L’intelligenza artificiale entra in sala operatoria

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Oggi in neurochirurgia le équipe mediche possono contare su una maggiore certezza anatomica con il supporto visivo live

Il National Hospital for Neurology and Neurosurgery (NHNN) di Londra, che fa parte del prestigioso trust universitario della Capitale britannica, ha eseguito un delicatissimo intervento al cervello con il supporto, in tempo reale, dato da un’intelligenza artificiale ad altissima risoluzione matematica (detta anche avanzata). Il 27 agosto scorso è emersa la notizia dell’operazione, avvenuta in realtà a maggio e tenuta riservata per consentire il pieno recupero del paziente quarantottenne.

Un evento che segna un punto di svolta per l’impiego di questa tecnologia in sala operatoria, fino a oggi utilizzata esclusivamente come strumento di ricerca. La vera novità è ora infatti la sua applicazione pratica e in diretta, live, al fianco dell’équipe chirurgica.

L’adenoma ipofisario asportato, un tumore benigno di 11 millimetri localizzato alla base del cranio, in uno spazio di manovra microscopico, stava progressivamente schiacciando i nervi ottici del paziente, minacciando di renderlo cieco. Per questo motivo i chirurghi hanno adottato per l’operazione una tecnica mininvasiva inserendo un endoscopio, una sottile sonda provvista di luce e telecamera, direttamente attraverso le cavità nasali del paziente, senza il rischio di dover toccare o danneggiare in alcun modo le aree cerebrali circostanti.

Durante l’operazione chirurgica l’intelligenza artificiale ha agito come un assistente visivo analizzando istante per istante le riprese della telecamera endoscopica mappando e colorando le aree critiche alla base del cervello.Questo ha aiutato i medici a meglio identificare e visualizzare le strutture più piccole e delicate, come i vasi sanguigni e i nervi, fornendo una guida visiva immediata e ad altissima definizione per compiere ogni scelta con la massima accuratezza. Sappiamo bene che in interventi del genere, un solo millimetro può fare la differenza tra la salvaguardia del paziente e danni irreparabili, come la cecità, un ictus o perfino la morte.

La precisione dei chirurghi sposa l’elaborazione dati in diretta

Il successo di questo intervento non è dunque dato affatto da un’AI ma da un personale medico che ha ben usato uno strumento avanzatissimo per proteggere la vita del paziente. Fino a oggi, infatti la tecnologia in sala operatoria si è basata su un modello “statico” in cui i medici consultano immagini tridimensionali, come tac o risonanze magnetiche fatte nei giorni precedenti l’operazione, ora invece questo nuovo sistema introduce una dinamicità assoluta elaborando un flusso video in diretta alla velocità di ben 25 fotogrammi al secondo, e analizzando le immagini istante per istante.

Si capisce bene che un’immagine fedele alla realtà del momento e un dato costantemente aggiornato su un tessuto vivo potenzi le capacità nelle mani del team chirurgico umano dimostrando che il vero progresso tecnologico risiede nella perfetta collaborazione tra la precisione del calcolo matematico, l’algoritmo, e l’esperienza di un professionista preparato. Questi sistemi, la cosiddetta intelligenza artificiale, non nascono quindi per “sostituire” l’uomo, o come in questo caso i dottori, ma per supportarli e assisterli proprio come accade da sempre nell’evoluzione degli strumenti che si usano in chirurgia, come ad esempio un endoscopio o un microscopio, e che permettono semplicemente di vedere meglio laddove l’occhio umano non arriva.

La vera intelligenza resta una facoltà solo umana

L’evoluzione della tecnologia applicata alla medicina ci pone davanti a una riflessione fondamentale che non è solo scientifica, ma prima di tutto linguistica e poi filosofica. Sentiamo spesso parlare di intelligenza artificiale, ora anche in sala operatoria, un’espressione certamente di grande impatto mediatico che tuttavia distorce la realtà di ciò che accade davvero tra le mura di un reparto di neurochirurgia. Ricordando che la parola intelligenza, nella sua radice più profonda, deriva dal latino intus-legere ovvero “leggere dentro”, ci rendiamo subito conto che la vera intelligenza implica il “leggere dentro le cose” e si tratta di una facoltà esclusivamente umana.

Solo l’essere umano possiede la capacità di penetrare le cose nel loro significato, di comprenderne il contesto, avere coscienza, applicare un pensiero critico tridimensionale, provare empatia e discernere le situazioni. Una macchina o un software governato da un algoritmo, per quanto avanzato possa essere, non fa nulla di tutto questo, non “capisce” il significato di ciò che “vede”, sono solo numeri, calcoli di probabilità, statistiche e pixel.

Oltre l’errore logico dell’ia

Di conseguenza, l’attribbuizione dell’aggettivo “intelligente” a un insieme di circuiti, algoritmi e calcoli statistici è un errore logico concettuale cui da anni siamo costantemente sottoposti. Non siamo di fronte a nessuna entità pensante, ma a un insieme di circuiti e codici, uno strumento sofisticato quanto si vuole ma pur sempre uno strumento. Un software che non supporta né prende decisioni, si limita a fare calcoli, pur enormi e velocissimi, elaborando informazioni e mostrando dati visivi in tempo reale su uno schermo.

Durante il delicato intervento in questione al cervello, ad esempio, l’algoritmo evidenziava determinate area di una struttura anatomica complessa basandosi su immagini precedentemente apprese e agiva su precisa richiesta del chirurgo restituendo una mappa dove è il medico a stabilire la rotta. Il software si limitava infatti a colorare o a evidenziare ad alta precisione una porzione di schermo in base a un calcolo matematico, una mappa visiva avanzata, un dato grezzo insomma ma la decisione clinica, la responsabilità e l’atto pratico restano e sono al 100% un processo mentale e cognitivo dell’essere umano. Un po’ come chiedere la strada al navigatore, mostra strade, opzioni di percorso a seconda del tempo e del traffico ma siamo noi a guidare la vettura e a decidere (il come e il quando).

La sapiente ricetta umana dietro a ogni traguardo

Bisogna forse smettere di disquisire sulla bontà o meno della ormai famosa intelligenza artificiale. Come altre rivoluzioni tecnologiche precedenti è in realtà uno strumento di supporto e non un cervello per automi senzienti. Indubbiamente c’è chi potrà portarla anche a quel livello ma in questi specifici casi stiamo parlando di casi limite che hanno una risonanza enorme solo per l’appeal che possono avere sul pubblico generale.

L’intelligenza artificiale trova applicazione da anni in molti campi che le persone nemmeno immaginano, spesso perché considerati privi di risalto mediatico. Ma tra quello che emerge e viene reso noto e quello che realmente esiste c’è spesso la stessa differenza che passa tra la parte visibile di un iceberg e quella nascosta, immensa e immersa, sotto il livello del mare. Sarà probabilmente il mix accorto e ben ideato tra tutte le possibilità offerte da questa tecnologia a dare i risultati migliori, proprio come succede semplicemente in cucina. Quanti ingredienti nuovi abbiamo visto apparire con grande esaltazione pubblica, senza poi poterli apprezzare se non attraverso la creazione sapiente di una ricercata ricetta. L’algoritmo crea così gli ingredienti e i software innovativi li rendono disponibili ma il risultato veramente esaltante resterà sempre a cura di uno chef, ovviamente umano.

 

Adamo De Palma

Foto © asterhospitals.ae, theguardian.com, fiercehealthcare, livescience.com.

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