Sagrada Familia, simbolo tra fede e modernità

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Sagrada Familia

Dalla visione di Gaudí al messaggio del Papa, la basilica riflette tensioni tra spiritualità, turismo e identità europea

L’inaugurazione della croce della cattedrale de La Sagrada Familia di Barcellona da parte di papa Leone XIV ha riacceso riflessioni e interrogativi sul significato religioso e architettonico di un’opera che si trova nel cuore della Città e dove i concetti di sacro, bello e comunità lasciano il passo a quelli di estrazione, commercializzazione e individualismo. Nel saggio Antoni Gaudí, scritti e pensieri, recentemente pubblicato da Luca Nannipieri, vi sono almeno dieci domande da porsi di fronte a questo capolavoro dell’architetto Gaudí a 100 anni dalla morte.

Quando all’inizio del Novecento gli chiedevano quanto mancasse al completamento della Sagrada Familia, il devoto architetto catalano Antoni Gaudí, alludendo a Dio, rispondeva: «il mio committente non ha fretta». Morì nel 1926, investito da un tram, ma era consapevole che la sua opera, iniziata nel 1882, non avrebbe avuto una data certa per la completa realizzazione. Ma l’incompiutezza di questa cattedrale è divenuta un simbolo per l’arte e di conseguenza per un cattolicesimo diviso e in crisi nella Spagna contemporanea.

Modernismo catalano

Sagrada FamiliaSecondo certe stime i lavori della Sagrada Familia dovrebbero finire intorno al 2037, probabilmente stime ottimistiche. Papa Leone XIV, in visita in Spagna e in particolare alla basilica Sagrada Familia, definita “catechesi di colori e di luce”, ha pronunciato il messaggio più forte di questo viaggio apostolico: «non si può credere a Gesù e fare la guerra. Chi crede non può uccidere innocenti né abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria. La croce posta in sommità della basilica è la croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno».

Una catechesi di Papa Leone che, riprendendo uno dei punti più dibattuti della teologia contemporanea, la risurrezione dei morti, affronta l’opera incompiuta e imponente dell’architetto di Dio: una catechesi figurativa, espressione di una fede che si fa pietra e forme, trame e colori, luce e profondità dello spazio. Un’opera trascendentale, la Sagrada, che da stile neogotico fu trasformata in liberty, noto a Barcellona e dintorni come modernismo catalano.

I lavori della più alta cattedrale del Mondo iniziarono nel 1882, senza una procedura logistica, sotto il regno di Alfonso XI di Spagna. Quando nel 1883 Gaudí subentrò nel progetto della cattedrale, aveva 31 anni, e lo stile da neogotico si trasformò in liberty. Gaudí lavorò alla chiesa dedicandovi interamente gli ultimi 15 anni della sua vita. Come è accaduto per altri progetti di architetture religiose destinati a durare uno o più secoli, la chiesa è stata consacrata ancora prima di essere conclusa. Il 7 novembre 2010 papa Benedetto XVI l’ha elevata al rango di basilica minore. Il 31 ottobre 2025, con la posa della prima porzione della torre centrale dedicata a Gesù, diventa la chiesa più alta del mondo, superando in altezza il Duomo di Ulma in Germania.

Dietro la Sagrada Familia non c’è solo Gaudí

Di fronte alla fantasmagorica chiesa della Sagrada Familia non ci troviamo davanti a una testimonianza di iperattivismo eroico, ma a una testimonianza di un’espansione cooperativa. Infatti la chiesa fu realizzata solo tramite donazioni libere. Dunque il concetto di bellezza, come scriveva Rilke, se non condivisa può essere l’inizio del tremendo, perché apre dismisure, voragini, abissi dentro cui ognuno di noi, da solo, può fare naufragio. Nata con lo spirito associazionistico legato al concetto della famiglia, intorno alla Sagrada si costruirono le scuole per i figli degli operai, evidenziando più il fervore di un popolo a raccolta che la bellezza estetica.

Le cattedrali, le grandi chiese non sono creazioni artistiche

A differenza delle opere d’arte finite, firmate e intoccabili, le grandi chiese non sono mai finite. Si pensi alla fabbrica di San Pietro. Sono voce del passato e voce del tempo attuale. Le trasformazioni della Sagrada Familia si legano alla vita solitaria di Gaudí, che era dedito esclusivamente, nella parte finale della sua vita, alla costruzione della maestosa Sagrada. Non un eroe iperattivo Gaudí, perché il messaggio più importante della magniloquenza della Sagrada è una lode al creato in quanto creato, non una prova di narcisismo artistico.

Nelle forme di Gaudí non c’è solo costruzione

Ma la Sagrada non deve essere vista solo come libido aedificandi, curve barocche assai complesse, come ebbrezza espressiva moresca, ma al contrario le forme giocose, irriverenti, i vizi stilistici delle varie residenze private, come Casa Batlló, sono ludiche sperimentazioni adagiate sulla terra, in attesa della realizzazione della cattedrale.

Anche la Sagrada, pur subendo delle trasformazioni nel tempo, non ha un autore unico. Gaudí, nel suo rigore e nello stile sacrificale della sua vita, è perfetto per il cinema, che però lui ignorò del tutto. La Sagrada Familia, come la Torre Eiffel o il Colosseo, è divenuta espressione della civiltà umana ed è forse l’ultimo sussulto, il maestoso colpo di coda del cristianesimo in terra europea.

Ormai, di fronte a una società desacralizzata, le cattedrali sono in Europa un modello consumato. Oggi si preferiscono visite guidate, multimediali, ai valori antichi, architettonici, alle riflessioni, ai monasteri: un mordi e fuggi che probabilmente non sarà la causa della fine del cristianesimo occidentale, ma di un andare in oblio di una sua forma espressiva durata millenni, di cui la Sagrada Familia è una testimonianza anche iconica.

 

Paolo Montanari

Foto © Il Giornale dell’Arte,

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