Un’esposizione racconta percorsi femminili tra Ottocento e Novecento, valorizzando talenti spesso dimenticati e il loro ruolo nella storia culturale italiana
Una mostra tutta al femminile è in corso a Palazzo Cucchiari di Carrara fino al 25 ottobre 2026, con la presenza di opere di 42 autrici italiane dell’arte moderna.
Il curatore della mostra, Massimo Bertozzi, ha voluto evidenziarne il significato: «Questa è una mostra sulla parità del talento, che riconosce il valore delle differenze lasciando parlare le opere e la forza espressiva di ciascuna artista. Gli uomini presenti sono comprimari ed entrano in dialogo con le artiste».
Proprio da questa riflessione prende forma il titolo dell’esposizione “Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna“, promossa dalla Fondazione Giorgio Conti.
Il percorso espositivo
L’esposizione riunisce 131 opere firmate da 42 artiste, insieme a tre dipinti di Giacomo Balla e quattro opere di Felice Casorati, e attraversa un secolo decisivo: dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento, quando molte donne hanno cercato riconoscimento e autonomia nell’arte. Dalle pioniere Ernesta Bisi Legnani e Amanzia Guerillot alle protagoniste del Novecento, tra cui Antonietta Raphael, Leonor Fini, Adriana Pincherle, Genni Mucchi, Luce ed Elica Balla, la mostra restituisce al visitatore la centralità di percorsi rimasti per molti anni in ombra.
Si tratta di un itinerario che evidenzia contraddizioni e differenze nelle diverse realtà sociali delle artiste, condizionate anche da fattori economici e culturali del Paese. Dopo le due guerre mondiali, l’impatto fu devastante sull’importanza economica, sociale e morale delle donne.
All’inizio, la famiglia era spesso l’unico luogo possibile di formazione. In seguito, i percorsi si diversificarono:
figlie d’arte che continuarono la tradizione familiare;
appartenenti a famiglie aristocratiche, per le quali l’arte rappresentava un arricchimento culturale;
artiste che affrontarono l’accesso difficile a scuole e accademie.
Le donne ottennero più rapidamente l’abilitazione all’insegnamento del disegno rispetto al riconoscimento come artiste professioniste, in un processo lungo e complesso. A Milano, ad esempio, si registravano meno artiste professioniste rispetto a Roma, mentre i legami familiari ebbero un ruolo determinante. Il “Ritratto sagomato” di Amanzia Guerillot, noto come “La signora inganni”, torna visibile in questa mostra dopo 80 anni: un esempio significativo di autopartecipazione all’opera.
Un cammino diverso
Molto diversi sono i percorsi di Antonietta Raphael, arrivata in Italia dalla Lettonia dopo una formazione musicale a Londra e i primi insegnamenti di pittura a Parigi, e quello delle figlie di Balla, costrette a lavorare segregate in casa dal padre. Eppure, tra queste esperienze emerge una comune tensione espressiva e un bisogno di libertà artistica. Antonietta Raphael è stata un’artista caratterizzata da una concezione rigorosamente antiaccademica, sia nella pittura sia nella scultura, soprattutto nel secondo dopoguerra. La sua opera si distingue per una carnalità vibrante, evidente nella materia, come nelle sculture Miriam dormiente e Le tre sorelle. Nel 1925 conosce Mario Mafai durante la frequentazione dell’Accademia di Belle Arti a Roma. Dalla loro unione nasce Miriam Mafai, scrittrice e giornalista, compagna fino alla morte di Gian Carlo Pajetta.
Nel 1932, a Londra, Antonietta incontra Jacob Epstein. Si stabilisce definitivamente a Roma, dove inizia “Fuga da Sodoma”, ispirata dallo scultore Ettore Colla. Durante la seconda guerra mondiale, tra il 1943 e il 1945, soggiorna a Roma per poi tornare a operare a Genova con un gruppo di scultori della vecchia generazione. Per lei si apre una fase di rinascita e valorizzazione, con la consacrazione alla Biennale di Venezia nel 1948, una importante mostra antologica alla Galleria Lo Zodiaco di Roma e, nel 1958, un viaggio in Cina, dove espone a Pechino insieme ad artisti come Aligi Sassu, Giulio Turcato e Agenore Fabbri. La critica più recente ha definito l’opera di Antonietta Raphael anticipatrice di movimenti artistici come la Transavanguardia.
Paolo Montanari
Foto © Fondazione Giorgio Conti, Finestre sull’Arte, Acquisto Arte













