Sciopero magistrati, Anm: «A difesa della Costituzione»

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Flash mob e proteste in tutta Italia. Ma non tutti i magistrati la pensano allo stesso modo. Mentre il capo dello Stato prova a mediare

Lo sciopero dei magistrati contro la riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere «non è contro qualcuno ma a difesa di una serie di principi della Costituzione in cui fermamente crediamo e che sono fondamentali per i cittadini». A dichiararlo è il presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), Cesare Parodi, secondo il quale lo stop della categoria «è tutto fuorché una difesa di casta. Noi non difendiamo nessun privilegio». La mobilitazione era stata indetta nel mese di dicembre dall’Anm, e il nuovo presidente appena eletto lo ha confermato nell’assumere l’incarico. Eventi organizzati in tutti i distretti, aperti alla società civile.

«Che ci possa essere in prospettiva una mutazione genetica del pubblico ministero, che il pm possa essere condizionato dai poteri forti è un rischio concreto. E questo sarebbe l’aspetto più negativo per i cittadini comuni», ha spiegato Cesare Parodi commentando le ragioni dello sciopero. «Temiamo la rivisitazione del ruolo del pm che oggi è una grande garanzia per tutti i cittadini, libero di verificare i fatti a 360 gradi. Rinunciare a questa garanzia sarebbe molto grave». Inoltre, ha aggiunto che l’obiettivo è difendere «i principi sanciti dalla Costituzione in cui fermamente crediamo. Mi ferisce quando sento parlare da alcuni di questa protesta come una difesa di casta e di privilegi. Se fosse così la maggior parte di noi non sarebbe qui».

Flash mob alla Cassazione

Flash mob dei magistrati sulla scalinata della Suprema Corte di Cassazione, in piazza Cavour a Roma, nel giorno dello sciopero nazionale indetto contro la riforma della magistratigiustizia e in particolare il progetto di separazione delle carriere. Toga sulle spalle, coccarda tricolore e con in mano una copia della Costituzione i manifestati si sono schierati sulle scale del cosiddetto Palazzaccio. Ma anche a Milano e numerose altre Città si sono svolte manifestazioni simili.

Non tutti la pensano allo stesso modo

Coccarde tricolori recapitate sulle scrivanie dei magistrati nei giorni precedenti, il manifesto politico nei verbali delle udienze e la corsa ai testimonial. Alcuni non partecipano allo sciopero perché per loro l’obiettivo delle toghe rosse è mettere sotto scacco il Governo e l’Anm punta tutto sulla partecipazione e nelle ultime settimane ha messo in atto una serie di escamotage per evitare il flop, tra cui perfino la schedatura dei “buoni” e dei “cattivi”, nonché la trovata di conteggiare tra i manifestanti anche i giudici che non vogliono perdere la giornata di paga. Giudici e pm che appartengono a quella maggioranza silenziosa, che bollano come «fascista» l’imposizione da sinistra della linea unitaria irrispettosa della libertà di scelta dei singoli, si sono sfilati dalla mobilitazione.

Tra questi Luigi Bobbio, giudice al Tribunale di Nocera Inferiore ed ex pm antimafia, già da tempo nella lista dei “cattivi”, visto il suo passato politico in Alleanza nazionale. «La mia risposta, su questa chat di magistrati del mio tribunale, alla domanda posta da un collega circa l’opportunità di aderire allo “sciopero” per interferire sulla riforma della separazione delle carriere», ha scritto il giudice Bobbio su Facebook, pubblicando lo screenshot della chat che, avvisa, «ovviamente è unica per giudici e pm», sottintendendo il binomio tra accusa e giudice «terzo».

La sua risposta è lapidaria: «Io non aderisco nemmeno se mi sparano. E la schedatura fatta con il modulo di adesione mi fa solo imbestialire di più». Il togato fa riferimento alla richiesta dell’Anm ai colleghi, di compilare un documento di adesione alla protesta, con l’anagrafica e l’ufficio di appartenenza, e inviarlo alla segreteria, per poter così schedare anche chi non partecipa alla battaglia politica.

Bobbio e Varone guidano la fronda

Di fronte al flop delle adesioni, Bobbio ha tirato fuori un altro asso nella manica: consentire alle toghe di risultare «scioperanti» ma di essere pagate comunque, sfruttando «i servizi essenziali» e le udienze con imputati detenuti. Sempre lui ha pubblicato il modulo dello magistratisciopero, con il seguente messaggio scritto di suo pugno: «Comunico che essendo impegnato in una delle attività indifferibili e urgenti previste dal codice di autoregolamentazione, sarò, comunque, in servizio». E scrive: «Sciopero… senza scioperare! Questi davvero non stanno bene. Comunque il 27 venitemi a trovare. Sarò regolarmente in udienza e vi offrirò un caffè #iononsciopero».

Neppure il pm di Roma, Gennaro Varone, è sceso in piazza per uno sciopero che ha definito «oltraggioso», come ha annunciato in un duro botta e risposta nella mailing list dell’Anm, teatro nelle ultime settimane di una divisione interna alla giurisdizione. Roma è il fulcro, con un flash mob alla Cassazione e poi un’assemblea pubblica in cui il presidente Cesare Parodi sarà affiancato dallo scrittore Gianrico Carofiglio. Ma lo show più caratteristico è andato in scena in Liguria, dove il dibattito sarà aperto dal comico Antonio Albanese. «Che ha interpretato “Cetto La Qualunque”. Ognuno sceglie i suoi simboli. Alcuni si ispirano ai grandi giuristi, altri a Cetto», ha affermato il capogruppo di FI al Senato Maurizio Gasparri. A Napoli, infine, interverrà allo sciopero delle toghe lo scrittore Maurizio De Giovanni, che sostiene che la premier Meloni è «politicamente un maschio» e ha «idee maschiliste».

Mattarella: «Csm contribuisca a serenità»

A buttare acqua sul fuoco sembra essere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che approfittando della nomina di Pietro Gaeta a procuratore capo in Cassazione, ieri ha parlato al plenum del Csm: «Questo Consiglio, nei prossimi mesi sarà impegnato anche a dare applicazione concreta alle circolari approvate durante lo scorso anno, allo scopo di garantire la completa attuazione della recente riforma ordinamentale». Quindi il capo dello Stato ha espresso il suo auspicio che suona come un monito: «Vorrei rinnovare al Consiglio l’augurio di procedere con impegno nella sua attività di così alto valore costituzionale, provvedendo con tempestività ad assumere le sue decisioni, concorrendo ad assicurare la irrinunziabile indipendenza dell’ordine giudiziario e di contribuire alla serenità della vita istituzionale».

Parole che sembrano più adatte allo sciopero dei magistrati, dette ieri ma che risuonano oggi chiarissime. Ma in un’assemblea molto partecipata dell’Anm nello stesso giorno si è ribadito: quella di oggi «non è una semplice astensione dal lavoro», ha spiegato il segretario Anm Rocco Maruotti, «ma di incontro con la cittadinanza». Spiegando poi dell’avvio del dialogo con il Governo: «Il 5 marzo siamo stati invitati a Palazzo Chigi per un incontro. È per noi un’occasione di confronto spiegare ancora una volta le nostre ragioni rispetto alle obiezioni che poniamo sulla riforma e per far capire meglio che non siamo nemici della Nazione ma persone che svolgono una funzione delicata che è quella di garantire i diritti dei cittadini».

 

Ginevra Larosa

Foto © Cgil, Anm, il Gazzettino vesuviano, il Difforme

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