Intimo dialogo con Monica Bellucci sul mito di Anita Ekberg

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“The Girl in the Fountain”, il film di Antongiulio Panizzi in un evento cinematografico i giorni 1 e il 2 dicembre

Il mito di Anita Ekberg torna a vivere al cinema in un evento unico i giorni 1 e 2 dicembre. The Girl in the Fountain, il docu-film firmato da Antongiulio Panizzi con una protagonista assoluta, Monica Bellucci, vi racconterà l’attrice da una prospettiva diversa, scavando a fondo in una personalità complessa che va al di là dell’immagine concessa al grande pubblico.

Prodotto da Dugong Films e Eagle Pictures in co-produzione con Shoot&Post, in collaborazione con Musa e distribuito da Eagle Pictures, The Girl in the Fountain, in 80 minuti, catturerà la vostra attenzione attraverso filmati storici di Anita Ekberg e il racconto di un’attrice divorata dalla sua stessa icona.

Monica Bellucci, in conversazione con se stessa e la telecamera, con delicatezza e classe, porta in scena la ricerca di un personaggio, per riscattarne la figura stereotipata della “ragazza nella fontana”.

Anita

The Girl in the Fountain è un film scritto da Paola Jacobbi e Camilla Paternò. Vede la partecipazione straordinaria di Roberto De Francesco, Stefania De Santis, Eric Alexander D.o.p di Alessandro Chiodo. Al montaggio c’è Danilo Galli e le musiche sono di Max Casacci.

La storia

Era l’anno 1960 quando le curve sinuose di un’attrice dalla bellezza dirompente, Anita Ekberg, sconvolgevano le acque di Fontana di Trevi e il Mondo intero. La scena iconica de La Dolce Vita di Federico Fellini è entrata nella storia del cinema e nella memoria collettiva, cristallizzando la giunonica diva svedese. E forse imprigionandola in un’immagine, un ruolo dal quale non è più riuscita a staccarsi.

Persona e personaggio di un film non sono la stessa cosa e Anita si è battuta tutta la vita per dimostrarlo. Il film è il racconto di un’attrice divorata dalla sua stessa icona.

I dialoghi delicati tra due epoche

Monica Bellucci, protagonista assoluta insieme al mito della Ekberg, si lascia andare in un dialogo immaginario tra due donne e dive di epoche diverse. Riscopre il percorso di una donna libera e indipendente che ha pagato un prezzo per non voler sottostare a nessuno.

The Girl in the Fountain ci mostra il mito della Hollywood sul Tevere, raccontandoci l’arte lustra e colossale del cinema che in quegli anni viveva un momento d’oro in Italia.

«Più salivo in alto e più il mio sguardo si offuscava», diceva la ragazza che entrando in quella Fontana è entrata nella storia del cinema ma anche in una prigione, come sottolinea la Bellucci in una delle sue riflessioni.

Tante le domande alle quali l’attrice svedese ha risposto nel corso della sua carriera ma forse una fa riflettere sulla sua persona, lontana dal personaggio ricamato come un abito che ha indossato tutta la sua vita.

“Qual è il tuo segreto?”, le chiedono in un’intervista e lei semplicemente risponde: la voglia di vivere. In questo si concentra il suo essere.

La regia dietro a un progetto esemplare

Anita Ekberg e Monica Bellucci, due dive a confronto. Due epoche diverse. Due storie diverse. Da qui si parte e allo stesso punto si arriva in un’analisi di due storie che dialogano continuamente, sottilmente e in continua correlazione.

Assistiamo all’ascesa di Anita Ekberg e alla sua vita straordinaria ricca non solo di successi ma anche di scandali, amori e delusioni. Contemporaneamente osserviamo la storia di un’attrice di oggi che si trova a interpretare una diva di un’altra epoca.

Monica studia il personaggio, indaga nel profondo, sia di se stessa che di Anita, cercando nel repertorio dell’attrice le corrispondenze con il Mondo attuale. Si evince che la Diva de La Dolce Vita è stata una donna contemporanea.  Ha avuto il coraggio di restare se stessa, sia nel lavoro, un sex-symbol che rifiutava di farsi manipolare che nel privato, una donna emancipata e indipendente.

«Il suo destino è stato segnato dall’aver vissuto in un’epoca molto conservatrice e da un successo planetario che l’ha fatta lentamente implodere dietro quell’immagine della fontana di Trevi», ha sottolineato il regista.

Anita

Per Antongiulio Panizzi nessuna attrice meglio di Monica Bellucci può consentire di osservare da vicino l’idiosincrasia di una star che rappresenta nel Mondo un’icona di bellezza.

«Raccontando il paradosso della parabola di Anita Ekberg, ho sentito l’esigenza di associarla a una figura iconica del presente che, lasciandoci osservare la sua quotidianità, potesse far scaturire una riflessione implicita su cosa vuol dire essere un sex-symbol, e come nella contemporaneità le donne siano molto più forti e consapevoli delle scelte che le riguardano rispetto a qualche decennio fa», ha concluso il regista.

 

Alessandra Caputo

Foto © Eagle Pictures

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