Dall’infanzia difficile al successo globale, il ritratto di Norma Jeane tra cinema, arte e contraddizioni personali
Nasceva 100 anni fa una delle attrici di Hollywood più ammirate, Marilyn Monroe. Una personalità fragile ma che ha lasciato un segno e testimonianze nell’immaginario collettivo. La sua bellezza iconica ha segnato non solo un ricordo nel mondo del cinema ma anche dell’arte contemporanea. Si pensi alla mostra di Andy Warhol in corso a Ferrara, in cui le immagini di Marilyn sono al centro del suo percorso artistico.
Ma dietro il lato mondano di Marilyn, i suoi matrimoni famosi con leggende dello sport, un grande scrittore e l’amore con Kennedy, si nasconde una storia complessa: quella di Norma Jeane Baker Mortenson, il vero nome di Marilyn. È la storia di una donna non completamente valorizzata, mai veramente amata da almeno uno degli uomini che ebbe e che la ebbero, e che terminò la propria vita in solitudine.
Un’esistenza di star e di mondanità e di solitudine, come nella grande soprano Maria Callas. Ma Marilyn è stata un personaggio pop e si definiva: «Io non sono cattiva, è che mi disegnano così». In realtà, se Marilyn fosse stata più cattiva probabilmente sarebbe stata più felice.
Perché dietro le luci di Hollywood rimase sempre la ragazzina fragile, non riconosciuta dal padre e con una madre con forti difficoltà psicologiche e morali, che visse a
lungo tra orfanatrofio e famiglie affidatarie, dove però non ebbe un vero affetto. Ed è proprio questo l’aspetto principale che ha caratterizzato questa vita tragica. Marilyn fu scoperta come modella nel 1945, apparve su diverse riviste prima di approdare nel mondo del cinema nel 1947 in The Shocking Miss Pilgrim, dove ebbe un ruolo secondario; seguirono importanti parti, anche se minori, come in Giungla d’asfalto (1949), La confessione della signora Doyle e Il magnifico scherzo. Raggiunse la consacrazione nel 1953, quando interpretò Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde e Come sposare un milionario, cui seguì, nel ’54, La magnifica preda. Seguirono altri film fino al 1960.
Marilyn Monroe sullo schermo e fuori
Marilyn, da modella pin–up, fu denominata la “ragazza con la camminata orizzontale“. Questo fatto, in una società patriarcale come quella americana, non le permise di avere all’inizio della sua carriera parti importanti. Una figura di “bionda svampita”, che Marilyn dovette interpretare più per necessità che per virtù, celava invece una donna intelligente e un’attrice di talento.
Fu il grande regista americano John Huston, che la diresse nel film Gli spostati, a scoprirne il vero talento. Disse che quando recitava «non fingeva un’emozione. Era la cosa reale. Andava in profondità dentro di sé e la trovava e la portava alla coscienza». Marilyn era anche una donna sensibile alle tematiche del suo tempo, soprattutto sulla questione dei diritti civili, e credeva nelle istanze dei giovani americani. Ammirava figure politiche come Abraham Lincoln, che rispettava per il suo legame con la gente comune e i principi democratici.
La bellezza intellettuale di Marilyn Monroe
Ma cosa rappresentò la bellezza per Marilyn? Spesso, dietro questa maschera acclamata dagli uomini come sex symbol, si nascondevano l’inganno e la solitudine che acuivano le sue fragilità. Jane Russell, che recitò con lei in Gli uomini preferiscono le bionde, la definì una ragazza «molto timida, molto dolce e molto più intelligente di quanto la gente potesse pensare».
Sul set Marilyn trasformava la “bionda svampita” in una recitazione di parodica esasperazione della seduzione. Il suo ultimo film completo, Gli spostati (1961), sarebbe stato l’ultimo anche per Clark Gable, protagonista di una tormentata storia d’amore. Ancora oggi Marilyn, da quella lontana notte di agosto del 1962 in cui scomparve, rimane un libro misterioso da (ri)leggere e da capire.
Paolo Montanari
Foto © Sao Paulo Secreto, Woman’s World, IMDb













