Aepi, Pmi sotto pressione: le proposte per ripartire

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Pmi sotto pressione

Il futuro economico del Paese Italia misura della capacità di fare squadra tra istituzioni, aziende e lavoratori autonomi

Si è tenuto a Palazzo Wedekind a Roma il 7° Meeting del Made in Italy, Stati generali dei professionisti e delle imprese, promosso da Aepi Confederazione. Una giornata di confronto, ascolto reciproco e proposte tra istituzioni e imprese che ha toccato vari temi tra export, innovazione digitale, riduzione e semplificazione della burocrazia, sfide del post-Pnrr e successi di resilienza del genio italiano per presentare in maniera unitaria e compatta quelle richieste che spesso, muovendosi in maniera frammentata, faticano ad arrivare e dialogare con i palazzi della politica di Roma e Bruxelles.

Un’assemblea annuale che è una sorta di laboratorio per cercare di (ri)vedere e scrivere insieme, in un dialogo sinergico, ciò che più necessita su welfare, fisco, sicurezza, competitività e stabilità per trasformare i professionisti del sistema produttivo italiano e le Pmi, nel motore della crescita del Paese, in vista anche della prossima Agenda 2027. Il presidente di Aepi Mino Dinoi ha infatti chiesto interventi strutturali stabili e visione strategica per chi quotidianamente produce occupazione e benessere poiché, come ricordato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alessandro Morelli, «l’ossatura del Paese si basa sulla piccola e media impresa. L’impresa ha un valore sociale per il Paese» ricordando come la crescita del tessuto produttivo non generi solo ricchezza per il sistema-Paese, ma crei anche occupazione e benefici concreti a diretto vantaggio dei cittadini.

I principali attori del settore, delegati in rappresentanza di un ecosistema che conta oltre 230.000 piccole e micro imprese e guarda alle tutele di 500.000 professionisti, evidenziano la necessità di un confronto tanto urgente quanto profondo sia con il Governo che con le istituzioni europee, inoltre chiedono, e propongono, soluzioni concrete per pianificare il futuro a beneficio di tutti.

Politica ed economia a confronto

Il sottosegretario Alfredo Mantovano, in qualità di ponte con l’esecutivo, ha sottolineato infatti che «la continuità dell’interlocuzione è fondamentale sia nel piano internazionale che in quello nazionale» dato che, al di la del colore, è necessario difendere competitività, interessi economici nazionali, anche con elaborazioni di analisi tempestive (intelligence) che possano prevedere dinamiche di mercato, tutelando le aziende da rischi globali, dazi, minacce cibernetiche oltre a dare credibilità all’Italia sui tavoli internazionali e attrarre investimenti utili.

L’obiettivo è allora quello di fare squadra tra istituzioni e professionisti per poter trasformare, nel dialogo sinergico, i problemi del complesso contesto globale in concrete opportunità di crescita e sviluppo oltre che per tradurre le principali criticità normative in proposte concrete.

La vicepresidente del Parlamento Ue Pina Picierno, evidenziando e lodando la grande capacità di resistenza delle piccole e micro imprese alle prove enormi e inedite degli ultimi anni, dalla pandemia alla guerra dei dazi, ha spinto per un quadro normativo europeo che protegga maggiormente la produttività e gli investimenti delle Pmi ricordando che «abbiamo bisogno di un’Europa che liberi forze e risorse per sostenere con maggior vigore le imprese piccole e micro, bisogno di maggiore sicurezza anche energetica dove servono nuove reti di approvvigionamento e un Paese che sia amico. La giustizia civile è lenta, gli incentivi all’imprese sono spesso inefficaci, frammentati e il dover presentare carte su carte e irrigidimenti burocratici non aiuta. Il Parlamento europeo è la casa di ogni cittadino e vuole essere al vostro fianco per far sì che la vostra capacità imprenditoriale possa essere davvero sostenuta».

Nodi e soluzioni

Diverse le fragilità del sistema italiano e i nodi evidenziati richiedono soluzioni concrete e strutturali per il rilancio della produttività. Dall’emergenza del caro energia, al crollo dei finanziamenti bancari per le piccole imprese al peso della burocrazia. La particolare fase geopolitica attuale è la principale causa del caro carburanti, una situazione che colpisce tutti, schiacciando con maggior forza le piccole imprese, in un Paese, l’Italia, che, a causa delle sue scelte passate, impone oggi alle proprie aziende i costi energetici più alti che nel resto dell’Europa. Una penalizzazione che il Paese deve affrontare e correggere al più presto attraverso forme strutturate oltre che con l’autonomia sostenibile.

Anche la richiesta di semplificazione amministrativa della burocrazia e del fisco, è un nodo da sciogliere con decisione, visto che il “il peso della burocrazia” e il tempo che questa toglie per la gestione e gli adempimenti con la Pubblica Amministrazione bloccano il potenziale competitivo del Paese, come ribadito dalla deputata Maria Elena Boschi.

Altro nodo riguarda la creazione di una rete di protezione contro dazi e tensioni geopolitiche globali per le piccole filiere, e sappiamo che oltre il 50% dell’esportazione viene dalle medie imprese. Aprirsi a mercati alternativi globali e chiedere alle istituzioni un supporto all’export e all’internazionalizzazione è allora, ad esempio per i dazi, la soluzione proposta per ribaltare la minaccia in opportunità. Argomento però che si incontra con il tema dello sviluppo infrastrutturale, elemento pure essenziale per fare in modo che le piccole e micro imprese abbiano poi la possibilità fisica di accedere ai mercati.

Anche il rapporto con gli istituti di credito rimane un nodo centrale per la sopravvivenza delle piccole imprese italiane dove si registra un trend negativo di lungo periodo dato che i finanziamenti bancari verso le realtà minori stanno subendo un drastico calo.

Il tessuto produttivo nazionale

Un paradosso in termini se si pensa che le piccole aziende costituiscono oltre il 90-95% dell’intero tessuto produttivo nazionale, ma a cui viene solo destinato appena il 15% del credito bancario complessivo. Un blocco dell’innovazione indotto, dove capita spesso che pur con progetti e buone idee non si venga finanziati per mancanza di risorse. Argomenti spesso discussi in Parlamento ma cui poco si riesce a mettere in campo in unità.

Il tutto senza dimenticare il tema dell’uso dell’AI nel quotidiano e le sfide della transizione digitale sia dal punto di vista operativo delle imprese per integrare e Pmi sotto pressioneacquistare queste tecnologie nell’operatività quotidiana che da quello politico. A tal proposito il sindaco di Roma Roberto Gualtieri condividendo i progetti su 5G e cloud sicuro fino alla nascita della prima piattaforma pubblica di intelligenza artificiale sviluppata dal Comune ha precisato che «siamo in un momento di passaggio in cui possiamo, e vogliamo, investire questo capitale di crescita (fondi del Giubileo e del Pnrr) e anche di fiducia dei cittadini verso le opere per non lasciarlo cadere. Dobbiamo essere protagonisti e non aspettare». Una cultura attiva dell’impresa dunque, proposta anche con il debutto ufficiale di “Aepi Edizioni”, il nuovo progetto editoriale della Confederazione per promuovere il dibattito economico nazionale e diffondere il pensiero della cultura aziendale.

Perché solo facendo sistema attraverso una stretta alleanza tra pubblico e privato l’Italia potrà vincere non solo le complessità di oggi ma anche l’imprevedibili sfide che il Mondo proporrà in futuro, salvaguardando e valorizzando quel patrimonio unico che il Made in Italy diffonde a livello globale.

 

Adamo De Palma

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