Opere rubate, la nuova frontiera del crimine

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Opere rubate crimine

Il traffico di beni culturali trafugati ha un giro d’affari di 9 miliardi di euro l’anno. Terza fonte di guadagno per le organizzazioni criminali dopo droga e armi

Ha destato sconcerto tra gli appassionati d’arte, il furto perpetrato il 15 agosto scorso nel Museo regionale di Messina. Proprio nel giorno in cui si celebra l’Assunzione di Maria, i ladri, introdottisi nelle sale espositive, eludendo i sistemi d’allarme, hanno rubato all’interno di una teca blindata la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo. Il Museo è noto per le opere di Antonello da Messina e del Caravaggio. Il furto è avvenuto intorno alle 21,50 e potrebbe trattarsi, secondo gli inquirenti, di un furto su commissione.

L’attenzione sul Museo era scattata qualche mese fa, quando un’opera di Antonello da Messina era stata acquistata dal Museo per 15 milioni di euro. Una parte delle opere era stata però lasciata in strada e un solerte cittadino aveva telefonato al 112, facendo scattare l’allarme: «Ci sono quadri per strada, valgono un sacco di soldi», segnalando la presenza di alcune delle tavole del Polittic. Subito sono scattati i controlli agli imbarchi per Villa San Giovanni, ma è più probabile che i ladri siano fuggiti con qualche imbarcazione privata, forse verso Paesi dell’est europeo.

Circa 9 milioni di euro

Nel corso del 2024, in Italia si sono registrati 274 furti di beni culturali importanti, cui va aggiunta la sparizione di oltre 12.000 tra manoscritti, oggetti e reperti Opere rubate criminearcheologici. Rubare opere d’arte “va di Moda”. Presso la Fondazione Magnani Rocca di Traversolo, in provincia di Parma, sono state rubate il 22 marzo di quest’anno opere importanti, un furto su commissione. Si trattava di una tela di Renoir, “Les Poissons”, una natura morta di Paul Cezanne e una acquatinta su carta dipinta, raffigurante “Odalisca sulla terrazza” di Henri Matisse. Il tutto del valore di circa 9 milioni di euro. Fortunatamente, queste opere, grazie all’incessante lavoro dei Carabinieri del Tpc – Tutela patrimonio culturale – sono state ritrovate. E riconsegnate alle Fondazione il 14 agosto scorso, il giorno prima del furto al Museo di Messina.

Ricordo ai lettori che nel 1911, dopo il furto de “La Gioconda” al Louvre (recuperata più tardi), le guardie, all’epoca, eseguirono un inventario nel famoso Museo parigino e scoprirono che mancavano ben 323 dipinti sottratti dalle sale.

Il destino di un’opera d’arte

Il furto è solo l’inizio di un percorso di un’opera d’arte rubata. Accade spesso che le opere non vengano più ritrovate. Il 13 marzo del 1990, al Gardner Museum di Boston, furono rubate 13 opere di Rembrandt, Manet e Vermeer. Un colpo da 500 milioni di dollari. Tra le tele sottratte, “Cristo nella tempesta sul mare di Galilea” di Rembrandt (1633). Il museo promise una ricompensa di 10 milioni di dollari, ma le opere non sono state più ritrovate.

Ci sono però anche furti con interrogativi. La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio, opera che era esposta nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, scomparve nella notte del 17 ottobre 1969. Alcune voci raccolte al tempo tra i malavitosi la davano rosicchiata dai topi in una stalla dove era stata nascosta; un’altra voce sosteneva che il boss Salvatore Riina la mostrasse come trofeo durante i summit della Cupola. Il boss Giovanni Brusca, durante la trattativa con lo Stato per un ammorbidimento del 41 bis, riferì che, al buon fine delle richieste, sarebbe rientrata anche la restituzione della Natività, ma l’enigma è ancora aperto.

A volte la giustizia trionfa

L’austriaco Robert Mang rubò dal Museo di Vienna la Saliera, opera di Benvenuto Cellini, del valore di parecchi milioni di dollari. Il “pacchetto” rimase sotto il suo letto per ben due anni. Non riuscendo a piazzarlo, cercò di chiedere al museo un riscatto, ma fu arrestato e la Saliera tornò al suo posto.

Secondo gli inquirenti che indagano sui furti di opere d’arte, i ladri, spesso per cifre irrisorie, fanno illavoro sporco”. Il grosso problema sono gli intermediari e collezionisti senza scrupoli, ma anche la criminalità organizzata. Messina Denaro scriveva in un pizzino: “Con il traffico delle opere d’arte ci manteniamo la famiglia”.

Un detective in pensione di Scotland Yard ha raccontato al New York Times che un boss della malavita irlandese, negli anni ’80, rubò 18 preziosi dipinti da un museo, che furono spediti a Istanbul per il pagamento di un grosso quantitativo di stupefacenti. Comunque, la vendita sul mercato nero di un’opera d’arte è considerata l’ultima risorsa dei ladri. Quando una tela entra nel circuito illegale, il suo valore scende di oltre il 70 per cento, stimano gli economisti. La Procura di Parigi, riguardo l’incredibile furto di gioielli storici effettuato in meno di 7 minuti da ladri acrobati travestiti da operai al Louvre, concernente una collana, la spilla e la tiara, tesoro reale di epoca napoleonica, ha valutato il valore della refurtiva in 88 milioni di euro.

Il merito dell’organo Tutela patrimonio culturale italiano

Negli ultimi 5 anni, il TPC ha recuperato 125 capolavori rubati. Solo nel 2024, ben 600 opere sono state sequestrate e rimpatriate dagli Usa, che è il maggior mercato di spaccio. Nel 2025 è stato recuperato la tela raffigurante “San Nicola di Bari portato in cielo dagli Angeli”, del 1600, attribuito a Luca Giordano (1634-1705), rubato nel 2010 dal Palazzo San Giacomo di Napoli. Recuperata dal TpcC anche la tela raffigurante Sant’Agnese, opera del XVII secolo, scomparsa nel 2004 dalla Chiesa Madonna della Potenza di Sulmona (AQ). Questi dipinti sono stati rintracciati grazie a un innovativo sistema basato sulla intelligenza artificiale, che monitora il web basandosi sul riconoscimento delle immagini.

Il caso del quadro italiano del XVI secolo

Una “Madonna con Bambino”, attribuita al pittore veneziano Antonio Solario, attivo nel XVI secolo, fu rubata nel 1973 dal Museo Civico di Belluno. Ricomparve nel Regno Unito negli anni80. L’acquirente, in buona fede, fu un benestante di Norfolk, poi deceduto, che lo ha lasciato in eredità alla moglie Barbara De Dozsa. Nel 2017, la signora cercò di vendere la tela tramite una casa d’aste, ma è stato individuato dalle forze di Polizia, tra cui l’Interpol e i Carabinieri italiani.

Nel gennaio del 2019, il Ministero Beni Culturali ne richiese la restituzione all’Italia. Ma, come riferisce il quotidiano inglese Guardian, la signora si oppone, citando il Limitation Act del 1980. Questa norma inglese prevede infatti che: “Chi acquista beni rubati può essere riconosciuto come legittimo proprietario se l’acquisto è stato non collegato al furto dopo più di sei anni”. La polizia britannica ha sostenuto che questa donna non ha commesso il furto e non si tratta quindi di questione penale.

Quali sistemi di protezione adottare per impedire i furti

Gli esperti consigliano, per musei o chiese a rischio di intrusione di ladri, di mettere sensori su porte, finestre, rilevatori di movimento. Durante le aperture, le telecamere devono essere sempre in funzione; guardie per il controllo delle sale. Per proteggere le opere più importanti, sensori antiurto e teche antiurto, sensori laser che rilevano quando una persona si avvicina troppo all’opera. Le barriere a raggi infrarossi che, se interrotte, fanno scattare l’allarme con suono potente.

Nei furti di un’opera pittorica o pala d’altare, accade spesso che, per non renderle riconoscibili, la pala venga tagliata per ricavarne 3 o 4 quadri, che verranno poi immessi sul mercato. Ora, grazie all’intelligenza artificiale, si riuscirà a individuare quel dettaglio che è stato tagliato e che è diventato un quadro a parte. Sarà poi il Tpc a intervenire per il recupero.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Messina – Giornale di Sicilia, Euronews

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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