Maria Lai e Grazia Deledda: due icone della Sardegna

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Maria Lai Grazia Deledda

Una mostra a Napoli celebra l’arte tessile di Lai; a 90 anni dalla scomparsa, si ricorda il Nobel della letteratura sarda

Due rappresentanti della misteriosa Sardegna, isola di archetipi, tradizioni e magie: Maria Lai e Grazia Deledda.

La mostra personale di Maria Lai, artista sarda alla galleria napoletana Studio Trisorio, ripercorre uno dei linguaggi dell’arte italiana del Novecento. Sono libri cuciti, telai, lenzuoli, ceramiche, tutta un’antica tradizione che rivive nel linguaggio artistico della Lai. La mostra, che rimarrà aperta fino al 24 ottobre 2026, è un omaggio alla grande artista scomparsa nel 2013 e che si presentava con questa espressione: “Cerco cieli, spazi lontanissimi, però tattili”.

La personale napoletana dal titolo Tessere la notte vuole evidenziare questo percorso artistico di un personaggio nato nel 1919 a Ulassai, che ha cercato l’immensità attraverso la materia più semplice e quotidiana: il filo, il tessuto, l’ago, la lana, il cotone e lo spago, associati fra loro per ricreare mondi immaginifici, leggende e fiabe riprese dal folklore sardo. Le opere in mostra vanno dal 1978 al 2011 e sono capaci di restituire la coerenza di una ricerca incessante e interrogare il rapporto tra gesto, linguaggio e memoria.

Maria Lai Grazia DeleddaMaria Lai abbandona fin da giovane la superficie bidimensionale del disegno e della pittura per avventurarsi in un percorso personale con l’uso degli oggetti della quotidianità. La creazione della materia quotidiana che si racconta con le dita: dal telaio ai fili, dalle federe alle lenzuola, alla farina e alla creta. Il piacere del telaio, un mondo a sé estrapolato dalla dimensione domestica, Maria Lai lo visse da bambina a Ulassai, e poi lo riprese facendosi scultura e riscatto morale e sociale. In mostra, tra i lavori più significativi, c’è Tessere la notte, una composizione destrutturata in cui un telaio incontra elementi cari alla Lai: la capra e i fili che compongono una meridiana. Un “oggetto-paesaggio” che segna il passaggio da funzione a senso. Il filo sostituisce la parola.

Nel 1979 la Lai realizzò il Libro cucito. Le pagine sono fotocopie. Su ciascun foglio l’artista interveniva con un gesto manuale unico e irripetibile che si confrontava con la riproducibilità tecnica. Anche i titoli delle opere in mostra contribuiscono a strutturare la poetica della Lai: Scialle della luna, Vento sui vetri, Ti scriu. In Gramsci n. 3 l’artista sarda ha reso un omaggio al grande filosofo e politico che ha difeso le produzioni popolari, la cultura dei marginali ed è stato il promotore del principio del folklore popolare. Lai-Gramsci: una simbiosi ideale, culturale e artistica.

Vi è poi la figura della capra, animale sardo insieme all’asino, che non temono di scalare vette altissime né di precipitare. Un ulteriore richiamo alla tradizione folkloristica sarda si manifesta attraverso le tre Case delle Janas. Si tratta di figure leggendarie, fate, che vivevano nelle grotte ipogee, nascoste agli occhi degli uomini e impegnate a tessere con fili d’oro.

Grazia Deledda a 90 anni dalla morte

Il 15 agosto 1936 moriva a Roma la scrittrice sarda Grazia Deledda, la prima donna italiana a essere stata insignita del Premio Nobel. Nella sua produzione letteraria ha raccontato la vita rurale della sua isola ed ha esplorato l’animo umano, interrogandosi sul concetto di bene e di male, di liberazione e di riscatto, senza trascurare la dimensione sentimentale delle relazioni. La Deledda, definita all’inizio “una degna scolara del Verga”, non rientrò mai in una corrente letteraria; anzi, la sua distanza dal verismo si accentuò sempre più, evidenziando nella Deledda il lirismo, lo scavo esistenzialista e un collegamento al decadentismo.

Il suo debutto avvenne nel 1891, quando ventenne diede alle stampe Fior di Sardegna. Ma comincia a farsi conoscere con Anime oneste del 1895, cui seguirà La giustizia del 1899. Dopo il matrimonio la Deledda si trasferisce a Roma, ma la sua attività letteraria continua incessante: Dopo il divorzio, ristampato più tardi con il titolo Naufraghi in porto; Elias Portolu nel 1903, un capolavoro letterario che affronta i temi del peccato e del rimorso. Pubblica nel 1904 Cenere.

 

Paolo Montanari

Foto © Camera di Commercio di Nuoro, Wikipedia

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