Incontro con il regista Peter Sohn
Proviamo a immaginare che gli elementi che ci circondano abbiano vita e possano prendere forma vicino a noi. Parte da quest’idea l’originale storia di Elemental, il nuovo film Disney e Pixar, un lungometraggio originale ambientato a Element City, dove gli abitanti di Fuoco, Acqua, Terra e Aria vivono insieme.
Così non risulterebbe difficile immaginare che il vento abbia un caratteraccio o che il fuoco sia arrabbiato. Un allegro mazzo di fiori riuscirebbe a migliorare la giornata di un solitario vaso di terra. E l’acqua potrebbe essere calma e controllata un giorno e andare estremamente di fretta il giorno successivo.
La regia di Elemental è firmata da Peter Sohn. Il film è prodotto da Denise Ream, p.g.a., mentre Pete Docter è il produttore esecutivo. La sceneggiatura è di John Hoberg & Kat Likkel e Brenda Hsueh a partire da un soggetto firmato da Sohn, Hoberg & Likkel e Hsueh. La colonna sonora originale del film è stata composta e diretta da Thomas Newman.
La storia
Elemental racconta di Ember, una tenace, acuta e “ardente” giovane donna, la cui amicizia con un ragazzo di nome Wade, divertente, sdolcinato e “che segue la corrente” mette alla prova le sue convinzioni sul mondo in cui vivono e sul tipo di persona che vuole essere.
Ember è un’immigrata di seconda generazione: i suoi genitori sono emigrati dalla Terra di Fuoco a Element City, dove Ember è nata e cresciuta. «Intraprenderà un viaggio alla scoperta della propria identità e arriverà a comprendere il significato di ciò che i suoi genitori le hanno dato», introduce la storia Peter Sohn.
Ambientato in una città che riunisce elementi diversi, Elemental dimostra che gli opposti si attraggono. «È una commedia piena di sentimenti, una storia sulle relazioni, un viaggio familiare ma anche uno scontro culturale», sottolinea la produttrice Denise Ream.
Una storia personale
Il regista racconta che la storia è estremamente intima, nata dal disegno di un personaggio di Fuoco che interagiva con un personaggio di Acqua. Ha immaginato così un’amicizia inaspettata, una relazione che avrebbe creato imbarazzo e battutine.
«Mi sono ispirato anche alla relazione con mia moglie, io sono coreano e lei è americana, per metà italiana. All’inizio ho nascosto la nostra relazione ai miei genitori, erano all’antica e volevano sposassi una coreana. Le ultime parole di mia nonna prima di morire furono sposa una ragazza coreana», rivela il regista.

Col tempo i genitori accettarono la relazione, scoprendo di avere molte cose in comune. «La storia parla dell’idea di comprendere i nostri genitori come persone. Questo ci permette di apprezzare i sacrifici che i genitori fanno per i propri figli. I miei sono emigrati dalla Corea all’inizio degli anni Settanta, sono nato e cresciuto a New York ma con le tradizioni, la lingua e la cultura coreana», si racconta il regista in conferenza stampa.
Da un’idea alla realizzazione di Elemental
«Tutto è iniziato circa sette anni fa mentre partecipavo a un evento a New York che riguardava la cerimonia di celebrazione delle arti nel Bronx, dove sono nato. Mi hanno invitato a salire sul palco e lì ho guardato la mia famiglia seduta tra il pubblico, ho visto com’era diversificato il pubblico presente. Guardavo i miei genitori che si erano messi a piangere ed è stato un momento molto toccante perché ho ripensato ai sacrifici che avevano fatto per dare un futuro sia a me e che a mio fratello. Nel corso di questo evento li ho ringraziati e quando sono tornato alla Pixar l’ho raccontato e mi hanno detto che forse sarebbe stato il momento di realizzare un film».
L’amore, motore principale della storia
«Tutto è partito dalla storia d’amore, quando ho disegnato per la prima volta il personaggio di Fuoco che non aveva a che fare con quello che vedete nel film. L’ho disegnato come un personaggio che era sull’acqua e poi mi sono dedicato al personaggio dell’Acqua e ho pensato al rapporto con mia moglie che è in parte di origine italiana. E se il Fuoco si innamorasse dell’Acqua? Questa è la domanda su cui dovevamo concentrarci», prosegue il regista.

Peter Sohn ha attinto molto dalla sua cultura coreana poi, lavorando in team hanno confluito le diverse origini di tutti indiani, messicani ed europei, contribuendo a creare una storia particolare e diversa.
«Volevo far sì che la cultura dell’elemento Fuoco fosse quella più alta come tono, quella che si facesse più sentire attraverso un linguaggio che attinge da quello che può essere, ad esempio, il rumore all’interno del caminetto del legno che brucia. L’obiettivo non era quello di attribuire qualcosa a una cultura in particolare ma trovare elementi culturali che potessero rientrare in maniera armoniosa in questa cultura, dell’elemento Fuoco».
L’esperienza del doppiaggio Disney
«Per me è un sogno che si realizza, sono cresciuta con Disney e Pixar, tra i miei preferiti Toy Story e le Principesse. Questo personaggio l’ho sentito molto mio. Dico sempre che ho il fuoco nei capelli, perché ho i capelli ramati quindi mi sembrava un incastro di cose perfette e giuste. Ember è esuberante, divertente, a suo modo sensibile, è molto vera, ha un carattere autentico. È stata un’esperienza nuova e mi ha emozionata tanto, sono soddisfatta. È qualcosa che mi rimarrà per sempre», dichiara Valentina Romani.

«Ho imparato a utilizzare la voce ed è tutto merito di un grande direttore di doppiaggio, Massimiliano Manfredi. Un ricordo magico che mi porterò nel cuore. Mi piace molto l’emotività di Wade, non ha paura di piangere, anzi mette la sua emotività al servizio della sua missione, conquistare Ember. Mi piace la sua ingenuità, non ha sovrastrutture e paure», dice Stefano De Martino.
«Il mio film preferito Disney era Fantasia, adoro fare doppiaggio. Elemental mi è piaciuto non solo per la bellezza della grafica e la musica meravigliosa ma anche per ciò che ci racconta, i migranti che lasciano il loro Paese, e gli incompatibili che si possono mettere insieme. Il mio personaggio è una grande mediatrice, ha sempre la sua misura giusta e sa conciliare», rivela Serra Yilmaz.
La musica
«Sono fan Disney e Pixar ed è stato semplice lavorare per loro nell’adattamento del brano. Ho studiato un po’ il testo per dare una mia visione e mi sono divertito tanto. È stata una fantastica opportunità», racconta Mr Rain che interpreta il brano Ci sarò.
Focus sulle disuguaglianze
«Il movente romantico dà un messaggio intrinseco, insegna senza la pretesa di insegnare nulla, normalizza un argomento che in questo momento è saturo. Abbiamo quasi sempre paura di sbagliare i termini sulle disuguaglianze, questo film parla in maniera naturale ed è forse l’unico approccio sano per parlare dell’argomento delle differenze», specifica De Martino.
«Fa da lente di ingrandimento per quanto riguarda i pregiudizi. A volte andare oltre può arricchirci e renderci persone migliori», aggiunge Valentina.
L’evoluzione tecnologica
«All’interno della Pixar non esisteva un processo che potesse realizzare i personaggi tratti dagli elementi. Abbiamo prima dovuto lavorare sulle nuove tecnologie a cui si è dedicata in particolare la Disney Research Studios di Zurigo e poi gli artisti hanno applicato il loro talento e lavoro per raggiungere il giusto equilibrio affinché gli elementi venissero fuori così come li vedete. Ci sono voluti circa tre anni. Un personaggio animato ha circa 5mila controlli dal come si piega un dito al battito di ciglia. Per Ember siamo arrivati a 10mila controlli. Credo molto nell’incontro tra arte e tecnologia», svela il regista.
Il cinema come veicolo di cambiamento
Ci si chiede quanto un film possa lanciare un messaggio in una sala cinematografica e quanto questo abbia la capacità di cambiare il Mondo.
«Il cinema ha cambiato il mio mondo. Credo nell’idea che il fatto che un pubblico si trovi a guardare insieme, ridere insieme e si commuova insieme sviluppa un’alchimia di ricordi che restano per sempre. Penso che il cinema possa cambiare il Mondo!».
Alessandra Caputo
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