Il presidente Usa minaccia dazi del 100% ai Paesi che impongono una digital tax su aziende come Google, Meta e Apple
Il bersaglio del nuovo attacco del presidente Usa è la “digital tax“, l’imposta sui servizi digitali che diversi Paesi europei hanno introdotto o stanno valutando di applicare sui ricavi dei giganti tecnologici statunitensi come Google, Meta, Amazon e Apple. La risposta di Trump è stata categorica e sproporzionata: qualsiasi Nazione imponga una tale tassa sarà immediatamente colpito da un dazio del 100% su tutti i beni inviati negli Usa.
L’attacco
La dichiarazione rilasciata su Truth è netta: “numerosi Paesi europei stanno discutendo dell’imminente introduzione di un’imposta sui servizi digitali a carico delle aziende americane. Alcuni di questi sono ormai prossimi a tale decisione. La presente dichiarazione serve a chiarire che qualsiasi Nazione dovesse imporre una simile tassa si vedrà immediatamente applicare un dazio del 100% su tutti i beni esportati verso gli Stati Uniti d’America”.
Inoltre afferma che “tale dazio prevarrà su qualsiasi accordo commerciale stipulato con il Paese in questione, a prescindere dal fatto che sia stato attuato o semplicemente firmato. Inoltre, qualora dovessero procedere, il dazio del 100% sarà applicato con effetto immediato”. Trump aveva già promesso ritorsioni contro chi avesse imposto tasse sui servizi digitali, sostenendo che i giganti tecnologicici statunitensi sarebbero colpiti ingiustamente.
L’accordo appena finalizzato
Tutto questo avviene proprio mentre l’Unione europea ha finalizzato un accordo commerciale con gli Stati Uniti, siglato per regolare le tariffe e riequilibrare la bilancia commerciale. Il patto prevede l’azzeramento dei dazi doganali Ue sui beni industriali statunitensi e l’introduzione di un dazio medio del 15% sulle merci europee esportate negli Usa.
Il presidente Trump minaccia ora di stracciarlo con un dazio punitivo del 100% su qualsiasi Paese che osi tassare i colossi del tech americano. Si tratta di un vero e proprio attacco frontale che mina le fondamenta del patto commerciale appena ratificato, un accordo che gli stessi europei consideravano già svantaggioso, poiché bloccava tariffe più alte su molti loro prodotti in cambio dello zero dazi sui beni industriali americani.
Un nuovo attacco contro alleati politici e commerciali
Per l’Europa, che ha affrettato i tempi per rispettare la scadenza del 4 luglio imposta da Trump, la mossa è uno schiaffo in piena regola. Ma oltre la Ue anche altri Paesi sono sotto la stessa minaccia del presidente. L’anno scorso aveva promesso di interrompere tutti i negoziati commerciali con il Canada, a causa della proposta di una tassa simile. Ottawa l’ha poi ritirata poco prima della sua entrata in vigore.
Sovranità fiscale contro egemonia tecnologica
Al centro della disputa c’è una profonda divergenza di vedute sulla fiscalità digitale. Da un lato, i Paesi europei, tra cui Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, sostengono che le multinazionali del tech devono pagare la loro giusta quota negli Stati dove generano profitti. Per anni, queste aziende hanno potuto dirottare legalmente i loro utili verso paradisi fiscali come l’Irlanda o il Lussemburgo, eludendo una tassazione equa. Le digital tax, solitamente intorno al 3%, sono progettate per colpire i grandi colossi, a prescindere dalla loro nazionalità.
L’amministrazione Trump vede queste tasse come un atto discriminatorio. La Casa Bianca le definisce una forma di “estorsione” contro le imprese americane, un tentativo di usare le aziende statunitensi come “salvadanaio” del Mondo. Tuttavia, la fattibilità legale di questa ultima minaccia è incerta. A febbraio, la Corte Suprema ha bocciato i dazi “reciproci” che Trump aveva imposto l’anno precedente, decretando che il presidente non può utilizzare l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi in questo modo.
Per portare a termine la sua minaccia, Trump dovrebbe probabilmente ricorrere alla Sezione 301 del Trade Act del 1974, uno strumento già utilizzato in passato per indagare sulle digital tax in Francia, Austria, Spagna e Italia. Ma anche in questo caso, il processo non sarebbe immediato.
La risposta europea
La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. Olof Gill, portavoce della Commissione europea, ha difeso la legittimità della tassa, definendola “non discriminatoria” e applicata equamente a tutte le grandi aziende. E ha avvertito: “le misure unilaterali che prendono di mira politiche così legittime sono ingiustificate. Se attuate, l’Ue risponderà in modo rapido e deciso per difendere i suoi diritti e la sua autonomia regolatoria”.
Le conseguenze di una guerra commerciale
Le implicazioni di una simile escalation sono enormi. Un dazio del 100% sui prodotti europei renderebbe di fatto impossibile l’export del Vecchio Continente verso gli Usa, colpendo settori chiave come l’auto, il vino e i beni di lusso, con pesanti ripercussioni su economie come quella tedesca e francese. Per gli Stati Uniti, significherebbe un’ulteriore impennata dei prezzi per i consumatori, che già quest’anno hanno dovuto fare i conti con un costo aggiuntivo di circa 700 dollari a famiglia a causa delle precedenti tariffe.
Con la minaccia di Trump, la guerra commerciale tra Usa ed Europa rischia di riesplodere più feroce che mai, dimostrando che il conflitto sulla fiscalità digitale è solo la punta dell’iceberg di una competizione globale per il dominio economico e tecnologico.
Nicola Sparvieri
Foto © Unione Sarda, ITALYPOST, Corriere, Imola Oggi













