Inquinamento aria Europa: 300.000 morti l’anno

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Inquinamento atmosferico Europa

Il 97% dei cittadini urbani respira livelli pericolosi di PM 2,5. L’Ue punta all’obiettivo inquinamento zero entro il 2050

Sebbene la qualità dell’aria in Europa sia oggi nettamente migliore rispetto a qualche decennio fa, il conto dell’inquinamento atmosferico continua a essere salatissimo: ogni anno circa 300.000 persone nel Vecchio Continente muoiono prematuramente a causa dell’esposizione agli inquinanti. I dati più recenti dipingono un quadro allarmante: nel 2021, il 97% della popolazione residente nelle aree urbane è stato esposto a concentrazioni di particolato fine (PM 2,5), l’inquinante più nocivo, superiori ai livelli indicati nei più recenti orientamenti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Il consumo energetico e l’agricoltura rappresentano le principali fonti di inquinamento atmosferico in Europa. Di fronte a questa emergenza, l’Unione europea persegue l’obiettivo “inquinamento zero” per il 2050 e sta lavorando a una serie di nuove norme per realizzare tale ambizione.

Tra i principali inquinanti figurano:

  • particolato

  • ammoniaca

  • metano

  • ozono

  • ossidi di azoto

  • biossido di zolfo

  • composti organici volatili non metanici

Ciascuno di questi inquinanti è di per sé nocivo e alcuni possono persino reagire tra loro attraverso processi chimici, trasformandosi in particolato o ozono, aggravando ulteriormente la qualità dell’aria.

Il nemico invisibile

Il particolato fine (PM 2,5) provoca i danni maggiori ai cittadini europei. È così piccolo da poter entrare nei polmoni e persino nel flusso sanguigno, causando gravi problemi di Inquinamento atmosferico Europasalute. È composto da particelle solide e goccioline liquide di varie dimensioni. La polvere e il polline possono essere osservati a occhio nudo, mentre le particelle derivanti dalla combustione hanno dimensioni inferiori a 2,5 micrometri (μm), ovvero la dimensione di un batterio. Per dare un’idea delle proporzioni: 1 micrometro (μm) equivale a un milionesimo di metro. Un capello umano, in media, misura circa 100 μm e supera di quasi 30 volte la dimensione della particella PM 2,5 più grande.

Dagli anni ’80 l’Ue dispone di misure rigorose per ridurre l’inquinamento atmosferico e, di conseguenza, le emissioni dei principali inquinanti sono diminuite in modo significativo. Tuttavia, secondo gli ultimi dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, il 97% della popolazione urbana dell’Ue è stato ancora esposto a concentrazioni di particolato fine (PM 2,5) superiori ai livelli menzionati nei più recenti orientamenti dell’Oms. Anche l’esposizione ad altri inquinanti supera i livelli raccomandati.

Fonti di inquinanti

L’agricoltura e il consumo energetico sono le principali fonti di inquinanti atmosferici. Più del 50% di PM 2,5 deriva dal consumo di energia. L’ozono non viene rilasciato direttamente nell’aria: si forma quando altri inquinanti, principalmente ossidi di azoto e composti organici volatili, reagiscono con la luce del sole e con il calore. Il PM 2,5 è emesso direttamente nell’aria, soprattutto dalla combustione di combustibili fossili o biomassa, oppure è prodotto quando altri inquinanti, come gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo o l’ammoniaca, reagiscono tra loro.

Per ridurre in modo significativo il PM 2,5 nell’aria, occorre adottare misure per contrastare una serie di inquinanti atmosferici diversi in una gamma di settori e attività, tra cui il riscaldamento domestico e l’agricoltura, ma anche i trasporti, la produzione di energia elettrica e l’industria.

Conseguenze sulla salute: 14 kg di aria al giorno, ma a quale prezzo?

Ciascun essere umano inala all’incirca 14 kg di aria al giorno. Quando respiriamo, però, inaliamo anche degli inquinanti, che penetrano nei nostri polmoni e persino nel nostro flusso sanguigno. L’esposizione all’inquinamento atmosferico può provocare malattie respiratorie, tra cui asma, cancro ai polmoni e ictus. Centinaia di migliaia di persone muoiono prematuramente ogni anno in Europa perché esposte a concentrazioni di inquinanti superiori ai livelli raccomandati dall’Oms. Il bilancio per inquinante è il seguente:

  • 238.000 decessi: Particolato fine (PM 2,5)

  • 49.000 decessi: Biossido di azoto (NO₂)

  • 24.000 decessi: Ozono (O₃)

Ripercussioni ambientali ed economiche: ecosistemi e raccolti sotto attacco

L’inquinamento atmosferico non influisce soltanto sulla salute umana: produce infatti effetti negativi anche sugli ecosistemi e sulla vegetazione del Pianeta e, di conseguenza, sulla nostra economia.

L’ozono troposferico (O₃) danneggia le coltivazioni agricole e le foreste, riducendo i tassi di crescita, con un conseguente calo nella resa delle colture, e incidendo sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2019 molti paesi dell’Ue hanno perso oltre il 5% della loro resa di frumento a causa dell’ozono, con enormi perdite economiche.

Gli ossidi di azoto (NOₓ) e l’ammoniaca (NH₃) nell’aria si depositano sul terreno e nei corpi idrici. Nel processo chiamato eutrofizzazione, i livelli eccessivi di queste sostanze chimiche nei fiumi, nei laghi o nei mari favoriscono la rapida crescita di alghe e piante acquatiche, che possono impoverire i livelli di ossigeno quando muoiono e si decompongono. Tale impoverimento di ossigeno danneggia i pesci e altri organismi acquatici e comporta, inoltre, l‘acidificazione dei suoli forestali e dei corsi di acqua dolce. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2020 il 75% degli ecosistemi dell’Ue è stato esposto a livelli di azoto che possono portare all’eutrofizzazione.

Quanto è pulita l’aria nella tua città?

Sebbene l’inquinamento atmosferico in Europa sia notevolmente diminuito negli ultimi decenni, il quadro nelle diverse Città è piuttosto eterogeneo. Nel 2021 e nel 2022 quattro città europee hanno superato l’attuale limite Ue di 25 microgrammi di particolato fine per metro cubo d’aria: Slavonski Brod (Croazia), Nowy Sacz e Piotrków Trybunalski (Polonia) e Cremona (Italia).

Dieci città europee sono riuscite a mantenersi al di sotto dei 5 microgrammi di PM 2,5 per metro cubo:

  • Narva e Tallinn in Estonia

  • Tampere/Tammerfors in Finlandia

  • Reykjavik in Islanda

  • Faro e Funchal in Portogallo

  • Umeå, Uppsala, Norrköping e Stoccolma in Svezia

L’inquinamento atmosferico ha causato quasi otto milioni di morti nel Mondo nel 2023, secondo il rapporto State of Global Air. La Banca Mondiale stima che l’impatto sulla salute costi 8.100 miliardi di dollari (7.050 miliardi di euro) l’anno, pari a circa il sei per cento del Pil globale.

Le voci degli esperti: «L’inquinamento è invisibile, ma raggiunge ogni organo»

«Per la maggior parte delle persone l’inquinamento è invisibile», dice a Euronews Earth la dottoressa María Neira, ex direttrice di ambiente, cambiamento climatico e salute presso l’Organizzazione mondiale della sanità. Spiega che le particelle inquinanti raggiungono «qualsiasi organo» del corpo, compreso il cervello, contribuendo al declino cognitivo e a malattie come il Parkinson, l’Alzheimer e le demenze.

L’ex mezzofondista olimpica Paula Radcliffe, cui è stata diagnosticata un’asma da sforzo a 14 anni, ha sperimentato in prima persona questi effetti. Correndo in una Pechino inquinata, racconta di aver avuto «mal di testa, nausea e problemi alla vista». Aggiunge che l’aria sporca compromette anche lo sviluppo cerebrale dei bambini e i risultati scolastici.

Breathe Cities

Breathe Cities, iniziativa globale che affronta l’inquinamento dell’aria nelle aree urbane, lavora oggi con 16 Città nel Mondo per ampliare l’accesso ai dati sulla qualità dell’aria e sostenere politiche per l’aria pulita.

Londra ha ridotto di circa il 40 per cento i decessi legati all’aria tossica da quando ha introdotto la sua Ultra Low Emission Zone (ULEZ) e altre misure per l’aria pulita, secondo uno studio indipendente dell’Imperial College London.

Sofia: da una delle Città più inquinate alla zona a basse emissioni

A Sofia, in Bulgaria, il traffico e il riscaldamento a legna restano le due principali fonti di inquinamento. «Nel 2023 eravamo considerati una delle Città con il maggior numero di decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico», racconta a Euronews Earth il dottor Kostadin Kostadinov dell’Università medica di Plovdiv. Dopo una class action avviata da gruppi ambientalisti e residenti, Sofia ha introdotto una zona a basse emissioni che limita il traffico e prevede l’ammodernamento degli impianti di riscaldamento domestico. «Ci sono già prove che sta riducendo l’inquinamento», afferma Ivaylo Hlebarov, consulente per la qualità dell’aria del Comune di Sofia.

La zona però è in vigore solo tre mesi l’anno. «È una decisione politica», osserva Hlebarov, ricordando che l’inquinamento da biossido di azoto legato al traffico mostra variazioni stagionali minime. «Questa zona dovrebbe diventare… una misura valida tutto l’anno», aggiunge. La Bulgaria registra tra i tassi più alti in Europa di malattie cardiovascolari, ictus e tumori. Patologie che, sottolinea Kostadinov, sono fortemente legate all’inquinamento atmosferico, anche se la ricerca locale è ancora limitata.

 

Ammir El-Mehrat

Foto © IA

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