Lo Shin Bet indaga su presunti finanziamenti esteri alle organizzazioni che spingono gli arabi israeliani al voto, tra stallo politico e trattative di coalizione
Il partito Likud di Benjamin Netanyahu ha denunciato una possibile interferenza di Turchia e Qatar nelle elezioni israeliane, in un contesto di incertezza politica e di processi per formare un Governo. Secondo i media ebraici, il Likud stima che i due Paesi siano dietro il finanziamento di organizzazioni che incoraggiano i cittadini arabi di Israele a recarsi alle urne. Le denunce sono oggetto di indagini da parte dello Shin Bet, l’agenzia di sicurezza interna della Nazione.
Indagine su possibili finanziamenti esteri
Come ha riportato il Canale 12, l’indagine si basa su informazioni giunte a conoscenza dello Shin Bet e presentate al capo della Commissione Elettorale Centrale, il giudice della Corte Suprema Noam Solberg. Gli stessi rapporti affermano che i canali attraverso cui il denaro sarebbe stato convogliato alle organizzazioni sono simili a quelli utilizzati in passato per finanziare attività terroristiche. Solberg ha incaricato il capo di Sinn Féin, David Zinney, di avviare un’indagine sulle accuse di interferenza straniera. Al centro ci sono sospetti di finanziamenti stranieri e possibile corruzione elettorale da parte di entità straniere.
Martedì, Zini aveva detto che il processo elettorale stava procedendo senza intoppi, ma aveva avvertito che ciò non dovrebbe essere dato per scontato.
Accuse di frode e il voto arabo
Prima del voto, i media ebraici avevano riportato che il Likud aveva intenzione di contestare i risultati nelle aree con popolazioni arabe e affermare che le elezioni erano state “rubate” nel caso in cui Netanyahu non avesse vinto. Secondo i rapporti, il partito avrebbe preparato in anticipo accuse di frode elettorale.
Il voto arabo è considerato decisivo per le correlazioni post–elettorali. Secondo le stime, la Lista Congiunta dovrebbe ottenere 12 seggi, mentre Raam dovrebbe conquistarne 7. Con un totale di 19 seggi, i due partiti arabi potrebbero svolgere un ruolo importante in scenari alternativi di formazione di Governo.
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha invitato i politici a mostrare la volontà di comprendere nei negoziati per formare un Governo. Allo stesso tempo, ha sottolineato che bisogna fare ogni sforzo per evitare la convocazione di nuove elezioni.
La Grecia
Il verdetto popolare delle urne del 27 ottobre in Israele è per la Grecia una “questione strettamente interna“, in cui, come è evidente, non c’è spazio per commenti ufficiali. L’interesse di Atene, tuttavia, per il futuro panorama politico di Tel Aviv è scontato, grande e proporzionato alla profondità della relazione strategica che collega le due parti in diversi ambiti chiave, come difesa, energia e sicurezza.
Nel primo anno, il fatto che Benjamin Netanyahu rimanga nella sua posizione di primo ministro ad interim – poiché nonostante sia in vantaggio nei seggi, non ottenga la maggioranza parlamentare necessaria per formare un Governo – è rassicurante per la parte greca. L’orizzonte delle relazioni greco-turche è per il momento confuso, in attesa sia del disegno di legge sulla Patria Blu sia della ripresa della ricerca sull’interconnessione elettrica tra Grecia – Cipro – Israele, quindi è certamente considerato uno sviluppo non negativo che “dall’altra parte della linea” non ci sia alcun cambio di immagine al momento, dato l’importante ruolo che Israele svolge in termini di sicurezza per il Paese.
Questione di fondamentale importanza
In prospettiva, tuttavia, la parte greca ha chiarito molte volte che, per quanto riguarda Israele, le “persone” non giocano un ruolo, poiché la relazione bilaterale e strategica è
strutturata con lo Stato stesso e non con il rispettivo sovrano. Caratteristica è stata la recente citazione della questione da parte di Kyriakos Mītsotakīs che, rispondendo alle critiche rivolte alla Grecia per essere strategicamente allineato con Israele in un momento in cui il suo primo ministro è fortemente criticato per Gaza, ha osservato che «la relazione strategica della Grecia è con lo Stato di Israele, non necessariamente con l’attuale governo». Sottolineando che il rapporto tra Grecia e Israele «non è stato a scapito dei legami molto forti che il nostro paese ha con il mondo arabo, con l’Autorità Palestinese», ha anche rivelato che ciò non ci ha impedito «di esprimerci apertamente e criticare il Governo israeliano quando supera il limite».
Come si evolverà la situazione politica in Israele, naturalmente, e quanto sarà forte la leadership una volta completate le procedure prescritte, è una questione di fondamentale importanza per la Grecia.
Sullo sfondo della più ampia instabilità geopolitica e dei molteplici sondaggi che stanno già portando cambiamenti nel terreno politico, a livello internazionale, con dinamiche momentaneamente sconosciute, per Atene è scontato che chiunque sia al comando del governo israeliano, l’obiettivo sarà che sia una leadership solida in grado di controllare sia le questioni bilaterali che regionali, il principale dei quali è il fattore imprevedibile di Ankara.
Equilibri
In un momento in cui le acque calme dell’Egeo e del Mediterraneo orientale sono diventate selvagge, e in un momento in cui da un lato la mappa energetica della Regione viene ridisegnata e dall’altro si stanno redigendo nuovi accordi sulle zone marittime, è importante per la Grecia, sulla strada verso una propria urna elettorale nel prossimo futuro, avere un leader forte in Israele alleato che garantisca il mantenimento degli equilibri.
Oltre alla relazione bilaterale, Israele è un partner importante per Atene nel contesto della cooperazione trilaterale nella Regione con Cipro (anche per motivi di equilibrio riguardo alla Turchia), ed è anche una delle quattro parti dello schema cooperativo “3+1” cruciale per il Paese e accoglie gli Stati Uniti in modo catalizzato, Soprattutto per quanto riguarda la promozione dell’energia e altri progetti e il ruolo che la Grecia (ora) ricopre nella Regione più ampia come pilastro di stabilità e centro di sicurezza energetica.
Trump
Le recenti elezioni in Israele non hanno prodotto un vincitore chiaro, trascinando il Paese in uno stallo politico prolungato e causando un forte mal di testa alla Casa Bianca. Il presidente statunitense Donald Trump si trova ora ad affrontare un periodo di profonda incertezza su chi guiderà il più vicino alleato di Washington in Medio Oriente, in un momento estremamente critico in cui i conflitti aperti con l’Iran e la Striscia di Gaza minacciano di incendiare l’intera regione.
Sebbene la coalizione di destra di Benjamin Netanyahu abbia ottenuto il maggior numero di seggi alla Knesset, ha perso la maggioranza parlamentare, nonostante Trump lo avesse apertamente sostenuto contro la coalizione rivale guidata dall’ex capo dell’esercito intransigente Gandhi Eisenkot.
La scena politica in Israele ora somiglia a sabbie mobili, poiché nessuna delle due parti
sembra garantire una via chiara verso la formazione di un governo stabile. Queste sono le prime urne elettorali allestite nel Paese dai letali attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e dalle guerre che ne sono seguite a Gaza, Libano e Iran. Il giorno seguente preannuncia negoziati difficili e lunghi per formare una coalizione di Governo, o addirittura la possibilità di nuove elezioni, con Netanyahu che rimane temporaneamente al potere come primo ministro ad interim. Questo sviluppo influisce direttamente sulle relazioni tra Usa e Israele, dominate dalla lotta comune contro Teheran e dagli sforzi di pace bloccati.
Turchia
Il Centro per la Contestazione alla Disinformazione della presidenza turca nega categoricamente le accuse di interferenza turca nelle elezioni israeliane, citando una campagna deliberata di disinformazione volta a manipolare l’opinione pubblica.
Secondo una dichiarazione emessa in risposta a rapporti dei media internazionali e ai post sui social media, la parte turca respinge completamente le lamentele pertinenti. È caratteristico che afferma: «le accuse apparse su alcuni media internazionali e piattaforme social, secondo cui “la Turchia è intervenuta nelle elezioni israeliane”, sono completamente infondate».
George Labrinopoulos
Foto © Al Jazeera, Euronews, European Parliament













