Single per scelta: sempre più donne preferiscono la solitudine

0
626
single per scelta donne

Cresce il numero di persone che vivono sole, tra indipendenza, fatica emotiva e stipendi che non bastano più

Ottant’anni fa le donne italiane entrarono per la prima volta nelle urne. Era il 1946: il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea costituente segnarono non solo una svolta politica, ma l’inizio di una nuova era. Votare significava contare, non essere più spettatrici.

Da allora, in otto decenni, la società è cambiata radicalmente. Le donne hanno conquistato diritti, spazi, visibilità. Ma soprattutto è cambiata la donna e il suo ruolo: non più solo cura e obbedienza, non più solo essere la “moglie di” o la “madre di”, non più una vita da costruire per essere accettata.

Questa trasformazione appare oggi in modo evidente nella sfera privata. Ciò riguarda la vita quotidiana, la casa, il corpo, il tempo, il futuro. E sempre più spesso riguarda anche una decisione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile: restare single.

Non è cinismo. E non si tratta neanche di non aver trovato nessuno. È una presa di posizione. Sempre più giovani rivendicano apertamente il diritto di non essere definite dal loro ruolo all’interno di una coppia, né di dover entrare in una relazione per necessità sociale, per pressione familiare, o per paura di restare sole. Se l’amore deve arrivare, non deve essere un compromesso permanente. E soprattutto non può essere un obbligo. È questo che sta cambiando: la coppia non è più il requisito per sentirsi a posto nel Mondo.

Sempre più single

I numeri parlano chiaro. Oltre un terzo delle famiglie nell’Unione europea è composto da single, e la quota è cresciuta del 2,4% dal 2010. La casa con una sola persona dentro non è più l’eccezione: è un modello abitativo e sociale sempre più diffuso.

E secondo Eurostat, dentro questo cambiamento c’è una differenza che pesa. Nell’Ue quattro donne su dieci vivono sole, ovvero circa il 40 % della popolazione, contro il 19% degli uomini. Non è solo un dettaglio statistico. È la realtà di un’Europa in cui le donne, più degli uomini, si trovano, o scelgono, di vivere senza partner.

Stipendi bassi e indipendenza difficile

A fare da sfondo e a pesare su questa scelta troviamo: il lavoro e il salario. La libertà di scegliere e l’indipendenza, in teoria, sono una conquista. Nella pratica, però, in particolare per molte donne è una battaglia quotidiana. Perché l’autonomia emotiva non basta se manca quella economica.

In Italia e in Europa il sesso debole continua a pagare un prezzo più alto: carriere interrotte, part-time spesso non scelto, contratti precari, minori possibilità di crescita e stipendi mediamente più bassi. Da quanto riporta l’ultimo report dell’Inps, l’Istituto nazionale della previdenza sociale, «il reddito medio delle donne è 20 punti più basso rispetto a quello dei pari ruolo di genere maschile». Tradotto: anche oggi, per una donna, vivere da sola può costare di più.

Eppure, nonostante questa consapevolezza molte giovani decidono comunque di non “mettersi in coppia” per sopravvivere. Rifiutano l’idea della relazione come salvataggio, come piano B, come assicurazione contro la precarietà. Meglio una vita essenziale ma libera che una vita protetta ma sbilanciata.

La pressione sociale

Fino a poco tempo fa la domanda era una sola: «Quando ti sistemi?». Oggi, sempre più spesso, se ne sente un’altra, meno romantica, meno impertinente e più realistica: «Ma chi te lo fa fare?».

Perché la pressione non arriva solo dal dentro, ma anche dal fuori. Arriva nelle frasi dette con leggerezza o nelle battute che sembrano innocue. Arriva con i pranzi di Natale, quando tra il panettone e lo spumante qualcuno prima o poi la butta lì: «E tu? Quando ti sposi?». Come se la vita fosse una scaletta obbligata: laurea, lavoro, fidanzato stabile, convivenza, matrimonio. E se salta qualche passaggio, allora c’è qualcosa che non va in quella persona.

Le donne che scelgono di non stare in coppia raccontano un passaggio culturale netto. Non è un rifiuto dell’amore, ma di un certo modo di stare insieme: relazioni sbilanciate, forme di controllo sottili, ruoli tradizionali che resistono. E soprattutto, il rifiuto di un’idea radicata: che stare in coppia sia sempre e comunque meglio che stare sole.

Per molte, infatti, la solitudine non coincide con l’assenza di qualcuno. La solitudine vera è un’altra: è restare dentro una relazione e sentirsi comunque sole.

L’amore come secondo lavoro

C’è un motivo ricorrente che torna nei racconti di molte giovani: la stanchezza. Molte, quando parlano delle relazioni, non descrivono romanticismo, descrivono gestione. Gestione dei conflitti, delle fragilità altrui, delle incombenze quotidiane.

La coppia, per molte, è diventata un luogo dove si lavora più che dove si riposa. Dover sostenere tutto: la casa, il peso emotivo, la quotidianità, come se l’amore fosse un lavoro a tempo pieno. E allora il single smette di essere una mancanza e diventa una forma di tutela: una pausa dal dover sempre tenere in piedi qualcosa.

È da quella solitudine, quella che spesso si vive anche in due, che oggi il bel sesso sceglie di uscire.

Inoltre, molte più donne rivendicano aspettative sempre più alte in una relazione. Infatti, se quest’ultima non aggiunge benessere, allora non vale lo sforzo. La coppia non è più la prova del nove della riuscita personale, ma un eventuale incontro. Non una missione.

Non una moda ma libertà

single per scelta donnePer decenni una donna sola è stata considerata un fallimento sociale. Un’etichetta gratuita data per la scelta di voler rimanere libera e indipendente. Oggi la narrazione si sta ribaltando. Essere single, sempre più spesso, non viene percepito come “quella che aspetta qualcuno”, ma come “quella che ha scelto”.

E se questa scelta dà fastidio, è perché mette in crisi un’idea antica: che la donna debba essere desiderata, scelta, presa. Oggi molte giovani scelgono prima di tutto sé stesse. E se poi arriva qualcuno, bene. Ma deve essere all’altezza di una vita già piena.

C’è chi la chiama moda. Ma le mode passano. Questo invece resta, perché riguarda strutture profonde: lavoro, identità, ruoli, aspettative, autonomia. Il single femminile non è più un limbo in attesa del “vero amore”. È un luogo stabile. A volte felice, a volte faticoso, ma sempre più legittimo.

E in fondo la rivoluzione sta tutta qui: l’amore non è finito. Ha smesso di essere obbligatorio.

 

Maria Vittoria Rickards

Foto © Voglio vivere così magazine, Gravità Zero, Lucy, Quotidiano.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui