Gli sceicchi di Hebron guardano a Israele

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Sceicchi di Hebron

Rottura con l’Anp, autonomia anziché indipendenza, Accordi di Abramo. Una nuova proposta per il superamento della soluzione dei due Stati

Cinque autorevoli sceicchi palestinesi hanno presentato una proposta formale al Governo israeliano per la creazione di un Emirato autonomo arabo nell’area di Hebron. In cambio, i firmatari esprimono l’intenzione di riconoscere Israele come Stato del popolo ebraico e di avviare un percorso strutturato verso la convivenza e la cooperazione civile.

L’iniziativa si distingue per il suo carattere inedito e per il luogo da cui proviene: Hebron, città della Cisgiordania con un profondo valore storico e religioso per l’ebraismo. È qui che si trova la Tomba dei Patriarchi, ritenuta il sepolcro biblico di Abramo, Isacco, Giacobbe e delle loro mogli; fu inoltre la prima Capitale del re Davide e figura tra le quattro Città sante della tradizione ebraica, insieme a Gerusalemme, Tiberiade e Safed. Il testo è stato trasmesso direttamente al ministro dell’Economia israeliano Nir Barkat, ex sindaco di Gerusalemme, che da febbraio 2025 ha ricevuto i rappresentanti tribali in una serie di oltre dodici incontri riservati. Il messaggio politico è netto: distacco dall’Autorità nazionale palestinese (Anp), apertura a un’intesa bilaterale con Israele e adesione progressiva agli Accordi di Abramo, architettura diplomatica di normalizzazione regionale lanciata dagli Stati Uniti nel 2020.

Perché ora

A guidare l’iniziativa è Wadee’ al-Jaabari, noto anche come Abu Sanad, figura centrale di uno dei clan storicamente più influenti di Hebron. Leader carismatico con una rete di relazioni estesa e radicata nel territorio, si è fatto portavoce della proposta rompendo apertamente con le narrative ufficiali. «Non ci sarà mai uno Stato palestinese, nemmeno tra mille anni. Dopo il 7 ottobre, Israele non lo permetterà», ha dichiarato in un’intervista. Secondo lui e altri capi clan, l’Autorità nazionale palestinese avrebbe perso contatto con le comunità locali, risultando sempre più percepita come corrotta, inefficiente e priva di legittimazione sociale.

L’iniziativa mira a sostituire questa rappresentanza indebolita con una leadership locale di matrice tribale, più vicina ai bisogni reali della popolazione e in grado di dialogare con Israele in modo pragmatico. La proposta presentata al Governo israeliano include la creazione di una zona economica congiunta e un primo pacchetto di 1.000 permessi di lavoro per residenti di Hebron, con la possibilità di estenderli fino a 50.000 unità. Barkat ha confermato che il piano è attualmente allo studio.

Un punto centrale del documento riguarda anche la sicurezza interna: viene espressa una linea di “tolleranza zero” verso il terrorismo, in contrasto con le politiche dell’Anp che, secondo i firmatari, continuerebbe a garantire sussidi a detenuti condannati per attacchi armati.

Chi sono i protagonisti

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, oltre a Jaabari sarebbero coinvolti in totale otto sceicchi di primo piano e altri tredici leader di rango secondario, i quali rappresenterebbero oltre 550.000 abitanti nell’area di Hebron. Dato quest’ultimo che, qualora confermato, darebbe al progetto una base sociale ampia a livello locale.

Sul versante israeliano, l’iniziativa ha destato interesse in ambienti conservatori, in particolare figure come Yossi Dagan, presidente del Consiglio regionale di Samaria, e Israel Ganz, capo del Consiglio degli insediamenti. A loro giudizio, la proposta potrebbe offrire un’alternativa concreta alla cooperazione con l’Anp, ritenuta sempre più inefficace da  alcuni attori dell’apparato di sicurezza israeliano.

A ispirare l’impianto teorico di questo modello è Mordechai Kedar, accademico israeliano esperto di mondo arabo e docente all’università Bar-Ilan. Kedar sostiene da anni Sceicchi di Hebronun’impostazione federale e tribale per i territori palestinesi: non uno Stato centralizzato, ma una costellazione di emirati locali, ciascuno strutturato attorno alla leadership naturale di un clan dominante. Secondo questa visione, le strutture statali come Anp o Hamas replicherebbero schemi istituzionali occidentali in contesti dove, storicamente, la coesione sociale si è sempre basata su logiche parentali e di lealtà tribale. In quest’ottica, Hebron, Città conservatrice, a forte struttura verticale, clanica, è considerata da Kedar un caso di studio ideale per un primo esperimento.

Una sfida simbolica e politica

La proposta dell’emirato si presenta come una variante significativa rispetto al paradigma della soluzione a due Stati. Il cambiamento  riguarda contenuti e protagonisti: addio leader politici e delegazioni ufficiali, benvenute autorità tribali, la cui legittimità si fonda su dinamiche di prossimità, carisma del singolo, strutture familiari e controllo locale del territorio.

Non mancano, tuttavia, elementi di fragilità. Il quadro clanico della Cisgiordania è eterogeneo e esposto a rischio di instabilità: rivalità storiche, tensioni interne e divergenze con l’Anp potrebbero generare conflitti. A ciò si aggiungono le incognite legate alla reazione di Hamas e le perplessità da parte israeliana, preoccupata di interfacciarsi con attori che non dispongano di apparati amministrativi, finanche di sicurezza.

Ciononostante, alcune componenti israeliane iniziano a considerare un approccio fondato su forme di autorità già operative e rispettate a livello locale. Governare con chi, de facto, esercita influenza sul territorio potrebbe apparire, come un punto di partenza per garantire stabilità. Emblematiche le parole di uno degli sceicchi promotori dell’iniziativa: «Continuare a inseguire l’illusione di uno Stato palestinese ci porterà al disastro. Noi vogliamo una vita dignitosa, la pace, un lavoro. E questa, oggi, ci sembra l’unica strada possibile».

Prospettive e domande aperte

Nonostante l’interesse suscitato, resta da capire quale sarà la posizione del Governo Netanyahu e, soprattutto, la valutazione delle forze di sicurezza, storicamente impegnate a gestire i rapporti con l’Anp attraverso canali consolidati.

La questione centrale rimane aperta: una leadership tribale sarà in grado di garantire stabilità, sicurezza e governance in un contesto complesso come quello della Cisgiordania? Oppure rimarrà un’iniziativa locale utile a colmare un vuoto istituzionale, seppur non sufficiente per delineare un modello di lungo periodo?

Precedenti storici invitano alla cautela. L’esperienza dell’Emirato della Hejaz, durante la Rivolta araba, o quella più recente dei Sons of Iraq, attivi durante la presenza statunitense in Iraq, mostrano come forme di leadership tribale abbiano prodotto risultati positivi nel breve termine, ma raramente si siano consolidate in istituzioni durevoli. Spesso citate come modello, le monarchie del Golfo hanno potuto trasformare la loro legittimità storica in strutture statali funzionali in particolar modo grazie alla disponibilità di risorse naturali e all’appoggio di alleati strategici. Hebron, pur non disponendo di simili condizioni, può però contare su una forte coesione locale e su reti di autorità tradizionali radicate nel territorio.

L’Impero Ottomano

Tra cautela, interesse e necessità di stabilità, questa proposta ha il merito di riportare l’attenzione su un dibattito rimasto a lungo congelato. E in un momento di profonda trasformazione regionale, saranno i fatti sul campo a determinare se l’emirato di Hebron rappresenti un’opportunità di rinnovamento o solo un passaggio simbolico nel lungo processo di ridefinizione dei rapporti israelo-palestinesi. Eppure, l’ultimo impero che aveva adoperato un approccio simile nell’area dimostrò che il metodo era vincente: l’Impero Ottomano, attraverso il sistema dei millet, riuscì a governare un mosaico di popoli e religioni per oltre quattro secoli, dal 1453 fino al crollo definitivo del sultanato nel 1924. Un modello che, pur con tutti i suoi limiti, offriva riconoscimento identitario, autonomia interna e coesistenza strutturata sotto un’autorità centrale.

Alessandro Bonifazi

Foto © Wikimedia Commons, WSJ, Shalom.it, Library of Congress

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