autorevolezza che pochi leader europei possono vantare, tanto da rendere difficile immaginare l’emergere di una figura altrettanto influente nel panorama politico continentale.
Questo non può che essere motivo di orgoglio per l’Italia, che finalmente vede un suo premier non relegato al ruolo di comprimario rispetto ai leader di Francia e Germania. Al contrario, Meloni è riuscita a ribaltare un copione che, per troppo tempo, ha visto il Paese in una posizione di subalternità. Non solo ha rappresentato con forza gli interessi italiani, ma ha saputo giocare un ruolo da protagonista nelle principali questioni europee, costruendo alleanze strategiche e consolidando una visione che ha trovato riscontri concreti nei consessi internazionali. Il suo approccio pragmatico e deciso, unito alla capacità di negoziare senza cedere sulle priorità nazionali, ha segnato un netto cambio di passo rispetto al passato.
Una ghiotta occasione
Questo nuovo equilibrio non è frutto del caso, ma della determinazione con cui Meloni ha affrontato i grandi temi, dall’energia alla gestione dei fondi comunitari, fino al delicato
scenario geopolitico. L’Italia, sotto la sua guida, è tornata a far sentire la propria voce ed è diventata un interlocutore imprescindibile, capace di incidere sulle decisioni che contano. Il 2025 rappresenta un’occasione unica per continuare su questa strada e consolidare ulteriormente il ruolo in Europa e nel Mondo. La sua leadership dimostra che il Paese, quando guidato con autorevolezza e visione, può aspirare non solo a essere alla pari con i grandi attori europei, ma anche a dettare l’agenda politica internazionale. Per l’Italia, è un momento di riscatto e di rilancio, un’occasione per dimostrare che un ruolo di primo piano non è solo possibile, ma meritato.
Cosi il 2024 si chiude con un riconoscimento internazionale che conferma il ruolo centrale di Giorgia Meloni nel panorama politico globale. A sottolinearlo è l’autorevole rivista europea Politico, che ha incoronato il premier italiano come “la persona più influente in Europa. La leader del partito di Fratelli d’Italia è passata dall’essere liquidata come una ultranazionalista all’essere eletta primo ministro d’Italia, affermandosi come una figura con cui Bruxelles, e ora Washington, possono fare politica insieme”.
Dopo anni in cui la politica italiana era percepita come instabile e poco affidabile, il premier ha lavorato per costruire ponti con le istituzioni europee e i partner transatlantici, combinando fermezza ideologica e pragmatismo strategico. Il risultato è un’Italia che torna a essere protagonista nelle dinamiche dell’Unione europea e del Mondo occidentale.
Relazioni rafforzate
Il riconoscimento di Politico arriva in un momento in cui il ruolo internazionale di Giorgia Meloni si consolida. La descrizione come una figura chiave per Elon Musk e,
potenzialmente, per l’amministrazione Trump con il suo ritorno alla Casa Bianca, non è casuale. È riuscita a dialogare con leader globali su temi cruciali come l’energia, la sicurezza e la tecnologia, dimostrando capacità negoziali che hanno sorpreso anche i suoi detrattori. Le sue relazioni con Washington si sono rafforzate, così come la sua posizione in Europa, dove è riuscita a ottenere rispetto pur mantenendo una linea politica che non rinuncia alla sua identità conservatrice.
Tuttavia, il riconoscimento della leadership italiana non è privo di sfide. Meloni deve bilanciare la pressione interna, dove le opposizioni contestano le sue scelte, con le aspettative crescenti sul fronte internazionale. La crescente influenza sulla scena internazionale comporta anche responsabilità più grandi, sia per affrontare le crisi globali sia per consolidare il posizionamento dell’Italia come attore di primo piano.
Il futuro
Come scrive Politico, “il numero da chiamare è quello di Giorgia Meloni”. Una frase che sintetizza il cambiamento epocale di cui è stata protagonista, trasformando la percezione dell’Italia nel Mondo e ribaltando gli stereotipi sul suo partito e sulla sua figura politica. Resta ora da vedere come questa influenza si tradurrà in azioni concrete per il futuro del Paese e dell’Europa.
Ma prima di Politico, altri giornali come New York Times, Financial Times, Economist, Le Figaro, Le Monde, The Times, solo per citarne alcuni, erano stati altrettanto benevoli con la Meloni e la sua postura in politica estera. L’estrema debolezza di Macron e Scholz (per non parlare dello spagnolo Sanchez) hanno certamente favorito in questo il premier italiano, che può invece contare su una maggioranza stabilità e un Governo tra i più solidi in Europa.
Ha saputo consolidare la sua leadership internazionale con un mix di scelte strategiche e una postura politica che ha sorpreso e spiazzato molti. Grazie anche ai consigli del fidato sottosegretario, Giovanbattista Fazzolari, Meloni ha mostrato una capacità di manovra che l’ha resa protagonista su scala globale.
La sua chiara adesione all’atlantismo e l’ancoraggio saldo all’europeismo hanno ribaltato le previsioni di isolamento internazionale avanzate dai leader dell’opposizione, come Elly Schlein e Giuseppe Conte. Mai previsione, forse, si è rivelata più lontana dalla realtà. Meloni non si è limitata a seguire il flusso, ma ha saputo tenere il punto su questioni che avrebbero potuto metterla sotto pressione, dimostrando fermezza e capacità negoziale.
Un azzardo fruttuoso
Uno degli esempi più significativi è rappresentato dalla nomina di Raffaele Fitto come vicepresidente esecutivo della Commissione europea. Questa scelta, che ha comportato lunghe e delicate trattative, si è rivelata un vero capolavoro diplomatico. Fitto non solo ha ottenuto un portafoglio di primaria importanza, ma gestisce risorse pari a 100 miliardi di euro, collocandosi tra le figure centrali della nuova Commissione. La sua posizione rafforza il peso politico dell’Italia, smentendo chi riteneva che il Paese fosse destinato a un ruolo marginale.
La nomina dell’ottimo Raffaele Fitto alla commissione, infatti, rappresenta forse l’acme della parabola in politica estera di Meloni ed esalta la sua grande abilità diplomatica
(favorita occorre dirlo anche dalla considerazione che in Europa si è guadagnato Fitto, che è stato da subito voluto dalla Von der Leyen, e difeso a spada tratta dai popolari europei di Weber). La sua astensione in Consiglio a luglio e il voto contrario dei suoi in Parlamento, in occasione del voto per la presidente, erano sembrati ai più come un azzardo assai rischioso. Altri leader europei, invece, si trovano in difficoltà. È il caso di Ribera, il cui ruolo è stato compromesso dalla gestione disastrosa della tragedia di Valencia, che ne ha indebolito la posizione in patria. Questo confronto mette ulteriormente in luce la solidità della strategia italiana.
Un ruolo in crescita
Sulla guerra in Ucraina, la posizione della il premier italiana resta saldamente ancorata al sostegno a Kiev, ma con una strategia che non esclude la possibilità di inserirsi in una futura trattativa internazionale, soprattutto se promossa dal nuovo presidente degli Stati Uniti. Questa prospettiva potrebbe offrire all’Italia l’opportunità di svolgere un ruolo di primo piano al tavolo negoziale in rappresentanza dell’Europa.
Non manca chi ipotizza che, dopo la lunga era di Angela Merkel, un’altra donna potrebbe emergere come figura chiave della leadership europea. Giorgia Meloni, con il suo approccio pragmatico e la capacità di rappresentare l’Italia con autorevolezza nelle dinamiche internazionali, sembra sempre più candidata a raccogliere l’eredità politica di quella che per oltre un decennio è stata considerata la leader indiscussa del Continente.
Ora il 2025 vedrà l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, cosa che probabilmente renderà Meloni ancora più forte in Europa, anche per il suo rapporto privilegiato con Elon Musk, consigliere del neo presidente americano. Il suo ruolo sembra per forza di cose destinato a crescere, considerando anche come in Germania è probabile una vittoria della Cdu, che aumenterà il peso dei partiti di centro destra ai Governi europei. La sua politica sui migranti, che per molti, Von der leyen in testa, è considerata un modello cui ispirarsi non potrà che seguire ancora di più la linea degli accordi con Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori di irregolari.
George Labrinopoulos
Foto © Italia Informa, Governo, Today, Facebook













