Le sontuosità de Il Gattopardo

0
884
Gattopardo

Netflix ci fa immergere in una nuova lettura dell’opera di Tomasi da Lampedusa

«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi», questa la celebre frase che Tancredi pronuncia allo zio, il Principe di Salina così dubbioso sulla scelta del nipote di arruolarsi tra i Garibaldini. Una frase che custodisce al suo interno il potente e profondo significato che il cambiamento porta con sé. Il Gattopardo torna a rivivere in una veste diversa, ma allo stesso tempo uguale, perché è la storia che dalle pagine del celebre romanzo di Tomasi da Lampedusa esplora i suoi significati più profondi nella serie in sei puntate disponibile dal 5 marzo su Netflix.

Presentata al Grand Hotel Plaza di Roma, in una cornice elegante e unica poiché è uno dei luoghi più iconici delle riprese della serie, Il Gattopardo vede protagonisti Kim Rossi Stuart, Benedetta Porcaroli, Deva Cassel e Saul Nanni. La serie è prodotta da Indiana Production e Moonage Pictures.

Alla presentazione al Plaza hanno partecipato anche gli interpreti Paolo Calabresi, Astrid Meloni e Francesco Di Leva. Con loro Giuseppe Capotondi (regista episodio 4), Laura Luchetti (regista episodio 5), Paolo Buonvino (compositore delle musiche originali), Carlo Poggioli, Edoardo Russo (costumisti), ed Edoardo Ferretti (Series Producer).

Tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo è un racconto epico sorprendente che riesce a essere sempre attuale. La serie è stata girata tra Palermo, Siracusa, Catania, Torino e Roma. I paesaggi, le atmosfere, i colori, le luci e la fotografia sono affascinanti e uniche, conferendo alla serie un’autenticità e un appeal non indifferente.

Dagli episodi emerge l’opulenza e la sensualità del testo di Tomasi di Lampedusa così intriso di emozioni e riscaldato dal sole siciliano e dai suoi incantevoli paesaggi. Le immagini sono vivide e dinamiche coinvolgendo lo spettatore nella storia.

La storia

Ambientato in Sicilia durante i moti del 1860, incontriamo la figura indimenticabile di Don Fabrizio Corbera, il Principe di Salina che vive una vita di bellezza e privilegio. L’aristocrazia siciliana si sente però minacciata dall’unificazione italiane e Fabrizio si rende conto che il futuro della casata e della sua famiglia è in pericolo.

Il Principe di Salina sarà quindi costretto a stringere nuove alleanze, anche se significherà andare contro ai suoi principi. Organizzerà il matrimonio tra la bella e ricca Angelica e suo nipote Tancredi, spezzando il cuore dell’adorata figlia Concetta ma salvando così il futuro della sua famiglia.

L’attualità di un classico

La serie esplora, attraverso lo sguardo di oggi, temi che si tramandano da secoli e sono universali: il potere, l’amore e il costo del progresso.

«Il Gattopardo per Netflix Italia rappresenta la più grande avventura. Il progetto è stato una grande sfida, un’ambizione artistica e produttiva per il nostro Paese. Abbiamo realizzato una serie sontuosa ed emozionante che cattura l’attualità del romanzo di Lampedusa, un testo che quando uscì scosse il mondo letterario diventando poi un classico. La dimensione del racconto seriale ha permesso di dare luce ai vari personaggi. Volevamo una produzione all’altezza e il cast è composto da eccellenze. È un orgoglio ma anche una responsabilità. Ogni progetto è un’avventura e questa è la più grande che Netflix ha fatto in Italia, siamo contenti di portarla in tutto il mondo», dichiara Tinny Andreatta, vicepresidente per i contenuti italiani di Netflix.

Gattopardo«Pensavamo a una serie che avesse al centro la famiglia aristocratica. Ed è stato un lungo viaggio. Ora rilasciamo al mondo questa creatura di cui siamo orgogliosi», aggiunge il produttore e co-ceo Indiana Production Fabrizio Donvito.

 

Anche Will Gould, produttore Moonage Pictures, leggendo il progetto si è reso subito conto che si stava percorrendo la strada giusta.

Le sfide dietro alla serie

«Mi sono reso subito conto del privilegio che avevo ricevuto ritrovandomi ad adattare la storia per il piccolo schermo. È stato un momento di grande eccitazione. È un mondo che va tradotto per lo spettatore, è un libro molto interiore e la nostra sfida è stata portarlo all’esterno, valorizzando le scelte compiute dai personaggi. Nella fase di adattamento ci siamo rivolti a consulenti storici e letterari per capire come fossero andate le cose in quel periodo e comprendere le reazioni del personaggi. Mi è sembrata un’opportunità eccezionale tradurre in parole il frutto di una ricerca culturale. Ci siamo immersi nella storia e nella cultura siciliana, al di là degli scritti di Lampedusa cercando di trasportare tutto nella sceneggiatura», spiega Richard Warlow, creatore della serie e sceneggiatorie insieme a Benji Walters.

Al di là dei paragoni

La serie Netflix non va vista con uno sguardo perentorio di costante paragone con il capolavoro firmato da Luchino Visconti. Qui siamo di fronte a una serie che in sei episodi ha scavato l’intimità dei personaggi, mostrandoci una storia che va oltre le pagine del romanzo, ma che si mantiene fedele.

«I personaggi sono gli stessi del romanzo ma c’è una parte di sviluppo della psicologia fatta dallo sceneggiatore. Si è lavorato sulla vita profonda del romanzo per darne una propria lettura. La base di partenza è sempre
Il Gattopardo, un vero capolavoro e parliamo dell’attualità di questo romanzo che possiamo rileggere oggi in un modo unico. La dimensione seriale dà la possibilità di leggerlo attraverso la ricchezza di costruire qualcosa di molto più ampio e approfondito, sviluppando psicologie e caratteri», sottolinea Andreatta.

«Questa storia attinge alla mia infanzia, perché mio padre insegnava italiano in Inghilterra e per le sue ricerche viaggiavamo spesso in Italia. Per mio padre Il Gattopardo è stato un libro molto importante», rivela Tom Shankland, regista degli episodi 1-2-3-6.

Il Principe di Salina

«Ho lavorato molto sulla voce, sulla profondità. A volte i personaggi ci danno la possibilità di tirare fuori cose sopite, mi sono sentito trascinato dal personaggio. Il romanzo ci dice che tutto cambia per tornare in polvere e secondo me è qui il cuore del romanzo», dice Kim Rossi Stuart.

La figura che per eccellenza cattura l’attenzione sin dall’inizio è l’imponenza del Gattopardo, un uomo così potente che si percepisce anche nei silenzi, attraverso la sua forza e superbia.

«In un passaggio del libro si racconta che i suoi passi facevano traballare i mobili. Io, invece, mi percepisco molto fragile e insicuro, quindi inizialmente ho pensato che avrei dovuto fare un triplo salto mortale per interpretarlo. Poi ho letto il libro e avuto accesso a tutto un mondo interiore che, per certi versi, me lo ha avvicinato. Si percepisce che era un intellettuale sopraffino, ma si ha accesso anche alla sua fragilità. Oltre a comporsi davanti a me il prospetto di un personaggio articolato ed entusiasmante, l’ho trovato anche più approcciabile», prosegue Kim Rossi Stuart.

La dolce Concetta

«Sono forse l’unica che ha dovuto lavorare più di immaginazione perché nel romanzo non c’è uno sviluppo della giovane Concetta. Ho immaginato la complessità del legame con il padre, questa presenza di un superuomo. Mi è piaciuto immaginare che questa ragazza si portasse dentro una rivoluzione e si contrapponesse alla figura paterna in un percorso solitario doloroso rispetto a un racconto che narra il tramonto di un’epoca», spiega Benedetta Porcaroli.

La sensualità di Angelica e il fascino di Tancredi

«Il personaggio di Angelica mi ha conquistato con tutte le sue sfumature. Vuole far parte di questo ambiente, ma vive una battaglia interna, ha una sensibilità nascosta e tante difficoltà perché è cresciuta attraverso gli occhi del padre. Ha iniziato a usare la sua bellezza per rendersi indipendente dal padre. È una storia senza tempo», afferma Deva Cassel.

A chi le domanda se abbia visto il film di Visconti e come abbia costruito il suo ruolo in paragone alla Cardinale, Deva spiega che «è un nome intoccabile ed è stato un onore incarnare il personaggio del libro. Ho preferito non riguardare il film perché la storia era lontana e mi sono affidata al regista. Ho sentito tanta pressione, è un’immagine importante a cui ho cercato di rendere giustizia».

«Per me Tancredi rappresenta un personaggio unico che pronuncia una frase iconica, la forma che cambia senza mutare la sostanza. È una lettera d’amore alla Sicilia. Recitare in un contesto d’epoca ha reso questo gioco unico», illustra Saul Nanni.

 

Alessandra Caputo

Foto © 2025 Netflix, Inc.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui