Ucraina: la nuova strategia dell’amministrazione Trump

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Trump

Il presidente degli Stati Uniti sta ridisegnando la geopolitica mondiale come non accadeva dalla seconda guerra mondiale

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito l’Italia un alleato chiave di Washington e ha elogiato il premier Giorgia Meloni. «Amo l’Italia, è un Paese molto importante. C’è una donna meravigliosa come leader. Penso che Roma stia facendo molto bene e abbia una leadership molto forte con Giorgia», ha ribadito dallo Studio Ovale, con al fianco il presidente francese Emmanuel Macron, prima del loro bilaterale.

Oltre agli apprezzamenti per Meloni, il presidente americano ha rilasciato una dichiarazione ottimistica sulla guerra in Ucraina, affermando che il conflitto potrebbe «finire entro poche settimane».

Ucraina sul tavolo

La pace in Ucraina non può tradursi in una resa, ha ribadito con fermezza Macron al termine della sua missione a Washington. L’inquilino dell’Eliseo ha sottolineato un principio fondamentale: «Nessuno vuole un Mondo in cui la legge del più forte prevale e i confini internazionali possono essere violati senza conseguenze». Inoltre ha elogiato la resistenza del popolo ucraino, ribadendo che Kiev deve restare uno Stato sovrano e che qualsiasi accordo dovrà garantire una pace duratura e stabile.

Dal canto suo, Trump ha descritto l’incontro con Macron come «un passo avanti verso la pace in Ucraina», riconoscendo che il conflitto rischia di degenerare in uno scontro globale: «non permetteremo che questa guerra si trasformi nella Terza Guerra Mondiale», ha assicurato. Tuttavia, la posizione degli Stati Uniti sulla ricostruzione post-bellica è chiara e netta: «Abbiamo già dato, 300 miliardi di dollari di aiuti sono abbastanza», ha dichiarato il Tycoon, evidenziando una rottura con la tradizionale politica estera. Secondo lui, l’onere della sicurezza e della ricostruzione dell’Ucraina dovrebbe ricadere sull’Europa, lasciando intendere che Washington intende ridurre il proprio impegno economico e militare nella Regione.

L’incontro tra Macron e Trump segna un punto di svolta nei negoziati di pace, ma emergono due approcci distinti: Macron insiste su una pace che garantisca la sovranità ucraina e respinge qualsiasi concessione che possa apparire come una resa a Mosca. Trump, invece, punta a una soluzione più pragmatica, orientata a disimpegnare gli Usa e a trasferire la responsabilità del dopoguerra sulle spalle degli alleati europei. Resta da vedere come queste posizioni si tradurranno in un vero e proprio piano di pace e quale sarà il ruolo di Russia, Ucraina e Unione europea nel processo diplomatico.

Negoziati

Trump, ha anche aperto alla possibilità di un incontro con Volodymyr Zelensky, affermando che il leader ucraino potrebbe arrivare a Washington già questa settimana o la prossima per firmare un accordo di pace. «Mi piacerebbe incontrarlo. Ci vedremo nello Studio Ovale». Ha sottolineato, inoltre, che anche le trattative sugli accordi economici, tra cui quello sulle terre rare e i minerali strategici, sono vicine a una conclusione. «Per quanto ho capito, Zelensky vorrebbe venire qui per firmarlo, e per me sarebbe fantastico», ha aggiunto.

Trump ha poi insistito sui progressi fatti dalla sua amministrazione nel mediare un cessate il fuoco tra Ucraina e Russia, sostenendo che in un solo mese ha ottenuto più risultati rispetto alla precedente amministrazione in tre anni. «Ho parlato sia con il presidente Putin che con il presidente Zelensky. Molte cose positive per la pace stanno accadendo e si stanno muovendo molto rapidamente», ha dichiarato. A rafforzare la sua posizione, ha ricordato gli incontri avvenuti a Riad, dove il segretario di Stato Marco Rubio e altri funzionari statunitensi hanno discusso con rappresentanti russi sulle possibili condizioni per una tregua. «Il nostro obiettivo è raggiungere un cessate il fuoco il prima possibile e, in ultima analisi, una pace permanente».

Le parole del presidente americano indicano che un accordo tra Ucraina e Russia potrebbe essere più vicino del previsto. Tuttavia, resta da vedere quali condizioni verranno imposte a Kiev e se Zelensky accetterà i termini di un’intesa che potrebbe ridisegnare il futuro del conflitto e della sicurezza europea.

Putin accetterà i peacekeepers europei in Ucraina?

Il presidente Usa si è detto certo che Vladimir Putin accetterà la presenza di peacekeepers Trumpeuropei in Ucraina. Se confermata, questa dichiarazione rappresenterebbe un cambiamento radicale nella posizione di Mosca, che finora ha considerato l’invio di truppe europee come una “linea rossa” e un’aggressione diretta da parte dell’Europa. Successivamente, Trump ha rivelato di aver discusso la questione direttamente con Putin, ricevendo una risposta favorevole: «Se raggiungiamo questo accordo per porre fine alla guerra, lui non cercherà più guerre. Gliel’ho chiesto specificamente e non ha problemi con questo».

«Le truppe europee entreranno in Ucraina solo dopo la firma di un accordo di pace. Saranno lì per monitorare e garantire che gli impegni vengano rispettati. Non penso che sarà un problema», afferma con decisione Trump.

Il piano per una “forza di ridispiegamento europea”

Nel frattempo, Regno Unito e Francia stanno guidando gli sforzi per creare una forza di peacekeeping europea, che avrebbe il compito di prevenire futuri attacchi russi contro Città, porti e infrastrutture critiche in Ucraina dopo un eventuale accordo di pace mediato con Washington.

Secondo fonti citate dal Guardian, la proposta prevede:

  • Un contingente di circa 30.000 soldati;
  • focus sulla difesa aerea e marittima;
  • presenza minima di forze di terra, lontano dalla linea del fronte.

L’idea è stata appoggiata anche dal presidente francese Emmanuel Macron, che giovedì scorso ha dichiarato di essere aperto all’invio di truppe «nell’ambito di un quadro pianificato». Anche il primo ministro britannico Keir Starmer, che incontrerà Trump, si è mostrato favorevole alla proposta, sostenuta da diversi Paesi baltici e dalla Svezia.

Questione finanziamenti

Durante la conferenza stampa con Macron, Trump ha ribadito che gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina più aiuti di qualsiasi altro Paese: «abbiamo speso oltre 300 miliardi di dollari, mentre l’Europa ne ha stanziati circa 100. C’è una grande differenza e, a un certo punto, dovremmo pareggiare».

Macron, però, lo ha interrotto, contestando i numeri. Secondo un’analisi della Cnn, che cita i dati del Kiel Institute for the World Economy, il supporto europeo all’Ucraina è stato significativamente più alto rispetto a quello americano.

Se Putin accettasse realmente la presenza di una forza europea in Ucraina, si tratterebbe di un cambiamento storico nelle dinamiche del conflitto. Tuttavia, molti dubbi restano aperti: Mosca rispetterà davvero un eventuale accordo?. Quali garanzie saranno date a Kiev. L’Europa riuscirà a gestire una missione di peacekeeping senza il supporto diretto degli Usa?. L’incontro tra Trump e Starmer potrebbe chiarire alcuni di questi interrogativi, mentre l’Europa cerca di mantenere un ruolo centrale nel futuro della sicurezza ucraina.

I passaggi che stanno portando a un accordo

L’amministrazione Trump sta accelerando per trovare una soluzione alla guerra in Ucraina, riaprendo il dialogo con la Russia per la prima volta dal febbraio 2022. Questo rappresenta un periodo difficile per Volodymyr Zelensky, che si ritrova isolato e può contare solo sul sostegno dell’Europa, esclusa dalle recenti trattative a Riad. Quello che sembra essere un brusco allontanamento da decenni di politica statunitense nei confronti della Russia e tre anni di fermo sostegno all’Ucraina potrebbero portare al più significativo riallineamento geopolitico dalla seconda guerra mondiale.

Le recenti dichiarazioni del capo della Casa Bianca contro il leader ucraino, con cui Joe Biden aveva instaurato un rapporto privilegiato, segnano un cambio di rotta. Le critiche aspre di Trump evidenziano un’inclinazione verso un dialogo con Mosca, anche a costo di sacrificare l’alleato ucraino. Zelensky ha reagito con irritazione alle accuse ricevute e il Tycoon ha dimostrato irritazione per la frustrazione del capo di Kiev, escluso dalle trattative e costretto ad annullare una visita in Arabia Saudita. Lo ha criticato per non aver risolto la situazione in tre anni, suggerendo che avrebbe dovuto concludere un accordo molto prima. Mai prima d’ora Washington aveva espresso critiche così dure nei confronti della leadership ucraina. Trump sembra più interessato a normalizzare le relazioni con la Russia piuttosto che a garantire il sostegno all’Ucraina contro l’aggressione.

Nel marzo 2022, poche settimane dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’allora presidente Usa, Joe Biden, aveva definito Vladimir Putin un «dittatore». Il suo successore repubblicano ha definito Volodymyr Zelensky un «dittatore senza elezione». Questo da solo è sufficiente per capire perché il New York Times sostiene che Trump sta attualmente eseguendo “uno dei più spettacolari cambiamenti di politica estera degli Usa da generazioni“.

 

George Labrinopoulos

Foto © Los Angeles Times, NPR, EUobserver, SETA

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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