La Giornata mondiale dell’acqua, tra impatto sanitario, accesso alla scuola e al mondo del lavoro, una crisi di genere
Il 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’acqua, il World Water Day, una ricorrenza dedicata alla riflessione sull’importanza vitale dell’acqua e sulle sfide idriche a essa collegate. Ogni anno, da 33 anni, un tema diverso richiama l’attenzione per questa giornata, istituita dalle Nazioni Unite, proprio per rafforzare la consapevolezza di questo bene insostituibile e fondamentale per lo sviluppo della vita e per il Mondo.
Quest’anno il tema centrale scelto da UN–Water, il meccanismo di coordinamento delle Nazioni Unite su acqua e servizi igienico-sanitari, è “Dove l’acqua scorre, l’uguaglianza corre“. Un focus sul legame inscindibile tra acqua, servizi igienico-sanitari e questione di genere che è anche un pilastro importante per il raggiungimento degli obiettivi globali per lo Sviluppo Sostenibile (Suistainable Development Goals, SDG) definiti dall’Onu (nel 2015) nell’Agenda2030 cui si collega.
Tra i 17 obiettivi approvati, l’obiettivo 6 (6SDG) è infatti quello di promuovere un accesso universale all’acqua potabile, mentre il 5 (5SDG), quello sulla parità di genere, si intreccia anche con i servizi igienico–sanitari per tutti, due traguardi fondamentali da realizzare entro il 2030. Target che si riflettono a loro volta sulla salute, contrastando così le malattie legate all’acqua inquinata o insufficiente, sulla sicurezza alimentare, sull’educazione e sulla tutela climatica.
La Terra è il Pianeta dell’acqua ma la dolce è poca

L’acqua, questo semplice composto di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno (H2O) è la sostanza più abbondante presente sul nostro “Pianeta blu”. Infatti gli oceani ricoprono oltre il 71% dell’intera superficie ma l’acqua dolce è una risorsa estremamente preziosa e rara che rappresenta appena il 2,5-3% su tutta la Terra. Di questa non tutta è disponibile per uso umano.
La Terra contiene infatti acqua in tre gli stati fisici della materia, detti stati di aggregazione; in forma liquida nel mare, oceani, laghi, fiumi e nel sottosuolo dei Continenti; in forma solida nei ghiacciai, nelle calotte polari e nel permafrost; infine un’altra piccola parte in forma di vapore nei geyser, nelle fumarole vulcaniche nel sottosuolo della terra e, come umidità distribuita nell’aria.
Nell’atmosfera è parte importante del “buono” effetto serra naturale (spesso ignorato rispetto al più celebre effetto negativo della Co2) che dà una specie di coperta termica invisibile alla Terra che altrimenti sarebbe una distesa di ghiaccio con temperature medie di -18°C. L’acqua è allora anche il grande regolatore termico del Pianeta ma il suo equilibrio è precario e delicato dato che il riscaldamento causato dai gas serra antropici (CO2), come ad esempio il metano delle nostre caldaie o il biossido di carbonio di trasporti e industrie, innescano un circolo negativo. Più la Terra si scalda, più di conseguenza l’acqua evapora intensificando così ulteriormente l’effetto serra e alterando i cicli delle piogge.
Il 65% della nostra identità
L’acqua è poi una componente fondamentale di tutti gli organismi viventi, la maggior parte contenuta nelle cellule. Nell’essere umano adulto, ad esempio, corrisponde a circa il 65% del peso, come a dire 45,5 litri d’acqua per un corpo di 70 kg, anche se poi la percentuale cambia con l’età. Il 90% del nostro sangue è composto da acqua, così come circa il 75% dei nostri muscoli e del nostro cervello e questo perché l’acqua è un solvente per moltissimi nutrienti, sali minerali e gas. Trasportandoli alle cellule permette tutte quelle reazioni chimiche che consentono la vita. Una carenza di appena l’1-2% di questa scorta idrica interna infatti scatena segnali di allarme immediati, stanchezza, emicrania, perdita di concentrazione.
Come sappiamo è un bene indispensabile per la vita, motivo per cui proprio questa sostanza è quella ricercata dagli astrobiologi al di fuori del nostro Pianeta, come le lune di Giove o Saturno, per sapere se c’è stata o ci sarà la possibilità di vita, perché senza acqua non c’è garanzia di vita. Eppure ancora oggi 2,1 miliardi di persone mancano di acqua potabile gestita in modo sicuro.
Il legame tra crisi idrica e diritti negati
marzo 2026 sullo sviluppo idrico mondiale lanciato dal WWAP (Word Water Assessment Program), il Programma mondiale di valutazione dell’acqua dell’Unesco titola: “Acqua per tutte le persone: pari diritti e opportunità“. Il documento, che è anche un piano d’azione, evidenzia che 4 miliardi di persone vivono in condizione di grave scarsità per almeno un mese all’anno e sottolinea che il cambiamento climatico, la scarsità d’acqua e i disastri stanno intensificando le disuguaglianze. La situazione globale e regionale dimostra infatti con dati certi quanto specialmente il genere femminile sia quello che maggiormente ne subisce il peso.Al contrario, quando una comunità riceve accesso all’acqua corrente, la frequenza scolastica femminile aumenta del 15%, innescando una reazione a catena che porta a una maggiore indipendenza economica e a una riduzione della povertà. E come non ricordare a tal proposito, il potente concetto espresso in numerose occasioni pubbliche dal Premio Nobel Levi-Montalcini: «Se istruisci un bambino, avrai un uomo istruito. Se istruisci una bambina, avrai una donna, una famiglia e una società istruita».
Verso un futuro equo
Se poi si considera il tutto dal lato sanitario l’impatto della crisi idrica si fa ancor più drammatica.
Il rapporto Unesco 2026 riporta dati allarmanti: nelle Regioni dove l’acqua potabile scarseggia, i rischi durante il parto aumentano del 40% a causa delle più elementari mancanze di condizioni igieniche sterili. Senza acqua sicura nelle cliniche e nelle case la mortalità, materna e infantile, resta uno scandalo evitabile che l’attuale tecnologia moderna potrebbe cancellare in un istante.
Adamo De Palma
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