Droni russi sui cieli europei

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Potrebbe sembrare un’invasione ma forse è solo un modo di testare la nostra reattività, la guerra di quinta generazione sfugge alle vecchie logiche militari

La parola drone è ormai entrata, si può dire, in volo, nella lingua e soprattutto nella conoscenza di tutti. Molti però sottovalutano o confondono ancora la reale natura di questi velivoli, che vanno dal più semplice apparecchio (quasi un giocattolo) al più sofisticato macchinario che oggi trova grande applicazione specificatamente nel settore militare. Lasciando da parte la categoria di amatori, videomaker e fotografi esistono infatti molte diverse versioni di queste macchine volanti autonome in grado di eseguire compiti anche molto complessi e destinate all’esclusivo impiego militare.

Le loro dimensioni, il peso, la portata e soprattutto il costo variano da poche decine di migliaia di dollari a oltre il milione a seconda del progetto e soprattutto dell’utilizzo.

 

Le categorie di droni che dominano la guerra moderna

Attualmente sono sette le categorie principali di droni militari volanti, chiamati APR (Aeromobili a Pilotaggio Remoto) e queste sono solitamente classificate in base alla loro autonomia, alla quota, alle dimensioni e agli scopi operativi. Molte le sigle con differenti modelli per un solo uso, quello militare:

  • MALE (Medium Altitude Long Endurance): volano a media quota (fino a circa 10.000-15.000 metri) per lunghi periodi (24-48 ore), e sono usati per la sorveglianza strategica e l’attacco.
  • HALE (High Altitude Long Endurance): progettati per operare ad altissime quote e per missioni di ricognizione di lunghissima durata su vastissime aree geografiche.
  • UCAV (Uncrewed Combat Aerial Vehicle): droni da combattimento veri e propri, spesso con caratteristiche stealth (invisibili ai radar), armati con missili o bombe guidate.
  • Droni tattici e mini/micro-droni (TUAV): velivoli più piccoli, spesso leggeri o tascabili impiegati sul campo di battaglia dalle singole unità per l’osservazione immediata del nemico.
  • Droni Kamikaze (o munizioni vaganti – Loitering Munition): droni che volano sopra una specifica area finché non individuano il bersaglio, schiantandosi contro di esso con un carico esplosivo.
  • Droni bersaglio o ingannevoli (Decoy): usati per simulare la presenza di aerei da caccia e confondere le difese antiaeree nemiche.
  • Droni logistici e Cargo tattici: trasportano munizioni, rifornimenti medici o equipaggiamenti pesanti direttamente nelle zone di combattimento avanzate, eliminando i rischi per i piloti dei tradizionali elicotteri da trasporto.

Si delinea allora un panorama meno confuso poiché, nonostante le varie Nazioni producano i propri droni chiamandoli con nomi e sigle diversi, le loro specifiche tecniche e operative li fanno comunque rientrare in una di queste categorie standard.

Droni militari e guerra ibrida

Quando le notizie annunciato un avvenuto attacco con droni, sapere quale categoria di droni le forze armate abbiano utilizzato svela con buona approssimazione l’intenzione che si cela dietro al singolo attacco. Diventa quindi importante non fare di tutta un’erba un fascio perché ciò sarebbe come dire che qualcuno ha trovato una bomba nello scantinato di un teatro senza sapere se si tratti di un residuo bellico della Seconda guerra mondiale (e quindi una potenziale minaccia), o un ordigno al plastico con timer e inneschi a sensore di movimento, il che rappresenterebbe una situazione alquanto spaventosa e certamente peggiore.

I vari Paesi che sono oggi impegnati in conflitti di vario genere hanno saputo approfittare molto bene di questa varietà di categorie che hanno permesso l’elaborazione di nuove strategie belliche fino a pochi anni fa impensabili e che stanno ridisegnando i piani tattici di molti eserciti. Basti pensare agli ormai noti droni iraniani utilizzati per saturare le difese aeree israeliane, americane e del Golfo in genere. Con un costo intorno ai 30.000 dollari per unità e prodotti in quantità innumerevoli, riescono a impegnare contraeree che hanno costi 100 volte superiori logorando gli arsenali nemici e la loro economia di guerra.

Una tattica mai vista precedentemente. In Ucraina ora volano droni speciali in grado di srotolare dietro di loro una finissima fibra ottica per chilometri evitando così le interferenze che potrebbero abbatterli e costringendo quindi l’avversario, anche in questo caso, a utilizzare costosi sistemi di difesa antiaerea difficili da rifornire dati gli elevati costi di produzione. Con lo stesso scopo strategico la Russia sta utilizzando droni principalmente kamikaze di tipo economico, droni-esca e modelli tattici o a reazione per i bombardamenti sul territorio ucraino.

La guerra cambia profilo e sembra sempre meno intelligibile

Tutto questo comporta non solo una necessaria rivalutazione degli asset materiali degli eserciti ma anche il posizionamento delle zone di difesa dovendo far fronte ad attacchi contro la sicurezza fino a ieri non presenti nei teatri strategici militari internazionali. Spostamenti di truppe e di interi contingenti stanno avvenendo in Europa dove, sia contingenti Usa che europei stanno ridisegnando il quadro internazionale di difesa. La spesa di tutto questo sta sconvolgendo i piani di molti Stati e Governi.

Una volta c’era la guerra classica con il suono dei cannoni, il rombo degli aerei e il sibilo delle bombe, poi ci fu la Guerra Fredda dove il rumore di fondo era scomparso, ma mantenendo tutte quelle attività di intelligence, depistaggio e di corsa agli armamenti che comunque davano un volto al nemico e permettevano attacchi e risposte più o meno pubbliche, come nella crisi dei missili di Cuba tra Usa e Russia.

Adesso è invece il tempo della guerra ibrida, la guerra di quinta generazione (5GW), come sempre più analisti e strateghi militari la chiamano, dove i volti di un conflitto sono spesso solo il frontespizio di una guerra sotterranea come quella che vede contrapposte Russia ed Europa sul campo ucraino. Azioni più o meno evidenti a sostegno di una o dell’altra parte ma mai così smaccate o ufficialmente sostanziose da poter accusare l’avversario direttamente. Azioni spesso mosse dietro le quinte di un Mondo dove chi usa droni da 30.000 dollari può tenere in scacco un esercito dotato di miliardi di dollari in armamenti. Una guerra che si combatte su moltissimi fronti, da quello economico a quello geopolitico e dove a volte si ha persino la sensazione che la guerra sia anche un po’ tra le persone, non solo presente su un confine a migliaia di chilometri di distanza.

La Russia studia l’Europa e la sua reattività

In questo contesto vanno visti gli sconfinamenti di droni russi sui cieli europei. Potrebbe di primo acchito sembrare che stiano prendendo la mira o che cerchino di individuare le rotte e gli obbiettivi migliori. In realtà stanno facendo dei “semplici” test sulle forze avversarie e sui tempi di reazione che queste riescono a mettere in campo senza, come detto prima, intraprendere azioni “smaccate o ufficialmente sostanziose” sì da poter essere accusati direttamente.

Dal Baltico alla Romania, passando per i cieli dei Paesi nordici, Germania e Francia, la violazione dello spazio aereo serve piuttosto a valutare la rapidità d’intervento delle forze alleate e l’efficacia dei loro sistemi radar. Nella comunità europea e parzialmente anche negli Stati Uniti, molte sono le discussioni in atto per determinare quali siano le reali motivazioni dietro a questi sorvoli e sconfinamenti di droni russi sul territorio europeo, ma dall’analisi delle righe precedenti, in base alla tipologia di droni utilizzati e alla situazione strategico-bellica attuale, si potrebbe dire che la motivazione è assolutamente intuibile, in poche parole, ci stanno prendendo le misure.

E così, in questa non pace che non è guerra e in questa non guerra che non è pace, l’Europa si trova a rinforzare le proprie difese anti–drone sui confini orientali e ad attivare una collaborazione tecnologica che mantenga il Vecchio Continente al passo con le minacce e lo protegga dai test russi così come più romanticamente faceva una volta con il controspionaggio.

 

Adamo De Palma

Foto© cesi-italia.org, rainews, wired, patriaindipendente.

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