Washington ammette sistemi offensivi e difensivi oltre l’atmosfera. Mosca e Pechino denunciano: “Rischio guerra nei cieli”
Per anni, e in alcuni casi per decenni, Stati Uniti, Cina e Russia si sono accusati reciprocamente di militarizzare lo spazio, alimentando una nuova corsa agli armamenti al di là dell’atmosfera terrestre. Finora, tuttavia, mancano conferme ufficiali sulle capacità effettivamente sviluppate dalle grandi potenze e, soprattutto, non era possibile stabilire chi avesse raggiunto una posizione di vantaggio. Una situazione cambiata nei giorni scorsi, quando dagli Stati Uniti è arrivata una conferma pubblica destinata a riaccendere il confronto.
Il segretario dell’Amministrazione dell’Aviazione statunitense, Troy Maine, ha infatti dichiarato che gli Usa dispongono oggi di armi in orbita destinate a controllare lo spazio. «Oggi continuiamo a garantire di rimanere pronti ad affrontare le sfide poste dai nuovi pericoli del nostro tempo, ovunque si presentino. Per questo motivo, ora gli Usa hanno armi in orbita mirate a controllare lo spazio», ha affermato Maine, senza fornire ulteriori dettagli sui sistemi in questione. Le sue parole hanno rappresentato un passaggio significativo nella progressiva trasformazione dello spazio in un possibile nuovo teatro della competizione militare tra le grandi potenze. A completare il quadro sono arrivate le precisazioni di un portavoce del ministero, secondo il quale le capacità già esistenti possono essere utilizzate sia per scopi offensivi sia difensivi.
La competizione militare si trasforma
Il capo della Forza Spaziale degli Stati Uniti, Douglas Sis, ha aggiunto che i responsabili della struttura «operano sistemi d’arma in orbita che possono proteggere le forze armate del Paese da attacchi provenienti dallo spazio».
Ventiquattro ore dopo è arrivato un ulteriore segnale. Il capo dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, il generale Dan Kane, stretto collaboratore del presidente, parlando con ufficiali e dirigenti dell’industria della difesa ha sostenuto la necessità per le forze armate americane di adattarsi per essere «pronte a combattere, dominare e vincere (…) dal fondo del mare alla Luna». Una formula che amplia enormemente l’orizzonte della competizione militare, trasformando di fatto lo spazio compreso tra la Terra e il suo satellite in una potenziale area di confronto.
Le reazioni di Mosca e Pechino
Le dichiarazioni americane hanno provocato una dura reazione da parte di Cina e Russia, che hanno denunciato i rischi di una militarizzazione dello spazio. Il ministero degli Esteri cinese ha accusato Washington di prepararsi a una guerra nello spazio, mettendo in guardia dalle possibili conseguenze e ribadendo la propria opposizione a simili iniziative.
Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia ritiene che lo spazio debba rimanere libero dalle armi, sostenendo la necessità di una sua completa smilitarizzazione.
Ma dietro le dichiarazioni ufficiali si muove da anni una realtà molto diversa. Washington, Mosca e Pechino hanno infatti sviluppato progressivamente capacità militari spaziali, nella consapevolezza che lo spazio potrebbe diventare uno dei principali campi di battaglia delle guerre future.
Gli Usa hanno istituito nel 2019, durante il primo mandato presidenziale di Donald Trump, la Space Force, l’ultimo ramo delle forze armate americane. Il piano prevede di portarne l’organico a circa 25 mila unità nei prossimi cinque anni, con circa due terzi impegnati in posizioni di combattimento. In questo quadro si inserisce anche il progetto della “Cupola d’Oro“, annunciato dal presidente statunitense per proteggere il territorio da ogni tipo di attacco missilistico e nel quale le capacità spaziali costituiscono una componente fondamentale.
Sicurezza e sovranità
La Cina ha seguito l’esempio americano nel 2024, creando a sua volta una struttura dedicata alle operazioni spaziali e continuando da allora a rafforzarla. Quanto alla Russia, oltre alle strutture presenti a livello di Stato Maggiore, esistono sospetti secondo i quali Mosca lavorerebbe da anni alla realizzazione di una piattaforma spaziale dalla quale potrebbero essere lanciate testate nucleari destinate a distruggere in massa i satelliti di un avversario. Secondo le informazioni riportate, tutte e tre le potenze avrebbero inoltre già condotto test di nuovi sistemi anti satellite contro satelliti ormai inattivi, con l’obiettivo di migliorare precisione ed efficacia.
In questo scenario, anche la nuova corsa verso la Luna assume un significato che va oltre l’esplorazione scientifica. Alla ricerca e alla possibile valorizzazione commerciale e turistica del satellite terrestre si aggiunge la dimensione strategica: il controllo delle risorse e delle posizioni nello spazio potrebbe diventare, nei prossimi decenni, uno degli elementi attraverso i quali le grandi potenze cercheranno di consolidare la propria sicurezza e sovranità sulla Terra.
La guerra cambia con l’intelligenza artificiale
La nuova corsa agli armamenti spaziali non è l’unica trasformazione prodotta dalla rivoluzione tecnologica.
L’avanzata dell’intelligenza artificiale sta modificando rapidamente anche il modo in cui sono combattute le guerre sulla Terra. L’esempio più evidente arriva dall’Ucraina, dove i droni sono diventati protagonisti del campo di battaglia. Secondo un’analisi del Financial Times, la tecnologia dell’intelligenza artificiale ha modificato profondamente le modalità operative. Se inizialmente erano necessari circa 20 minuti per individuare un bersaglio e lanciare un attacco, oggi lo stesso processo può richiedere meno di due minuti e, in alcuni casi, soltanto pochi secondi.
All’interno dei droni sono installati piccoli computer dotati di schede madri non più grandi di una carta di credito, capaci di riconoscere automaticamente decine di categorie di potenziali bersagli e di colpirli con maggiore precisione. Gli operatori stabiliscono prima del lancio quali obiettivi abbiano la priorità e definiscono una vera e propria “zona di morte”, cioè l’area nella quale il drone può operare. Il sistema presenta però un limite decisivo: la macchina può distinguere un veicolo blindato da un camion, oppure la fanteria dall’artiglieria, ma non è in grado di stabilire autonomamente se il bersaglio appartenga alla parte ucraina o a quella russa. Per questo, come osserva il Financial Times, il sistema si basa sull’assunto che tutto ciò che è militare all’interno della zona di morte appartenga al nemico.
L’allarme sul controllo umano
L’accelerazione tecnologica aumenta inevitabilmente anche il rischio di errori e di danni collaterali. Un tema emerso con forza durante la grande conferenza internazionale sulla sicurezza organizzata questa settimana a Pechino, alla quale hanno partecipato circa 2.000 militari, diplomatici e accademici provenienti da quasi 100 Paesi, compresi funzionari del Pentagono, rappresentanti russi e delegati dei talebani.
«Oggi il Mondo si trova a una svolta critica», ha affermato il ministro della Difesa thailandese. Il vicepresidente del Comitato internazionale della Croce Rossa ha invece sottolineato che, con l’aumento dell’autonomia dei sistemi d’arma, diventa sempre più importante mantenere il giudizio e il controllo umano sull’uso della forza.
«L’IA accelera le decisioni, proprio in un momento in cui la disinformazione e l’inganno possono erodere la fiducia pubblica prima ancora che i Governi siano in grado di rispondere», ha dichiarato il ministro della Difesa pakistano.
La nuova competizione per lo spazio
Stati Uniti, Russia e Cina restano i principali protagonisti dello sviluppo delle armi spaziali, forti del patrimonio tecnologico e del know-how accumulato dalla seconda metà degli anni Cinquanta. Ma il numero degli attori coinvolti sta aumentando. Tra i Paesi che stanno sviluppando capacità proprie sono indicati India, Corea del Nord e Giappone, quest’ultimo impegnato anche nel superamento dei vincoli derivati dalla sconfitta nella Seconda guerra mondiale.
In Europa è soprattutto la Germania a distinguersi, con un piano da 35 miliardi di euro destinato a rafforzare la propria presenza militare nello spazio. Un processo che non necessariamente procede di pari passo con un maggiore coordinamento tra gli alleati, considerata la difficoltà di raggiungere una strategia comune anche in questo settore.
Il Trattato dello Spazio del 1967
Il quadro giuridico internazionale resta quello fissato dal Trattato sullo Spazio Esterno,
entrato in vigore nell’ottobre 1967 su iniziativa di Usa, Unione Sovietica e Gran Bretagna e sottoscritto oggi da oltre 110 Paesi. Il trattato stabilisce che nessuno Stato possa collocare in orbita intorno alla Terra, sulla Luna o su altri corpi celesti armi nucleari o altre di distruzione di massa. Lo spazio e i corpi celesti devono inoltre essere utilizzati per scopi pacifici e a beneficio di tutta l’umanità. Nessun Paese può rivendicare la proprietà dello spazio o della Luna.
Un principio nato nel pieno della Guerra fredda che oggi si trova davanti a una sfida completamente nuova: mentre le potenze continuano a proclamare la necessità di mantenere lo spazio libero dalle armi, la tecnologia militare si spinge sempre più lontano dalla Terra. E la linea che separa esplorazione, competizione strategica e preparazione militare appare ogni giorno più sottile.
George Labrinopoulos
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