Il cancro ai polmoni uccide più donne di quello al seno

0
572
cancro ai polmoni donne

Non si può più considerare una malattia maschile. A parità di esposizione agli effetti cancerogeni del fumo il genere femminile ha un rischio 3 volte superiore

Il cancro al seno e ai polmoni sono oggi due delle principali sfide oncologiche per le donne sia in Europa che in Italia. Se infatti per decenni il tumore della mammella è stato il più temuto e diffuso nel panorama della popolazione femminile è ora l’incidenza del cancro al polmone a destare maggior preoccupazione. L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha stimato che nel Vecchio Continente si contano circa 700.000 decessi l’anno attribuibili al tabacco e nel Mondo si raggiungono gli 8 milioni di vittime, di cui 1,2 milioni tra i non fumatori esposti però al fumo passivo, detto anche “di seconda mano” e di questi ben 65mila sono bambini.

Numeri impressionanti soprattutto se si considera che il tabacco è la causa principale (80%) e soprattutto prevenibile ed evitabile di questo terribile bollettino.

Un fattore storico e sociale

In Italia, nel 2024, il tumore ai polmoni si è confermato essere la terza neoplasia più diagnosticata alle donne italiane, dopo il tumore al seno, all’ovaio e al colon retto. Anche i dati del 2025 rivelano una realtà allarmante e complessa: questa patologia è ad oggi la principale causa di morte tumorale tra la popolazione femmini e supera per numero i decessi dovuti al cancro al seno, all’ovaio e all’utero messi insieme. Secondo le stime della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) e della fondazione Airc per la ricerca sul cancro, in Italia si registrano ogni anno circa 13.000 nuovi casi.

Un trend, questo, in controtendenza con il sesso maschile, che vede un calo dell’incidenza di questa malattia, storicamente per lo più legata agli uomini per abitudini di vita o per cause di lavoro. Diminuzione verificata anche al di sotto della media Ue. Negli ultimi anni infatti c’è stata un abbassamento della pratica del fumo nel genere maschile, anche per merito di campagne mirate antifumo, e ciò ha portato a un calo dei casi facendo scendere l’incidenza del tumore polmonare al secondo posto tra le neoplasie più frequenti tra gli uomini dopo il tumore alla prostata.

Introiti da 2,5 miliardi di euro all’anno

Per le donne invece si sta assistendo ora alla manifestazione, in termini di nuove diagnosi in rosa, delle conseguenze di decenni di fumo passivo e attivo dall’inizio della pratica del fumo femminile, iniziato più tardi rispetto agli uomini con il dopoguerra e negli anni ’70 e ’80. Un fattore storico e sociale dunque che, da simbolo di emancipazione e parità di genere, incrementa però solo la minaccia alla salute delle donne italiane e non solo, e che porta una crescita rilevante nell’influenza di questo trend con la prevalenza del fumo nelle fasce giovanili, specialmente tra le ragazze e le donne di mezza età.

Dinamiche complesse dunque, e in evoluzione, che risentono e riflettono dei cambiamenti negli stili di vita, delle mode, delle differenze biologiche come pure dei progressi della diagnosi precoce della ricerca e dell’efficacia delle terapie. Un fenomeno preoccupante che richiede un’attenzione particolare con strategie specifiche e variegate; dagli investimenti in ricerca e prevenzione alla promozione ed educazione a uno stile di vita più sano, consapevole e rispettoso dell’ambiente, oltre a concrete politiche di contrasto al tabagismo e aiuti per trattare la dipendenza dalla nicotina e poter così smettere di fumare.

È circa dagli anni ’50 che le ricerche scientifiche hanno stabilito il collegamento tra fumo e cancro ai polmoni, ma ancor oggi disinformazione, fake news, influenze social, strategie di marketing attrattive al femminile e falsi miti si oppongono alla salute dei cittadini e di quanto potrebbe salvare vite umane oltreché far risparmiare denaro personale e sociale. L’impatto sul costo sociale del cancro al polmone sul sistema sanitario in Italia si aggira infatti, secondo alcune stime, intorno ai 2,5 miliardi di euro all’anno.

Tabacco, fumo, tabacco riscaldato HTP, e-cig

A parità di esposizione al tabacco, è riconosciuto ormai che il fumo è dannoso a una distanza inferiore a dieci metri anche all’aperto, sappiamo che le donne hanno una maggior probabilità rispetto agli uomini di sviluppare un cancro ai polmoni. Ciò si spiega in parte considerando la superficie corporea interessata che è più ridotta, gli organi sono più piccoli rispetto a quelli degli uomini e in proporzione con il resto del corpo. Quindi, a parità di quantità di fumo, questo si diffonde, ovviamente, in un volume polmonare più piccolo. Cosa che avviene ancor di più nei bambini dovei il rischio aumenta ulteriormente del 15-20%.

Inoltre l’esposizione al fumo non avviene solo per inalazione ambientale ma anche attraverso l’assorbimento dalla pelle e, dato poco noto al grande pubblico, non risparmia neanche gli animali da compagnia che vivono a contatto con chi fuma. Infatti, secondo una ricerca compiuta dall’Università degli Studi di Milano i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Animals, gli animali domestici, cani in prima linea, mostrano questo assorbimento transdermico, esattamente come avviene nei bambini.

Il fumo danneggia il Dna e le cellule

Da sempre è risaputo che fumare invecchia e non solo perché fa venire le rughe accentuando precocemente quelle d’espressione e mandando letteralmente in fumo cellule e tessuti di collagene ed elastina ma proprio perché danneggia, aumentando lo stress ossidativo, la velocità con cui si accorciano le estremità dei cromosomi, più precisamente i telomeri di quelli contenuti nei globuli bianchi, le cellule del nostro sistema immunitario. Questo porta all’invecchiamento cellulare e generale dell’organismo. Insomma, ci basti sapere che alla lunghezza o meglio potremmo dire alla “cortezza” di questi telomeri sono stati collegati i rischi di molte malattie legate all’avanzare dell’età, dai disturbi cardiovascolari alla perdita di tessuto muscolare e persino al diabete.

Tuttavia, il quadro del cancro ai polmoni nelle donne è ancora più complesso e richiede di esaminare ulteriori fattori di rischio che vanno al di là del fumo poiché circa il 20% delle diagnosi di cancro al polmone si verificano in persone che non hanno mai fumato. L’adenocarcinoma infatti, il tipo di cancro al polmone più comune, è particolarmente frequente tra le donne non fumatrici e studi recenti stanno evidenziando sempre meglio, ad esempio, il ruolo potenziale di ormoni come gli estrogeni.

Le donne non fumatrici sono allora quasi due volte più a rischio di sviluppare la malattia rispetto agli uomini non fumatori, seppur poi con una maggior risposta positiva alla sopravvivenza a cinque anni di un eventuale post operatorio con 7 punti in più in percentuale rispetto agli uomini. Questo suggerisce il dato delle diversità biologiche ed espositive specifiche per ogni sesso. Insomma, resilienze e deficienze della diversità genica personale (XX/XY). Ma anche altri fattori ambientali (gas radon di origine naturale) e biologici potrebbero entrare in gioco.

Altri fattori

Cancro ai polmoni donneCostantemente infatti, attraverso l’alimentazione e l’ambiente, siamo esposti a delle sostanze attive per il nostro organismo, seppur involontariamente, come l’inquinamento atmosferico cui si aggiunge il rischio di altre sostanze residue, pur se a bassissima intensità, come ad esempio gli additivi residui di pesticidi nella catena alimentare o dei plastificanti (ftalati e bisfenolo A, Bpa), le diossine e gli inquinanti organici persistenti (Pop, Fas, Pcb, Ddt), e molti altri a cui involontariamente e quasi obbligatoriamente siamo esposti e che sono sospettati di essere concause di una parte sostanziale dei tumori non attribuiti a fattori di rischio noti, ma purtroppo i dati sono carenti e i rischi spesso impossibili da quantificare.

Un elemento distintivo in Italia è la notevole variabilità regionale

Come riscontrato pure per gli uomini, secondo l’Oecd, l’organizzazione di cooperazione di sviluppo economico, le donne italiane con più di 70 anni e quelle residenti nelle Regioni del Sud sono le più svantaggiate in termini di prevenzione primaria e secondaria, causa di una più lenta implementazione degli screening e di una minore consapevolezza sui corretti stili di vita. Questa disparità evidenzia la necessità di interventi mirati a livello locale. Ma la buona notizia è che il programma della rete italiana per lo screening polmonare (R.I.S.P.) sta estendendo sempre più la sua azione di prevenzione rivolta a fumatori ed ex-fumatori ad alto rischio e sono già più di 15 le Regioni italiane coinvolte e che utilizzano la Tac a basso dosaggio per la diagnosi precoce, aumentando così le possibilità di successo al trattamento.

Inoltre, l’utilizzo dell’AI nello screening e nella diagnostica è una una prospettiva concreta per il 2025 e gli anni a venire, con l’obiettivo di migliorarne ancora la precisione per gli stadi asintomatici e per la personalizzazione all’approccio terapeutico. Come sempre la rilevazione precoce permette cure migliori, dunque lo screening è sempre benefico soprattutto per le donne.

Il livello delle patologie tumorali delle donne sta quindi avvicinandosi a quello degli uomini con notevole aumento dei rischi legati al consumo di tabacco e alcol, ed ecco così che la tanto sbandierata e agognata parità di genere, oltre all’indipendenza e all’emancipazione femminile, viene raggiunta in un ambito dove sicuramente potevamo farne a meno ma forse ci aiuterà a capire che la parità per le donne non deriva dal ricalcare o imitare un modello maschile quanto piuttosto nel creare il proprio stile e modello imparando dagli errori dell’altro genere.

 

Adamo De Palma

Foto © fondazioneveronesi.it, innovat.it

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui