Castel Sant’Angelo si racconta

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Castel Sant’Angelo

Quattro secoli di storia nelle sale papali con dipinti, sculture, disegni, incisioni, importanti documenti per raccontare la storia di Castello attraverso la mostra “La bilancia e la spada”

L’imperatore Adriano, forse il più grande della Roma imperiale con Cesare Augusto e Marco Aurelio, mai avrebbe immaginato che il Mausoleo da lui fatto costruire sulla riva destra del Tevere nell’area dell’ager vaticanus sarebbe diventato nei secoli anche un luogo di torture e uccisioni.

L’uomo d’arme, di vasta cultura che dette stabilità e sicurezza al vasto Impero ha dovuto “assistere” impotente alla profanazione. «Il suo tratto già straordinario fu di non sentirsi “necessario”, anzi di fare tutto il possibile per non diventarlo e per non essere scambiato per il solito “uomo della provvidenza”», scrive Indro Montanelli nella sua Storia di Roma.

Giustizia a Roma

Il Mausoleo di Adriano, poi nei secoli Castel Sant’Angelo fortezza per i Papi, inespugnabile persino alle orde dei Lanzichenecchi che misero a ferro e fuoco Roma nel 1527, è oggi la sede della mostra “La bilancia e la spada. Storie di giustizia a Castel Sant’Angelo” sino al 1° ottobre 2023, fortemente voluta e curata da Mariastella Margozzi (direttrice dei Musei statali della Città di Roma e del Museo nazionale di Castel Sant’Angelo) con la collaborazione di Vincenzo Lemmo, Michele Occhioni e Laura Salerno. «Raccontiamo il vissuto di generazioni di romani e di persone che a Roma si sono avvicinati e che hanno vissuto il momento topico di essere qui imprigionati e giudicati», spiega Mariastella Margozzi. «Attraverso i loro racconti, le loro voci, si scopre un mondo che è fatto di ingiustizie e giustizia nello Stato Pontificio».

La Giustizia a Roma tra il XV e il XIX secolo viene spesso descritta, dalle fonti di diverse epoche, come severa e dura nelle pene. Per secoli i Tribunali pontifici hanno terrorizzato la Città, contribuendo alla conoscenza di personaggi famosi e gente comune che sono entrati nella legenda, come Beatrice Cenci e la sua famiglia, accusata di parricidio e giustiziata alla fine del ’500 davanti a Castello.

Un percorso culturale

Si ripercorre la vita di Giordano Bruno e la storia del monumento a lui dedicato alla fine dell’800; si analizza la figura artistica e avventurosa di Benvenuto Cellini; si parla delle armi e dei duelli all’epoca di Caravaggio; si raccontano le storie dell’alchimista Giuseppe Francesco Borri e dell’enigmatico conte di Cagliostro, negromante, medico, ciarlatano; si ripercorrono le vicende legate alla Roma rivoluzionaria dell’800, ai carbonari che persero la vita per un sogno di libertà e ai garibaldini che, fatti prigionieri nel 1867, furono graziati da papa Pio IX. Si dà voce anche al carnefice per eccellenza della Roma papalina, Mastro Titta, che dal 1796 al 1864 fu il “Maestro di Giustizie” dello Stato Pontificio. Narratore d’eccezione delle “imprese” di Mastro Titta è stato il celebre poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli, che tra il 1829 e il 1849 compose oltre duemila Sonetti.

Un capitolo è dedicato all’unica storia di fantasia che tratta delle prigioni e delle fucilazioni di Castel Sant’Angelo, quella della “Tosca” di Puccini, ambientata a Castello nel 1800; finale melodrammatico, che chiude idealmente tutte le storie precedenti. Rappresentata per la prima volta a Roma nel 1900, segna anche la dismissione reale delle prigioni di Castello.

Cinque sezioni

L’idea della mostra è quella di raccontare la storia di Castello attraverso il passaggio al suo interno, come prigionieri, di moltissime persone nel corso dei secoli, che hanno vissuto eCastel Sant’Angelo sofferto in questo castello-fortezza per aver commesso reati di ogni sorta, ma anche solo per aver esercitato il diritto allora non riconosciuto alla libertà di pensiero. Dipinti, sculture, disegni e incisioni riproducono i personaggi e gli eventi raccontati e sono presenti anche importanti documenti di processi famosi, le memorie di alcuni protagonisti, gli oggetti che li rappresentano, le pubblicazioni originali di testi, poesie e quanto di interessante e curioso possa illustrare le epoche dell’esercizio della giustizia a Castel Sant’Angelo.

Cinque sezioni nelle splendide Sale di Castello (Armerie superiori, Sala Clemente VIII, Retrosala Clemente VIII, Sala della Giustizia, Le prigioni storiche) per ripercorrere insieme quattro secoli di giustizia (e di ingiustizie).

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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Enzo Di Giacomo
Svolge attività giornalistica da molti anni. Ha lavorato presso Ufficio Stampa Alitalia e si è occupato anche di turismo. Collabora a diverse testate italiane di settore. E’ iscritto al GIST (Gruppo Italiano Stampa Turistica) ed è specializzato in turismo, enogastronomia, cultura, trasporto aereo. E’ stato Consigliere dell’Ordine Giornalisti Lazio e Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Revisore dei Conti Ordine Giornalisti Lazio, Consiglio Disciplina Ordine Giornalisti Lazio

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