Da Kosovafilm ai riconoscimenti internazionali, le storie e i talenti di una cinematografia giovane che ha costruito una delle espressioni più forti della propria identità culturale
C’è un Paese nel cuore dei Balcani che ha imparato a raccontare la propria storia attraverso le immagini. È il Kosovo, una realtà giovane sul piano istituzionale, ma con una tradizione cinematografica che precede la sua indipendenza e che oggi rappresenta una delle espressioni più significative della sua identità culturale.
Il cinema kosovaro non è soltanto un settore dell’industria culturale. È un modo di custodire la memoria, raccontare ciò che è accaduto, dare voce a generazioni che hanno attraversato conflitti, repressioni, separazioni e profonde trasformazioni sociali. È soprattutto la dimostrazione di come un Paese possa esprimere un talento capace di parlare al Mondo, superando confini geografici, linguistici e culturali. La sua storia è fatta di autori che hanno saputo raccontare la propria terra senza rinunciare a un linguaggio internazionale, di attrici e attori che hanno varcato i confini nazionali e di professionisti che hanno raggiunto importanti realtà dell’industria cinematografica mondiale. Per comprendere questa eccellenza bisogna tornare alle origini.
Kosovafilm: una storia che comincia nel 1969
Una data fondamentale è il 20 febbraio 1969, quando viene fondata Kosovafilm,
l’organizzazione pubblica destinata alla produzione, distribuzione e proiezione cinematografica. Il primo direttore è Abdurrahman Shala. La nascita di Kosovafilm segna un passaggio decisivo: il cinema diventa uno spazio organizzato di produzione culturale, un luogo nel quale costruire una rappresentazione autonoma della società kosovara.
Inizialmente si producono soprattutto documentari e cortometraggi; successivamente arrivano i lungometraggi. Nel corso degli anni Settanta e Ottanta si consolida una produzione che racconta la società, le tradizioni, le trasformazioni e le contraddizioni del territorio. Tra le figure centrali di questa stagione c’è anche Azem Shkreli, scrittore, poeta e protagonista della vita culturale kosovara.
Non si trattava semplicemente di realizzare film. Si trattava di rappresentare una cultura, una lingua e un popolo che cercavano spazio e riconoscimento. Tra i titoli della produzione storica figurano Era dhe lisi, Gjurmë të bardha, Njeriu prej dheu, Proka e Rojet e mjegullës. Opere che costituiscono oggi una parte importante del patrimonio audiovisivo del Kosovo.
La guerra e la battaglia per recuperare la memoria cinematografica
La guerra degli anni Novanta ha segnato profondamente anche il destino del cinema kosovaro. Le istituzioni culturali furono colpite, le attività produttive interrotte e molti professionisti costretti a lavorare in condizioni difficili o a cercare opportunità altrove. Ma una delle ferite meno conosciute riguarda proprio il patrimonio cinematografico. Una parte dei materiali e dei film prodotti da Kosovafilm si trova ancora in Serbia. Il trasferimento di beni e materiali avvenuto nel 1999 ha aperto una controversia che continua a interessare le istituzioni culturali kosovare. Non è una questione secondaria: un archivio cinematografico non contiene soltanto pellicole, ma testimonianze, documenti, immagini di una società e della sua evoluzione. Recuperare e rendere accessibile questo patrimonio significa restituire a un Paese una parte della propria storia.
La questione è stata affrontata anche da Blerta Zeqiri, direttrice del Kosovo Cinematography Center, che durante un incontro a Roma con giornalisti, critici cinematografici e registi, alla presenza dell’ambasciatrice Nita Shala, ha sottolineato come il recupero dei film conservati negli archivi serbi rappresenti una priorità culturale e storica per il Kosovo e richieda anche il sostegno della comunità internazionale. Inoltre ha illustrato le difficoltà di conservazione del patrimonio: dei 35 film prodotti da Kosovafilm tra il 1969 e il 1998, 19 sono custoditi in Kosovo, ma soltanto otto risultavano digitalizzati. Altri materiali sono conservati a Belgrado e il Paese continua a lavorare per ottenerne la restituzione.
È una battaglia culturale e istituzionale, ma anche una questione di diritto alla memoria. Perché un Paese non può raccontare pienamente la propria storia se non può accedere a tutte le immagini che quella storia hanno documentato.
Da Pristina al Mondo: la forza dei nuovi registi
Eppure, nonostante le difficoltà, il cinema kosovaro ha saputo ripartire. E lo ha fatto
con una creatività sorprendente. Tra i nomi più significativi c’è Blerta Basholli, regista di Hive (Zgjoi), film che nel 2021 ha conquistato tre importanti premi al Sundance Film Festival nella sezione World Cinema Dramatic: il Grand Jury Prize, l’Audience Award e il Directing Award. Ispirato alla storia vera di Fahrije Hoti, il film racconta la vicenda di una donna che, dopo la scomparsa del marito durante la guerra, cerca di ricostruire la propria vita e quella della comunità. È un cinema che non cerca necessariamente la spettacolarizzazione della tragedia. Preferisce raccontare le persone, la dignità, la resistenza quotidiana e la capacità di ricominciare.
Un altro nome fondamentale è quello di Visar Morina, regista kosovaro che con Exil aveva già raggiunto importanti riconoscimenti internazionali. Nel 2026 è tornato alla ribalta con Shame and Money, che ha conquistato il Grand Jury Prize nella sezione World Cinema Dramatic del Sundance Film Festival. Il film racconta le difficoltà economiche e sociali di una famiglia kosovara, trasformando una vicenda apparentemente quotidiana in una riflessione sulla dignità, sulle aspettative e sulle disuguaglianze della società contemporanea.
E c’è Blerta Zeqiri, regista e direttrice del Kosovo Cinematography Center. Il suo cortometraggio The Return ha fatto storia diventando il primo film kosovaro selezionato al Sundance nel 2012, dove ha vinto il premio principale della categoria. Con The Marriage ha affrontato anche temi delicati come l’identità, la libertà individuale e i diritti LGBT in una società attraversata da profonde trasformazioni.
Sono autori diversi, ma accomunati dalla capacità di portare storie locali dentro un linguaggio universale.
Hollywood, gli Oscar e i talenti kosovari: una presenza che supera i confini
Il successo del cinema kosovaro non si misura soltanto attraverso i festival europei. La sua storia è arrivata anche a Hollywood e agli Oscar, dimostrando che una cinematografia nata in un contesto segnato dalla guerra e da una complessa ricostruzione istituzionale può raggiungere il pubblico internazionale. Una figura pionieristica è Bekim Fehmiu, attore di origine albanese, nato a Sarajevo e cresciuto a Pristina. È stato una delle grandi personalità del cinema internazionale. La sua carriera lo portò a lavorare anche in produzioni americane e internazionali, diventando un interprete conosciuto ben oltre i confini dei Balcani.
Un momento simbolico per la cinematografia kosovara arriva nel 2016, quando Shok, diretto dal britannico Jamie Donoughue, diventa il primo film girato in Kosovo e interpretato da attori kosovari a ottenere una candidatura agli Academy Awards nella categoria miglior cortometraggio live action. Ambientato durante la guerra del Kosovo, il film racconta l’amicizia di due ragazzi in un contesto segnato dalla violenza. Non vinse la statuetta, ma portò il nome del Kosovo sul palcoscenico degli Oscar.
Nel 2021, Hive di Blerta Basholli aggiunse un altro capitolo importante: dopo il trionfo al Sundance, entrò nella shortlist degli Oscar per il miglior film internazionale. Non arrivò alla candidatura finale, ma il risultato confermò la forza della nuova cinematografia kosovara.
Interpreti di origine kosovara raggiungono la scena mondiale
Nel 2026 l’attrice e regista Luàna Bajrami, nata in Kosovo e trasferitasi in Francia con la famiglia, ha preso parte a Two People Exchanging Saliva, film vincitore dell’Oscar per il miglior cortometraggio live action, premio assegnato ex aequo. Bajrami ha ritirato il riconoscimento insieme al resto della squadra. È un successo ottenuto da una produzione franco-americana, non da un film nazionale kosovaro, ma rappresenta un’altra testimonianza della presenza di talenti legati al Kosovo nel cinema mondiale.
A questo percorso si aggiunge il contributo di professionisti come Sevdije Kastrati–Dill, direttrice della fotografia kosovara che ha costruito la propria carriera internazionale ed è entrata nell’American Society of Cinematographers, una delle associazioni professionali più prestigiose del settore, con sede a Hollywood. Tra i titoli più recenti che testimoniano la vitalità del cinema kosovaro c’è anche Shame and Money, di Visar Morina, premiato al Sundance Film Festival 2026. Il film racconta le difficoltà di una famiglia costretta a lasciare la campagna per trasferirsi a Pristina, offrendo uno sguardo sulle contraddizioni sociali ed economiche del Kosovo contemporaneo. L’ultima novità arriva dal fronte degli Oscar: il Kosovo ha scelto Dua, il nuovo film di Blerta Basholli, come propria candidatura per la categoria Miglior film internazionale agli Academy Awards 2027.
Importante presenza nella Capitale italiana
È proprio da questa consapevolezza che nasce la presenza kosovara a Roma, in occasione della nona edizione dell’Euro Balkan Film Festival, in programma dal 31 ottobre al 7 novembre 2026. A rappresentare il settore cinematografico del Paese è Blerta Zeqiri, direttrice del Kosovo Cinematography Center (KCC), istituzione pubblica che sostiene la produzione audiovisiva nazionale, finanzia lo sviluppo di nuovi progetti e promuove le coproduzioni internazionali. La sua presenza nella capitale ha una precisa dimensione istituzionale e professionale.
Lunedì 2 novembre è avvenuto un incontro al Ministero della Cultura con Giorgio Carlo Brugnoni, direttore generale Cinema e audiovisivo, per discutere di coproduzioni, sostegno alla produzione indipendente e circolazione delle opere tra Italia e Kosovo. Un confronto importante, che può contribuire a costruire nuovi rapporti tra due realtà cinematografiche e produttive che hanno molto da condividere. La visita si inserisce anche nel programma degli Industry Days del festival. Blerta Zeqiri partecipa agli incontri dedicati al nuovo cinema kosovaro e alle regole europee e presenta il Kosovo Cinematography Center nell’iniziativa Link, dedicata a fondi, incentivi, professionalità e opportunità di coproduzione per i produttori italiani.
Non è soltanto una visita di rappresentanza. È un’occasione per presentare il Kosovo come territorio creativo, capace di offrire storie, talenti, competenze e location, ma soprattutto come interlocutore cinematografico europeo. Il dialogo con l’Italia assume un valore particolare: la coproduzione può diventare uno strumento per rafforzare le industrie indipendenti, dare nuove opportunità agli autori e permettere alle opere di raggiungere pubblici più ampi.
Il Kosovo all’Euro Balkan Film Festival: una storia che continua
La partecipazione kosovara trova una presenza concreta anche sullo schermo. Tra i dodici
cortometraggi in concorso all’Euro Balkan Film Festival figura I Believe the Portrait Saved Me, del regista kosovaro Alban Muja, coproduzione Kosovo-Paesi Bassi del 2025. Il film racconta la testimonianza di Skender Muja, padre del regista, che ricorda una drammatica esperienza vissuta durante la guerra del Kosovo e il ruolo che le sue capacità artistiche ebbero nella sua sopravvivenza. È una storia particolarmente significativa: l’arte che diventa salvezza, il ritratto che si trasforma in testimonianza, la memoria individuale che si fa memoria collettiva. La presenza di Alban Muja è importante anche perché mette in relazione due dimensioni fondamentali del cinema kosovaro: la necessità di conservare la memoria del passato e quella di raccontare il presente con uno sguardo nuovo.
Il festival diventa così un luogo di incontro tra le cinematografie dei Balcani, ma anche uno spazio concreto per costruire collaborazioni e nuove possibilità produttive.
Un cinema che guarda al futuro
Il Kosovo ha ancora molte sfide davanti a sé: rafforzare le strutture produttive, ampliare i mercati di distribuzione, recuperare e proteggere il patrimonio storico, costruire nuove coproduzioni e offrire ai giovani autori opportunità concrete. Ma ha già dimostrato una cosa importante: non occorre appartenere a una grande industria cinematografica per produrre opere capaci di emozionare, interrogare e conquistare il pubblico internazionale.
Dalla nascita di Kosovafilm nel 1969 alle nuove generazioni di registi; dalle pellicole che raccontavano una società in cerca di riconoscimento ai successi di Shok, Hive e Shame and Money; dagli interpreti che hanno raggiunto Hollywood ai professionisti che lavorano nelle più importanti realtà cinematografiche internazionali, il Kosovo ha costruito una storia artistica che merita di essere conosciuta. A Roma, attraverso la presenza di Blerta Zeqiri, il confronto con le istituzioni italiane e la partecipazione all’Euro Balkan Film Festival, questa storia trova una nuova occasione per proseguire.
Perché il cinema, per il Kosovo, non è soltanto un’industria culturale. È memoria, identità, libertà creativa e capacità di dialogare con il Mondo. E forse è proprio questa la sua conquista più grande: essere riuscito a trasformare la propria storia in immagini che oggi appartengono a tutti.
Alba Kepi
Foto © Adrion LTD, European Film Awards, Screen Daily, Instagram













