Addio a Eugenio Scalfari, il fondatore de L’Espresso e Repubblica

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Eugenio Scalfari

Si è spento all’età di 98 anni il direttore-manager dell’editoria italiana. Al Senato un minuto di silenzio in suo onore

Eugenio Scalfari, considerato uno dei più grandi nomi del giornalismo del XX secolo si è spento a Roma all’età di 98 anni.

Le origini

Nato a Civitavecchia il 6 aprile del 1924 da genitori calabresi, dopo una breve parentesi capitolina in cui frequenta il liceo Mamiani, si trasferisce a Sanremo per motivi familiari: il padre era il direttore artistico del locale Casinò.

Iscritto al liceo classico G.D. Cassini, stringerà amicizia con il futuro scrittore Italo Calvino, suo compagno di banco.

All’inizio degli anni ’50 convola in prime nozze con Simonetta De Benedetti, figlia del noto giornalista Giulio De Benedetti direttore de La Stampa. Già dagli anni settanta lo si vede legato a Serena Rossetti, segretaria de L’Espresso, che sposerà solo dopo il decesso della moglie Simonetta, avvenuto nel 2006.

L’esordio nel giornalismo

Il giovane Eugenio Scalfari si avvicina al mondo del giornalismo durante gli studi universitari, mentre frequentava la facoltà di giurisprudenza scriveva per Roma Fascista l’organo ufficiale del GUF (Gruppo Universitario Fascista) e collabora anche con altre testate di stampo fascista come Nuovo Occidente.Eugenio Scalfari giovane balilla

Nel 1942 diventa direttore di Roma Fascista, esperienza che termina con la sua espulsione dal Partito e dal GUF, per una serie di corsivi non firmati in cui accusava, basandosi su “voci di corridoio“, alcuni gerarchi fascisti di speculazione in merito alla costruzione del quartiere dell’Eur.

Si dice che in quell’episodio il vicesegretario del Partito Nazionale Fascista, Carlo Sforza, gli strappò le mostrine dalla divisa dopo averlo preso per il bavero.

Il Dopoguerra

Terminato il secondo conflitto mondiale entra in contatto con il Partito Liberale Italiano e molti giornalisti influenti dell’epoca. Agli inizi degli anni ’50 inizia a collaborare, mentre lavora come impiegato presso la Banca Nazionale del Lavoro, con Il Mondo, di Mario Pannunzio e con L’Europeo di Arrigo Benedetti.

Il Partito Radicale e la nascita de L’Espresso

Nel 1955 Scalfari partecipa alla nascita del Partito Radicale, di stampo transnazionale, sorto dalla scissione guidata da Marco Pannella, del Partito Liberale Italiano.

In questo periodo insieme ad Arrigo Benedetti fonda il settimanale L’Espresso, di cui è direttore amministrativo e scrive articoli di carattere economico. Il settimanale raggiunge una grande notorietà in poco tempo: in cinque anni supera il milione di copie vendute.

Quando nel ’62 Benedetti gli lascia le redini del giornale, diventa il primo direttore–manager italiano. Una carica che fino ad allora non era mai stata istituita.

L’inchiesta sul SIFAR

Famosa è l’inchiesta sul SIFAR (Servizio segreto militare italiano) che condusse con Lino Jannuzzi, pseudonimo di Raffaele Iannuzzi, giornalista e politico che portò allo smascheramento del cosiddetto piano Solo.Eugenio Scalfari. Inchiesta SIFAR

Nell’articolo uscito su L’Espresso, intitolato “1964 Segni e De Lorenzo tentarono il colpo di Stato”, i due giornalisti attaccarono l’allora comandante generale dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo, che, con il benestare del presidente della Repubblica Segni, fece pressione sul Partito Socialista affinché rinunciasse alle riforme per formare un secondo Governo Moro.

Il Parlamento per questo istituì una commissione parlamentare che portò alla conclusione che non vi fu alcun tentativo di golpe.

Grazie al Partito Socialista Italiano che gli offrì l’immunità parlamentare, Scalfari e Jannuzzi non finirono in carcere (Dopo la querela di De Lorenzo vennero condannati a 15 e 14 mesi di reclusione).

La Repubblica

Al seguito di alcuni tentativi fallimentari di dar vita a un nuovo quotidiano insieme ad Indro Montanelli, Scalfari fonda con L’Espresso e la Mondandori Editore La Repubblica. Una manovra vincente che porterà presto il giornale a diventare il principale del Paese.     Grazie anche all’esperienza maturata nel ruolo di direttore-manager.

Famosa è l’inchiesta che La Repubblica fece sul caso Enimont, una importantissima società per azioni italiana frutto di una joint venture tra il settore chimico privato (Montedison) e pubblico (EniChem).

Le reazioni della politica

Alla notizia della scomparsa di Eugenio Scalfari non si sono fatte attendere le reazioni della politica.

Elisabetta Casellati, presidente del Senato, ha commemorato lo scomparso giornalista ed ex parlamentare con un discorso e con un minuto di silenzio in suo ricordo.

Roberto Speranza, presidente della Camera ha affidato le sue parole a Facebook scrivendo che con lui “scompare uno dei più grandi protagonisti del giornalismo italiano. Ci mancheranno la sua penna e la sua testa”.

Il premier

Il presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo discorso in ricordo di Scalfari ha dichiarato: «La scomparsa di Eugenio Scalfari lascia un vuoto incolmabile nella vita pubblica del nostro Paese. Fondatore de L’Espresso e de La Repubblica, che ha diretto per vent’anni, è stato è stato assoluto protagonista della storia del giornalismo nell’Italia del dopoguerra. La chiarezza della sua prosa, la profondità delle sue analisi, il coraggio delle sue idee, hanno accompagnato gli italiani per oltre settant’anni e hanno reso i suoi editoriali una lettura fondamentale per chiunque volesse comprendere la politica e l’economia».

«Ai suoi cari, ai direttori Maurizio Molinari e Lirio Abbate e a tutti i giornalisti» conclude il premier «le più sentite condoglianze a nome di tutto il Governo. A me mancheranno molto i nostri confronti e la nostra amicizia».

Berlusconi e Salvini

Il fondatore di Forza Italia affida a Twitter il suo ricordo di Eugenio Scalfari, ricordandolo come una “figura di riferimento per i miei avversari in politica. Oggi però non posso non riconoscergli di essere stato un grande direttore e giornalista, che ho sempre apprezzato per la dedizione e la passione al lavoro”.

Una preghiera e un pensiero per Eugenio Scalfari, grande protagonista del giornalismo italiano degli ultimi decenni, ha dichiarato Matteo Salvini.

Romano Prodi

Anche il presidente Romano Prodi ha voluto, in una nota, rendere omaggio al giornalista, ricordando che «è stato un grande innovatore del giornalismo italiano, capace di imprimere un segno indelebile nel mondo dell’editoria e di trovare nuove formule di comunicazione. Sono molto addolorato per la sua scomparsa, con lui oggi l’Italia perde un eccezionale interprete della vita del Paese».

«Negli ultimi anni» conclude «Scalfari si è dedicato ad una riflessione profonda e importante sui grandi temi della vita e della morte e ci mancheranno l’intensità e la ricchezza del suo pensiero.Eugenio Scalfari La Repubblica Prezioso lo scambio di opinioni per la conoscenza di ciò che stava accadendo nel Mondo, è stato un vero piacere intellettuale confrontarmi con l’originalità delle sue riflessioni. Un pensiero affettuoso alla sua famiglia, a tutti coloro che gli hanno voluto bene e ai tanti giornalisti che hanno trovato in lui un autentico maestro».

Con la sua scomparsa se ne va una parte importante di storia del giornalismo del nostro Paese, una figura carismatica che non ha mai smesso di lavorare e far progetti fino all’ultimo.

 

Gianfranco Cannarozzo

Foto © Milanofinanze, Pinterest, LuigiTencoforum

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