Groenlandia, Ue e Usa si sfidano nell’Artico

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A Nuuk il confronto tra Bruxelles e Washington ridisegna gli equilibri strategici e il ruolo dell’isola nella nuova competizione globale

La Groenlandia torna con forza al centro della competizione geopolitica globale. Nelle stesse ore in cui a Nuuk si apre la conferenza “Future Greenland 2026”, l’isola artica si ritrova crocevia di interessi strategici, economici e militari che coinvolgono Stati Uniti e Unione europea.

L’evento, in programma il 19 e 20 maggio presso il Katuaq Cultural Centre, ha visto la partecipazione di delegazioni europee e americane, segnando un momento cruciale per il futuro dell’Artico. Tra i protagonisti figura il commissario europeo per i Partenariati internazionali, Jozef Síkela, chiamato a rafforzare il dialogo tra Bruxelles e Nuuk in un contesto sempre più competitivo.

Parallelamente, la presenza dell’inviato speciale statunitense Jeff Landry, nominato dall’ex presidente Donald Trump per seguire il dossier groenlandese, conferma il rinnovato attivismo di Washington nella Regione.

Il rafforzamento della partnership tra Ue e Groenlandia

Nel corso della conferenza, Síkela è intervenuto nella sessione dedicata ai quarant’anni di cooperazione tra Unione europea e Groenlandia, sottolineando l’importanza strategica crescente del partenariato. La sua partecipazione al dialogo politico semestrale tra le due parti rappresenta un passaggio storico: è infatti il primo commissario europeo a prendere parte a questo formato, segnale evidente della nuova centralità dell’isola nella visione strategica europea.

Negli ultimi anni, Bruxelles ha intensificato il proprio impegno economico. Nel periodo 2021-2027, la Groenlandia ha ricevuto circa 225 milioni di euro, diventando il principale beneficiario tra i Paesi e territori d’oltremare associati all’Ue. Ma lo sforzo europeo è destinato ad aumentare ulteriormente. La Commissione ha proposto di portare a quasi un miliardo di euro i fondi complessivi per il periodo 2028–2034, di cui oltre 500 milioni destinati proprio alla Groenlandia. A questi si aggiunge un ulteriore pacchetto di investimenti da circa 50 milioni di euro, focalizzato su infrastrutture e servizi essenziali.

Come ha dichiarato lo stesso Síkela: «L’Artico sta diventando una delle Regioni più strategiche del Mondo e i groenlandesi vivono questa realtà ogni giorno».

Un nuovo piano

L’impegno finanziario si inserisce in una più ampia revisione della strategia Ue per l’Artico. Bruxelles punta ad aggiornare il proprio approccio alla Regione, con un’attenzione crescente a sicurezza, sostenibilità e sviluppo economico. «Questa strategia sarà costruita con i partner della Regione, non verrà calata dall’alto», ha assicurato Síkela, ribadendo la volontà europea di adottare un modello cooperativo.

Dunque l’Unione europea intende distinguersi da approcci percepiti come più aggressivi, ponendo al centro il rispetto dell’autodeterminazione e il coinvolgimento delle comunità locali. «Il futuro della Groenlandia è una scelta dei groenlandesi», ha sottolineato il commissario, evidenziando un principio che Bruxelles considera non negoziabile.

Le tensioni con gli Stati Uniti

Sul fronte opposto, gli Usa continuano a muoversi in una logica fortemente strategico-militare. Le ripetute dichiarazioni di Donald Trump sulla possibilità di acquisire o controllare la Groenlandia hanno aperto una crisi diplomatica ancora irrisolta. Durante l’incontro con Landry, il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha ribadito con fermezza la posizione del suo Governo: «Il popolo groenlandese non è in vendita. L’autodeterminazione della Groenlandia non è negoziabile».

Una linea confermata anche dal ministro degli Esteri Múte B. Egede: «Abbiamo alcune linee rosse: non venderemo la Groenlandia, e la Groenlandia apparterrà ai groenlandesi per sempre». Nonostante ciò, Nuuk ha riconosciuto alcuni progressi nei colloqui con Washington, nel tentativo di mantenere aperto un canale diplomatico senza compromettere la propria sovranità.

Il caso Griffin e le sensibilità locali

A complicare ulteriormente il quadro è stata la controversa presenza nella delegazione statunitense di Joseph Griffin, medico vascolare arrivato a Nuuk con l’obiettivo dichiarato di valutare le esigenze sanitarie dell’isola. Una decisione che ha suscitato dure reazioni da parte del Governo groenlandese. La ministra della Sanità, Anna Wangenheim, ha parlato apertamente di un’iniziativa inappropriata, sottolineando le implicazioni storiche e politiche. «I groenlandesi non sono soggetti di esperimenti in un progetto geopolitico», ha dichiarato, ricordando come il sistema sanitario dell’isola sia stato in passato teatro di abusi durante il periodo coloniale danese.

La ministra ha inoltre evidenziato le vulnerabilità strutturali del sistema sanitario locale, tra cui la carenza di personale e le difficoltà legate alla dispersione geografica, ribadendo che qualsiasi intervento deve avvenire nel rispetto dell’autodeterminazione. Anche Nielsen ha criticato l’iniziativa, affermando: «Se volete informazioni sulle condizioni sanitarie in Groenlandia, dovete utilizzare i canali appropriati».

Nuova frontiera della geopolitica

Alla base di questa crescente attenzione internazionale vi è una trasformazione profonda Groenlandia Ue Usadell’Artico. Il cambiamento climatico sta rendendo accessibili nuove rotte commerciali e risorse naturali, accelerando l’interesse delle grandi potenze. Come ha spiegato Síkela: «Il cambiamento climatico nell’Artico avviene a una velocità quattro volte superiore rispetto alla media globale», creando «una nuova realtà strategica fatta di opportunità economiche e nuove sfide di sicurezza». In questo scenario, la Groenlandia assume un ruolo chiave per la sua posizione geografica, situata tra Nord America ed Europa, e per la presenza di risorse strategiche fondamentali per le industrie del futuro.

Gli Stati Uniti mantengono già una presenza militare significativa sull’isola, con la Pituffik Space Base, mentre guardano alla Groenlandia anche nell’ambito dei sistemi di difesa missilistica.

Due modelli a confronto

Il confronto tra Unione europea e Usa evidenzia due approcci distinti alla Regione artica.

Da un lato, Bruxelles insiste su cooperazione, investimenti e partenariati sostenibili. Dall’altro, Washington continua a privilegiare una visione strategica e militare, in cui la Groenlandia rappresenta un asset fondamentale nella competizione globale. Non sorprende, quindi, che durante la visita a Nuuk i rappresentanti europei e americani abbiano evitato incontri diretti, nonostante le dimensioni ridotte della Capitale groenlandese.

La Groenlandia si trova così a gestire una fase estremamente delicata, cercando di bilanciare interessi esterni divergenti senza rinunciare alla propria autonomia. Tra investimenti europei, pressioni americane e trasformazioni climatiche, l’isola è destinata a rimanere al centro degli equilibri geopolitici globali. E mentre il Mondo guarda sempre più a nord, Nuuk ribadisce la sua posizione: il futuro della Groenlandia appartiene ai groenlandesi.

 

Elodie Dubois

Foto © Kayak, European commission, Wikipedia, AI

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