Cessate il fuoco a Gaza, continuano i negoziati

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Gaza

Da un’indagine interna dell’Idf emerge che l’attacco sferrato da Hamas il 7 ottobre è stato un completo fallimento della sicurezza israeliana

Sono iniziati a Il Cairo i nuovi negoziati tra Israele e Hamas sulla prossima fase del cessate il fuoco a Gaza, in vista della scadenza di sabato della prima fase della tregua. Il ministro degli Esteri, Gideon Saar, ha annunciato che una delegazione israeliana si è recata in Egitto per verificare se vi siano sufficienti punti in comune per negoziare un’estensione dell’accordo.

Il primo ministro britannico, Keir Starmer, in conferenza stampa assieme al presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca, ha sostenuto che «si deve fare tutto il possibile per garantire che il cessate il fuoco continui in modo che più ostaggi possano essere restituiti, in modo che gli aiuti, di cui c’è così disperatamente bisogno, possano essere portati. Dobbiamo permettere ai palestinesi di tornare e ricostruire le loro vite, e dobbiamo tutti supportarli nel farlo. E sì, credo che la soluzione dei due Stati sia in definitiva l’unica via per una pace duratura nella Regione».

Il presidente Usa, Donald Trump, ha affermato «penso che troveremo delle soluzioni piuttosto valide, la prima fase è quasi completata». Ha poi aggiunto che la sua amministrazione sta «lavorando duramente sul Medio Oriente, Gaza e tutti i problemi che esistono». Gli Usa hanno avuto un «enorme impatto» da quando ha assunto l’incarico a gennaio, ha sostenuto ancora il Tycoon. «Vedremo cosa succederà. Nessuno lo sa davvero, ma vedremo cosa succederà».

2 milioni di persone hanno ricevuto assistenza alimentare

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi afferma di aver compiuto progressi senza precedenti nel fornire aiuti umanitari da quando è iniziato il cessate il fuoco a Gaza il mese scorso. In una dichiarazione, ha rivelato che ammontano a circa due milioni di persone e di aver ripristinato i servizi sanitari per quasi 180.000. «Ciò riflette l’impegno dell’Unrwa nel sostenere le famiglie nella Striscia durante questa crisi umanitaria senza precedenti», ha affermato Sam Rose, direttore ad interim dell’Unrwa per gli affari di Gaza. Inoltre, l’agenzia delle Nazioni Unite ha sostenuto di aver distribuito forniture vitali, tra cui coperte, materassi e tende, a più di 500.000 persone. «Per la prima volta dall’inizio della guerra, siamo in grado di fornire aiuti e servizi su larga scala, riducendo la sofferenza di 2 milioni di persone», ha aggiunto Rose.

Indagine interna

L’attacco sferrato da Hamas il 7 ottobre del 2023 contro il sud di Israele è stato “un completo fallimento” della sicurezza israeliana. Questo quanto si legge nell’indagine interna condotta dall’esercito israeliano, secondo cui “le Idf (Forze di difesa israeliane, ndr) hanno fallito nella loro missione di proteggere le persone” e che si è trattato di “uno dei più grandi fallimenti” nella storia dell’esercito. Un’indagine frutto di decine di migliaia di ore di lavoro da parte del Comando meridionale delle Idf, che ha scoperto che circa 5.600 terroristi hanno fatto irruzione in Israele in tre ondate.

Dall’indagine è emerso che le Idf credevano, prima dell’assalto del 7 ottobre, che Hamas non rappresentasse una minaccia significativa per Israele, che non fosse interessato a una guerra su larga scala, che la sua rete di tunnel fosse stata notevolmente danneggiata e che qualsiasi minaccia transfrontaliera sarebbe stata sventata dalla recinzione di confine ad alta tecnologia. Nessuno nell’apparato di sicurezza israeliano era a conoscenza o aveva previsto gli attacchi e le forze di stanza al confine erano al livello minimo richiesto per affrontare le minacce quotidiane. L’attenzione principale all’epoca era rivolta alla minaccia rappresentata dall’Iran e da Hezbollah che, emerge dall’inchiesta, erano a conoscenza dei piani di Hamas, ma non conoscevano il momento esatto in cui avrebbero attaccato. Gaza era quindi vista come una minaccia secondaria e, sebbene Hamas fosse ritenuto un organo di Governo illegittimo, non vi era stato alcun tentativo di sviluppare un’alternativa.

Cessate il fuoco a GazaIl capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, il generale Herzi Halevi, si è assunto intanto la “piena responsabilità” del “fallimento totale” della sicurezza israeliana dopo che sono emersi i risultati dell’inchiesta. «Mi assumo la responsabilità. Ero il comandante dell’esercito il 7 ottobre e mi assumo la piena responsabilità di fronte a voi», ha affermato in una dichiarazione video.

Continuano gli scontri

Attacco a Israele

L’auto che ha travolto dei passanti ieri nell’area di Karkur vicino ad Haifa, nel Nord di Israele, “è la risposta naturale ed eroica alla brutale aggressione e ai crimini in corso”, secondo una dichiarazione diffusa da Hamas. Il movimento palestinese, come riporta Al Jazeera, ha sottolineato che l’attacco è “un messaggio al Governo di occupazione estremista e ai suoi ministri” sulle operazioni israeliane in corso in Cisgiordania. La polizia israeliana ha riferito che un palestinese ha lanciato la sua auto contro la fermata dell’autobus di Karkur Junction, ferendo 14 persone, di cui sei sono ancora ricoverate in ospedale. L’uomo al volante ucciso dalla polizia.

“Ucciso agente di Hezbollah nel sud del Libano”

Le Idf rendono noto di aver lanciato ieri un attacco nel distretto di Hermel, nel Libano settentrionale, in cui è stato ucciso un miliziano di Hezbollah coinvolto nell’approvvigionamento di armi per il gruppo terroristico nel contesto del cessate il fuoco in corso. Secondo l’esercito israeliano, Mohammed Mahdi Ali Shaheen stava “coordinando le transazioni per l’acquisto di armi al confine tra Siria e Libano, da quando sono entrate in vigore le intese tra Beirut e Gerusalemme”.

Shaheen era un membro di spicco della divisione regionale di Hezbollah nell’area della valle della Beqaa, coinvolto nel contrabbando di armi dalla Siria al Libano. Ed era responsabile della stipula di accordi di approvvigionamento con contrabbandieri e fornitori, della mediazione dell’arrivo delle spedizioni e della loro distribuzione a varie unità di Hezbollah, afferma l’esercito. Mercoledì, in un altro attacco con un drone dell’Idf nel nord-est del Libano, ucciso Mahran Ali Nasser al-Din, un elemento apicale dell’Unità 4400 di Hezbollah, responsabile del contrabbando di armi in Libano.

Arrestati per aver sputato su una chiesa

La scorsa notte la polizia ha arrestato otto persone perché sospettate di aver sputato su una chiesa nella Città Vecchia di Gerusalemme. Gli investigatori riferiscono che tra gli arrestati ci sono sia adulti che minorenni e due di loro sono stati ammanettati anche in relazione a un incidente simile avvenuto due mesi prima. «Non tollereremo espressioni di odio verso nessuno, cristiani, ebrei o musulmani, nella Città Vecchia o in qualsiasi altro luogo di Gerusalemme», ha affermato il comandante Dvir Tamim, capo dell’area David del distretto di Gerusalemme della polizia. «Condanniamo questo brutto fenomeno che danneggia il tessuto unico della vita che esiste in questa zona, che include visitatori, fedeli e viaggiatori di tutte le religioni, fianco a fianco».

Tamim sostiene che le tensioni saranno particolarmente elevate nella Città Vecchia nel prossimo periodo, con l’inizio del Ramadan, e chiede calma nella zona. Afferma inoltre che la polizia continuerà a utilizzare mezzi tecnologici, tra cui telecamere ad alta risoluzione, per identificare e catturare i sospettati in tali incidenti, poiché la maggior parte non è denunciata.

 

Ginevra Larosa

Foto © RSI, Vatican News, Idf, The Jerusalem Post

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