Man Ray, una grande mostra alla Fondazione Magnani-Rocca

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Fotografo, ma anche pittore, scultore, cineasta. Oltre 300 opere esposte a Villa dei Capolavori a Mamiano di Traversetolo fino al 13 dicembre prossimo raccontano il talento poliedrico dell’artista

Non solo fotografo. Man Ray (1890-1976) è stato un artista poliedrico. Si è cimentato nel mondo del cinema, del design, della grafica, dell’editoria, della creazione di oggetti e della scultura. Come pittore, la sua opera più iconica è senza dubbio A l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux (1932-34) dove le sensuali labbra rosse di Lee Miller, la fotografa che fu sua musa e amante, sono sospese nel cielo di Parigi, con le nubi sullo sfondo, al tramonto e diventano un archetipo del desiderio. Questo quadro fa parte delle oltre 300 opere che compongono la mostra Man Ray: tutto, ospitata presso la Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca, a Mamiano di Traversetolo (Parma).

A cinquant’anni dalla scomparsa dell’artista, fino al 13 dicembre prossimo la mostra Man Ray: tutto offre finalmente uno sguardo esaustivo sull’artista, sulla sua vita e sull’evolversi del suo linguaggio, sulla sua ossessione per il corpo femminile, sulle amicizie e i personaggi che ha ritratto. I curatori sono Mauro Carrera e Walter Guadagnini, insieme al direttore scientico della Magnani-Rocca, Stefano Roffi.

A Parigi nel 1921

Man Ray nasce a Philadelphia come Emmanuel Radnitzky, figlio di immigrati russi di origine ebraica. Cresce a New York, dove incomincia a lavorare come disegnatore e grafico, accostandosi al mondo dell’arte. Dal 1912 inizia a firmarsi Man Ray, aderisce al movimento Dada e si avvicina alla fotografia, un medium che offre nuovi orizzonti da esplorare e che sarà all’origine della sua fama. Nel 1921 approda a Parigi, dove Marcel Duchamp lo introduce agli ambienti dell’avanguardia della Capitale, di cui diventa fotografo ufficiale. Conosce André Breton e nel 1924, quando nasce il surrealismo, sarà il primo fotografo a seguire il movimento. Non disdegna il mondo della moda, di cui ritrae figure iconiche come Elsa Schiapparelli e Coco Chanel.

Nell’immaginario collettivo del Novecento

Le_violon-dingres_man_rayMan Ray produce immagini destinate a entrare nell’immaginario collettivo del Novecento. In mostra, fra le opere più celebri Larmes (1934) e Le Violon d’Ingres (a destra, 1924), in cui Kiki de Montparnasse – una delle sue modelle – compare nuda e seduta di spalle, con due effe dipinte che richiamano un violino. Come hanno sottolineato i curatori di Man Ray: tutto, poteva capitare che alcune opere andassero perdute o distrutte. Forse abituato dalla fotografia all’idea della riproduzione, Man Ray replica, se necessario. E recupera nel corso del tempo vecchie idee che, rivisitate, diventano più nuove di quelle nuove.

Un inventore di oggetti

Ray-Duchamps_scacchiPerdersi fra le sale di questa mostra non è difficile: occorre preventivare almeno un’ora e mezza per visitarla. Si scopre un Man Ray scacchista, che condivide questa passione con l’amico Marcel Duchamp. C’è un Man Ray che sorprende con gli oggetti: per esempio,  Cadeau (1921) è un ferro da stiro con i chiodi, da lui riprodotto più volte.

L’oggetto indistruttibile (1931) è un metronomo meccanico dove compare un occhio femminile – quello di Lee Miller – che segue in modo inquietante il visitatore. Stupiscono le rayografie, fotografie realizzate senza l’uso della macchina fotografica, ottenute esponendo gli oggetti a contatto con materiale sensibile e con una fonte luminosa, e le solarizzazioni, che creano un altro genere di effetto speciale. Entrambe testimoniano la curiosità e l’inventiva dell’artista.

Autoritratti in ogni sala

Negli anni Sessanta, Man Ray diventa noto anche in Italia, grazie all’amicizia con il gallerista e scrittore Arturo Schwarz, che ospita nel 1964 la prima mostra a lui dedicata. Una nota curiosa: in ogni sala, è presente un autoritratto di Man Ray. Spicca il curioso Self-Portrait with half beard (1943), in cui l’artista ritrae se stesso, metà volto con barba e l’altra metà senza.

Il tributo alla moglie Juliet

juliet_man_rayLa parte finale con The Fifty Faces of Juliet (1941-1954) è un tributo alla moglie dell’artista e alla fotografia. Un’intera parete è dedicata alle immagini di Juliet Browner, ballerina e modella americana, convolata a nozze a Beverly Hills con Man Ray nel 1946 (nella foto a destra, dettaglio di uno dei ritratti esposti). Juliet condivise gli ultimi trent’anni di vita dell’artista in un appartamento parigino. Il fascino di lei gli fa dismettere i panni del seduttore e del fotografo di nudi femminili sovversivi e provocatori. Dopo la sua morte, Juliet Browner sarà la custode del suo archivio.

Villa dei Capolavori racchiude anche la collezione d’arte di Luigi Magnani, che vanta capolavori di Goya, Tiziano, Rubens. Include anche il più importante nucleo di pittura francese tra Ottocento e Novecento in Italia, con opere di Renoir, Cézanne, Matisse, Monet. Con un unico biglietto, è possibile visitare la mostra Man Ray: tutto e la collezione.

 

 

Maria Tatsos

Foto: ufficio stampa Fondazione Magnani-Rocca, Maria Tatsos

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Maria Tatsos
Giornalista professionista, è laureata in Scienze Politiche e diplomata in Lingua e Cultura Giapponese presso l'IsiAO di Milano. Attualmente lavora come freelance per vari periodici femminili, collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) e con il Centro di Cultura Italia-Asia. Tiene corsi di scrittura autobiografica ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche. È autrice del romanzo storico "La ragazza del Mar Nero" sulla tragedia dei greci del Ponto (2016) e di "Mai più schiavi" (2018), un saggio su Biram Dah Abeid e sulla schiavitù in Mauritania, entrambi editi da Paoline. Nel tempo libero coltiva fiori e colleziona storie di giardini, giardinieri e cacciatori di piante che racconta nel corso "Giardini e dintorni".

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