Bhutan, dove la felicità è una scelta

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Bhutan

Intervista a Elena Sofia Ascoli che dal 2022 vive nel Paese in Asia dove insegna lingua italiana per il De-Suung Skilling Programme

In un mondo dove i numeri sembrano contare più delle persone, c’è il Bhutan: un Paese con un’idea di progresso che trova il perfetto equilibrio tra spiritualità e modernità. Situato sull’Himalaya orientale e incastonato tra India e Cina, il piccolo Paese è casa di circa 770.000 persone. La sua popolazione si distingue per un forte senso di comunità, da una partecipazione attiva e dalla sua gentilezza profonda, unita da valori condivisi.

In Bhutan il buddhismo non è solo una religione, ma un modo di vivere, dove la spiritualità è una guida quotidiana e la natura è vista e vissuta come qualcosa di sacro da proteggere e rispettare. Su iniziativa di Sua Maestà il Re, il Bhutan ha dato vita al progetto Gelephu Mindfulness City (GMC). Si tratta di un’iniziativa proiettata verso il futuro e a un’apertura maggiore verso il resto del Mondo, mostrando il desiderio di farsi conoscere e di far conoscere i propri principi, d invita a scoprire i colori, le tradizioni, le persone e i paesaggi mozzafiato. Tra gli obiettivi principali vi sono l’uso primario di energie rinnovabili, la digitalizzazione e uno sviluppo sostenibile che non dimentica le proprie radici culturali senza lasciare indietro nessuno, offrendo a tutti la possibilità di investimento e di arricchimento a lungo termine.

Sua Maestà il re del Bhutan Jigme Khesar Namgyel Wangchuck sostiene fortemente e con molta passione questo progetto, organizzando regolarmente udienze con il popolo e impegnandosi ad accompagnare e promuovere iniziative che possano contribuire al miglioramento della qualità di vita.

Questione di scelte

Una caratteristica unica del Bhutan è sicuramente l’introduzione dell’indicatore della Felicità interna lorda (Fil). Secondo questo metodo, la felicità non si misura solo con l’economia, ma attraverso elementi come il buon Governo, la cura verso l’ambiente e verso sé stessi, la preservazione della cultura e la spiritualità. Questa modalità unica ha attirato l’attenzione del Mondo intero, proponendo un’idea diversa di progresso: non solo tramite crescita economica, ma una visione che pone l’essere umano e la natura al centro del mondo. Il Bhutan mostra una prospettiva nuova e coraggiosa su cosa sia lo “sviluppo” e ricorda che il progresso in armonia con la natura è possibile, e che la felicità non è un privilegio, ma una scelta culturale e politica.

Abbiamo intervistato per Eurocomunicazione Sofia Elena Ascoli, una giovane donna che ha trasformato la sua passione per l’educazione in un cammino fatto di scelte coraggiose e significative, come quella di partire in Bhutan, dove oggi insegna grazie al De-Suung Skilling Programme.

Cosa ti ha spinto ad accettare un lavoro così particolare? Come è lavorare per l’organizzazione De-Suung Skilling Programme?

Ho sempre avuto il desiderio di vivere in Asia. Ho viaggiato spesso in quella parte del Mondo, attratta dalla cultura, dalla natura rigogliosa, dai colori vivaci e, soprattutto, dalla gentilezza delle persone. Quando ho scoperto l’opportunità con il De-Suung Skilling Programme, ho sentito subito che era la direzione giusta. Lavorare per questa organizzazione è stato molto significativo per me: ho contribuito a una visione educativa che condivido profondamente. È stata un’esperienza a 360 gradi, dove non solo ho insegnato, ma ho anche imparato ad adattarmi a un Mondo molto diverso dal mio. È stato appagante sotto ogni punto di vista.

Quando sei arrivata in Bhutan, qual è stata la tua prima impressione? Hai avuto qualche shock culturale?

Quando sono scesa dall’aereo e ho visto le montagne e quei colori così intensi, mi è Bhutansembrato di essere nel posto più bello che i miei occhi avessero mai visto. Non ho avuto alcuno shock culturale, al contrario: mi sono sentita subito a casa. L’unica difficoltà iniziale è stata l’altitudine, ma con il tempo anche quella si è stabilizzata. Fin dai primi giorni ho provato una sensazione profonda, difficile da spiegare, come se avessi trovato la mia essenza, la mia dimensione, la mia tribù. A volte mi chiedo se, in una vita precedente, fossi nata proprio qui.

Come ti hanno accolta le persone lì? Ti sei sentita subito a casa o c’è voluto un po’ di tempo?

Le persone mi hanno accolta con il sorriso e con il cuore aperto. Entrare in casa di qualcuno significa essere accolti con una tazza di tè al latte, o tè al burro caldo, e tanto amore. A volte parte anche una canzone o una danza spontanea. Mi sono sentita subito a casa, perché anche da bambina cercavo realtà come questa, fatte di semplicità, calore umano e relazioni autentiche.

Com’è la tua vita di tutti i giorni in Bhutan? Come è strutturata la tua routine?

La mia routine è scandita da semplicità e presenza. Insegno italiano per circa sei ore al giorno, preparo le lezioni, parlo con gli studenti. Nel tempo libero cammino nella natura, leggo, partecipo a momenti comunitari, canto canzoni in lingua Dzongkha e ballo intorno al fuoco. Qui ogni gesto, anche il più semplice, ha un valore profondo.

Quale è la tradizione locale che ti ha colpita di più?

Mi ha colpito molto il rituale annuale che si svolge nelle case: tutta la famiglia si riunisce e un gruppo di monaci prega dall’alba al tramonto per purificare l’ambiente dalle energie negative. È un momento di grande unione: si canta, si mangia, si balla. A fine serata si libera il salone e tutti danzano in cerchio e cantano. È qualcosa di profondamente potente, difficile da raccontare a parole. Un altro aspetto che amo è il legame intergenerazionale: qui i bambini, i giovani e gli anziani trascorrono molto tempo insieme. È una cosa rara e preziosa.

Il Bhutan è famoso per i suoi valori spirituali e culturali. Hai scoperto qualche principio o filosofia di vita che ti piacerebbe adottare anche nella tua quotidianità?

Sì. Questa esperienza ha acceso una nuova versione di me. Mi ha insegnato cosa significa davvero amare sé stessi e gli altri. Con i miei studenti avevamo un gioco: quando qualcuno diceva «grazie», rispondevamo «non dire grazie, ma aiuta tre persone!». Questo racchiude lo spirito comunitario: si fa del bene non per ricevere, ma per il semplice piacere di farlo. Il rispetto per le persone, per gli insegnanti, per gli anziani è qualcosa di sacro e profondamente radicato. È un valore che porto nel cuore.

Com’è il cibo tipico? Ci sono sapori o piatti che ti sono piaciuti particolarmente?

Adoro l’ema datshi con i peperoncini rossi essiccati e formaggio, accompagnato dal riso rosso. E il gondo datshi, con uova e formaggio: è un’esplosione di sapori unica. Il cibo qui è semplice ma pieno di carattere e spesso condiviso in un clima di grande convivialità.

Quale è la tua festa preferita in Bhutan? Perché?

Il Punakha Tshechu – e in generale tutti i Tshechu – mi ha colpita nel profondo. È un’esplosione di colori, di danze in maschera, di suoni, di vestiti tradizionali meravigliosi.
C’è una bellezza e una purezza così intensa che potrei stare ore a guardare in silenzio. Ti senti immersa completamente nella cultura bhutanese.

Cosa porterai per sempre con te di questa esperienza in Bhutan, sia a livello personale che professionale?

Mi ha donato una nuova prospettiva di vita. Porterò sempre con me il valore dell’ascolto, della gentilezza, dell’aiutarsi senza aspettarsi nulla in cambio. A livello professionale, ho imparato ad adattarmi, a comunicare in modo più profondo, a rispettare tempi e valori diversi dai miei. È un’esperienza che mi ha cambiata nel profondo.

Ti senti più vicina all’Italia come stile di vita o a quello del Bhutan?

Mi sento vicina a entrambi. L’Italia è il Paese dove sono cresciuta e dove mi sono formata. Il Bhutan è il luogo dove ho scoperto una parte nuova di me. Credo che l’equilibrio tra le diverse realtà sia fondamentale: trovare il bello in ogni posto dove si vive, e portarlo con sé ovunque si vada. Per me, oggi, entrambi sono casa.

Elena Sofia Ascoli

Nata in un piccolo paesino tra le montagne dell’Appennino tosco-emiliano, da madre anglo-finlandese e padre originario della Basilicata, cresciuta a Lucca, in Toscana, e trasferita a Firenze per motivi di studio e lavoro. Laurea in Scienze dell’infanzia presso l’Università degli Studi di Firenze (2019). Fin dall’inizio del suo percorso formativo ha coltivato una forte passione per la pedagogia, che l’ha portata a lavorare con i più piccoli e a proseguire la formazione in ambito educativo.

Nel 2014 ha intrapreso un’esperienza di volontariato in India, nello Stato del Tamil Nadu, presso la Scuola del Sorriso di Ekta. È stato un viaggio che ha segnato profondamente il suo cammino, rafforzando il desiderio di unire educazione e impegno umano. Dopo la Bhutanlaurea ha viaggiato molto in Asia, in particolare tra Birmania, Thailandia e Laos. Ha sempre avuto una grande passione per i viaggi, attratta dai luoghi e dalle culture asiatiche, ricche di profondità spirituale e umana. Dal 2022 vive in Bhutan, dove insegna lingua italiana per il De-Suung Skilling Programme.

Sofia Elena è una sognatrice, riflessiva e determinata. Ama il trekking in montagna e la letteratura di viaggio, passioni che alimentano la sua curiosità per il Mondo. Negli ultimi anni un profondo interesse per la psicologia, il counseling e la mindfulness ha ampliato i suoi studi. Credendo fermamente nel potere dell’ascolto consapevole e della connessione emotiva come strumenti di crescita personale e collettiva. La sua più grande aspirazione è contribuire alla costruzione di un mondo fondato sull’empatia, in cui ogni individuo possa sviluppare la capacità di comprendere l’altro e sentirsi connesso agli altri esseri umani.

 

Cecilia Sandroni

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Cecilia Sandroni
Fondatrice della Piattaforma internazionale ItaliensPR. Cecilia Sandroni, per formazione semiotico del teatro, è membro Socint e della Foreign Press di Roma come Italienspr (italienspr.com), oltre ad essere un'esperta di relazioni internazionali nella comunicazione è Antenna Journalist e international free lance Journalist. Le sue competenze spaziano dal teatro-cinema, alla fotografia, all'arte e al restauro, all’ intelligence con la passione per i diritti umani. Indipendente, creativa, concreta, amante del mare e della natura ha collaborato con importanti istituzioni italiane e straniere per la realizzazione di progetti culturali e civili

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