La leader venezuelana premiata per il suo coraggio civile e la lotta pacifica contro il regime di Nicolás Maduro
Maria Corina Machado, ingegnere e leader dell’opposizione venezuelana, ha vinto il Premio Nobel per la Pace 2025. L’annuncio, arrivato da Oslo, segna un momento storico per il Venezuela, da anni schiacciato sotto il regime autoritario di Nicolás Maduro. Il Comitato Nobel norvegese ha definito Machado «una coraggiosa e impegnata paladina della pace, una donna che mantiene accesa la fiamma della democrazia in mezzo a un’oscurità crescente».
Un riconoscimento al coraggio democratico
Il Premio Nobel per la Pace è stato conferito a Machado «per il suo instancabile lavoro nel promuovere i diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta per una transizione pacifica dalla dittatura alla democrazia». Secondo il Comitato, la leader venezuelana «ha dimostrato che gli strumenti della democrazia sono anche gli strumenti della pace», incarnando «la speranza di un futuro in cui i diritti fondamentali dei cittadini siano tutelati e le loro voci ascoltate».
Nelle motivazioni ufficiali si legge che Maria Corina Machado soddisfa «tutti e tre i criteri stabiliti nel testamento di Alfred Nobel» per l’assegnazione del premio:
ha unito l’opposizione di un Paese a lungo diviso;
ha resistito alla militarizzazione della società venezuelana;
ha mantenuto un approccio pacifico e civile nella lotta per la libertà.
Il presidente del Comitato, Jørgen Watne Frydnes, l’ha definita «una delle figure civili più straordinarie del coraggio latinoamericano dei nostri tempi».
Shock e gratitudine: le prime parole di Machado
La notizia ha raggiunto Machado nel cuore della notte a Caracas. «Sono sotto shock, non
riesco a crederci», ha dichiarato in diretta video dopo la comunicazione ufficiale. «Questo è un immenso riconoscimento della lotta di tutti i venezuelani e un impulso per raggiungere il nostro obiettivo: conquistare la libertà». Sui social ha poi aggiunto: «Ganaremos (vinceremo). Siamo alle soglie della vittoria e oggi più che mai abbiamo il popolo degli Stati Uniti, le Nazioni democratiche e i nostri alleati latinoamericani come compagni di cammino. Il Venezuela sarà libero».
Maria Corina Machado, 58 anni, è ingegnere industriale e fondatrice del partito liberale Vente Venezuela. È considerata da anni la principale voce dell’opposizione al regime chavista. Dal 2011 al 2014 è stata deputata dell’Assemblea nazionale, ma è stata destituita e inabilitata dalle autorità dopo aver denunciato le violazioni dei diritti umani e le frodi elettorali del Governo Maduro.
Nonostante le persecuzioni, Machado ha scelto di restare in Venezuela, vivendo da tempo in clandestinità. Ha più volte rifiutato l’esilio propostole dal regime, preferendo rischiare la libertà personale pur di non abbandonare il suo Paese. Nel gennaio 2025, dopo mesi di assenza pubblica, riapparve in piazza durante una manifestazione di protesta contro il terzo insediamento di Maduro, considerato illegittimo da gran parte della comunità internazionale. Un gruppo armato la sequestrò per alcune ore. Tornò a casa, ma più determinata che mai.
Il Venezuela e il sogno della democrazia
Nel 2023 Machado aveva vinto le primarie dell’opposizione in vista delle elezioni presidenziali, ma il Consiglio elettorale nazionale le impedì di candidarsi. Nonostante l’esclusione, guidò con forza la campagna per Edmundo González Urrutia, candidato scelto come alternativa unitaria.
Nel 2024, il Parlamento europeo assegnò a Machado e González Urrutia il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, riconoscendo la loro difesa della democrazia e dei diritti civili in Venezuela.
Con il Nobel per la Pace 2025, Machado entra nel ristretto gruppo di personalità latinoamericane premiate per il coraggio civile, insieme a nomi come Rigoberta Menchú e Óscar Arias. Il Venezuela vive da oltre un decennio una crisi profonda: collasso economico, esodo di massa, censura e repressione politica. Secondo le Ong internazionali, nel Paese ci sono centinaia di prigionieri politici e decine di desaparecidos.
Machado rappresenta oggi il simbolo di una resistenza pacifica in un contesto dominato dalla paura. Il Comitato norvegese ha sottolineato che, sotto la sua guida, «un’opposizione a lungo frammentata è riuscita a trovare un terreno comune nella richiesta di elezioni libere e di un governo rappresentativo». In un comunicato diffuso dopo la cerimonia, il Comitato ha ribadito: “questo è ciò che sta al cuore della democrazia: la volontà comune di difendere i principi del Governo popolare, anche quando non si è d’accordo. In un momento in cui la democrazia è minacciata, è più importante che mai difendere questo terreno comune».
Le polemiche su Donald Trump
L’edizione 2025 del Nobel per la Pace è stata segnata da forti polemiche legate alla candidatura di Donald Trump. L’ex presidente statunitense aveva più volte dichiarato di ambire al premio, sostenendo di meritarlo per i suoi «sforzi in Medio Oriente e nella risoluzione dei conflitti internazionali». Domani su Eurocomunicazione.com tutti i retroscena della Casa Bianca a cura di George Labrinopoulos.
Il Comitato ha però respinto ogni pressione esterna, spiegando: «abbiamo visto, nella lunga storia del Nobel, diverse campagne di lobbying. Ma le nostre decisioni si basano solo sul coraggio, sull’integrità e sulla volontà di Alfred Nobel».
Con la vittoria di Machado, il Nobel per la Pace riafferma la propria vocazione di premiare chi difende la libertà e i diritti umani, non il potere politico o mediatico.
Il valore simbolico del Nobel
Ogni Premio Nobel prevede una medaglia d’oro, un diploma e un assegno da 11
milioni di corone svedesi, pari a circa un milione di euro. Ma, nel caso della Pace, il valore simbolico supera quello economico. A differenza degli altri riconoscimenti assegnati da istituzioni svedesi, il Nobel per la Pace è conferito dal Comitato norvegese, formato da cinque membri nominati dal Parlamento di Oslo. L’obiettivo è riconoscere «chi ha compiuto il maggior sforzo per la fraternità tra le Nazioni, per l’abolizione o la riduzione degli eserciti e per la promozione dei congressi di pace».
In questo senso, la scelta di Maria Corina Machado rappresenta il messaggio: la democrazia stessa è un atto di pace.
Nel 2024 il Nobel per la Pace era andato all’organizzazione giapponese Nihon Hidankyo, fondata dai sopravvissuti alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. L’anno precedente era stata premiata Narges Mohammadi, attivista iraniana per i diritti delle donne, tuttora detenuta nel suo Paese.
Negli anni, solo due organizzazioni hanno ricevuto più volte il Nobel per la Pace:
Il Comitato internazionale della Croce Rossa (1917, 1944, 1963);
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) (1954, 1981).
La decisione del 2025 si inserisce dunque in una tradizione che privilegia chi, come Machado, combatte regimi repressivi senza ricorrere alla violenza, ma attraverso il dialogo e la partecipazione civile.
Verso il futuro: la speranza di un Venezuela libero
Dopo l’annuncio, centinaia di venezuelani sono scesi in strada per festeggiare la notizia.
«Questo premio è per tutti noi, per chi ha perso la libertà, per chi è dovuto fuggire, per chi continua a credere in un Paese libero», ha dichiarato una manifestante a Caracas.
Machado, pur consapevole dei rischi personali, ha promesso di continuare la lotta. «Non merito questo premio come individuo», ha affermato, «ma lo accetto a nome di un popolo intero che non ha mai smesso di credere nella democrazia». Il riconoscimento di Oslo arriva in un momento cruciale per il Venezuela, dove la comunità internazionale osserva con crescente attenzione le mosse del regime e l’eventuale apertura di un nuovo ciclo politico.
Come ha sottolineato il Comitato norvegese: «Maria Corina Machado incarna la speranza di un futuro diverso, in cui le persone possano finalmente vivere in pace e libertà».
Ginevra Larosa
Foto © Nobel Prize Museum, Al Jazeera, RTVE.es, Yahoo













