Il cinema di Romolo Guerrieri raccontato in un libro

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Guerrieri

Giuseppe Costigliola scrive una biografia, in due volumi, che in realtà è una vera e propria storia del cinema italiano, ricca di avvenimenti e testimonianze

L’Italia del dopoguerra, nelle parole di Federico Fellini, offre una materia eccezionale per la creatività; un mondo era crollato e ne stava nascendo un altro, pregno di percorsi inediti e seducenti per chi all’epoca si affacciava sul mondo dell’arte. È il caso di Romolo Guerrieri, regista oggi negletto forse per il suo eclettismo e per l’ardua classificazione della sua opera, al quale il giornalista e critico letterario Giuseppe Costigliola dedica un libro in due volumi che sarebbe riduttivo definire biografico (www.edizioniilfoglio.com).

 

Un libro mondo

Sin dalle prime pagine il libro si rivela una vera e propria storia del cinema italiano, e non solo, dagli anni Cinquanta in poi, con incursioni nel contemporaneo. Seguire l’apprendistato come aiuto regista di Romolo Girolami, in arte Guerrieri, significa immergersi in un mondo variegato e ricco di talenti, specchio della società italiana dell’epoca. Pellicole colpevolmente dimenticate scorrono di fronte ai nostri occhi, come Riscatto di Marino Girolami (fratello di Romolo), incentrato sul tema di una ingiusta condanna, in seguito abbondantemente percorso dal cinema autoriale.

Il cinema senza pregiudizi

Costigliola riesce nell’arduo compito di ricostruire il clima dell’epoca senza pregiudizi di sorta, parlando del neorealismo ma anche di quella messe enorme di titoli che costituivano il tessuto cinematografico italiano. Così, accanto a film riconosciuti dalla critica per il loro indubbio valore artistico, troviamo opere meno note ma di grande interesse, meritevoli di essere riscoperte, tasselli indispensabili per la completezza del quadro storico. Anche il genere del musicarello, fenomeno di costume che consacrò ad esempio il talento di Claudio Villa, trova una sua esatta collocazione. Ricostruire le dinamiche artistiche e produttive di queste pellicole “commerciali”, significa comprenderne i meccanismi evidenziando quella capacità di scoprire giovani talenti che avrebbe lasciato un’impronta non secondaria nel nostro cinema. Articoli dell’epoca, infine, contribuiscono alla ricreazione puntuale del contesto storico.

Una miniera di aneddoti e storie

GuerrieriLa peculiarità del libro risiede nell’enorme mole di racconti che lo attraversa, frutto di un lavoro certosino. Vediamo ad esempio l’ombroso Folco Lulli, toscano verace, recitare il ruolo del cattivo, salvo poi scoprire un passato da partigiano e una vita rocambolesca e avventurosa. Cantanti di successo come Luciano Tajoli portano con noncuranza la propria menomazione (la paralisi infantile era all’epoca frequente, e toccò anche il figlio di Anna Magnani), mentre giovani promesse dagli occhi magnetici come Marcella Mariani brillano come meteore e scompaiono prima che il loro potenziale possa maturare completamente.

Il cinema e la cronaca

Fatti di cronaca nera come il “caso Montesi” sconvolgono la società e attirano progettualità cinematografiche. Il caso della ragazza morta, probabilmente durante un festino nella Roma bene, non solo turba e coinvolge il panorama politico, ma non può restare senza risonanza nel mondo della celluloide.

Gli scomparsi

Volti e nomi celebri per chi frequentava il cinema negli anni Cinquanta, già sbiaditi per le generazioni successive, oggi quasi del tutto ignoti ai giovani, prendono vita di fronte ai nostri occhi. Attori che sarebbe riduttivo definire caratteristi, in quanto dalle loro prestazioni dipendeva il successo o meno di un film. Citiamo fra gli altri Rocco d’Assunta, Enrico Varisio e Nando Bruno, ma l’elenco potrebbe continuare a lungo. Sovente impegnati nel teatro prima che nella televisione, o come doppiatori, si pensi a Nando Gazzolo, costituivano un patrimonio di professionalità dal quale i registi potevano attingere certi del risultato finale.

Il ruolo dell’attore

La confidenza con gli attori, ad esempio fra Marino e Arturo Bragaglia, totalmente scevra da presunzione, è un qualcosa che sfugge persino a Romolo, forse per indole, forse perché i tempi erano già cambiati. Dinamiche certamente impensabili nel panorama attuale. Un mondo in cui macchinisti e segretari di produzione dagli improbabili soprannomi si sfidavano a braccio di ferro, testimoni di un cinema pionieristico e coraggioso, emblemi di atmosfere totalmente estinte.

La saga familiare

Attraverso il nome Girolami passa una importante fetta di cinema italiano: una dinastia di cineasti, della quale Costigliola descrive la saga familiare. Dalla precarietà di un’esistenza sconvolta dal Secondo Conflitto Mondiale, passata attraverso il bombardamento di San Lorenzo e l’occupazione di Roma, si forma una generazione con la vocazione del racconto, a volte distraente rispetto a tematiche che si volevano lasciare alle spalle per il loro schiacciante peso emotivo, sempre e comunque animato da fantasia e spirito avventuroso. Il genere peplum ad esempio, con le sue incursioni in un’antichità mitica, rappresenta una fuga in una dimensione astratta e spettacolare.

Il cinema come artigianato

Dalle pagine del libro traspare tutto l’amore per un’epoca eroica, nella quale il mestiere ha le caratteristiche dell’artigianato, dove si riuscivano a ottenere risultati importanti con pochi mezzi e in condizioni precarie. Osservare oggi quelle pellicole, caratterizzate da effetti speciali a volte ingenui e palesemente falsi, significa compiere uno sforzo, significa dimenticare le magie dell’era computerizzata per calarsi in un passato autentico e di indubbio fascino.

La gavetta come aiuto regista

Lavorando fianco a fianco con il fratello Marino, Romolo acquisisce insegnamenti impagabili, che trascendono l’aspetto meramente tecnico. Il suo percorso di emancipazione inizia dalle collaborazioni con il regista veterano Carlo Campogalliani, sotto la cui guida assume la responsabilità di girare alcune scene. Romolo rivendica sempre più un proprio ruolo autonomo, lontano dall’egida del fratello. Quando, a partire dagli anni Sessanta, passa dietro la cinepresa, il suo bagaglio è ricco di multiformi esperienze, artistiche e umane.

Un’esperienza decisiva

«È stata un’esperienza unica, che mi ha arricchito tantissimo, una delle più importanti della mia vita», così Romolo Guerrieri descrive i dieci mesi trascorsi in Russia in seguito alla proposta di Giuseppe De Santis che lo voleva con lui per girare Italiani brava gente, Guerrieriun’opportunità inaspettata ma anche un salto nel buio. Dieci mesi trascorsi lontano dalla famiglia in un mondo oggi scomparso, le cui coordinate paesaggistiche e umane appunta su due quaderni in minuscola grafia. Un mondo nel quale il controllo sugli italiani impegnati nel film era discreto, ma comunque serrato.

C’è poi l’agenda di lavoro, testimonianza altrettanto rara e preziosa. Costigliola ne riporta ampi brani, per ricostruire nella maniera più dettagliata possibile il viaggio fisico e metaforico del giovane Guerrieri. Fra gli aneddoti più gustosi quello sull’arrivo di Peter Falk, del quale era stata taciuta la menomazione e che De Santis non voleva assolutamente sul set. Si trovò una soluzione mutandogli ruolo e l’attore americano ebbe modo di farsi valere per le indubbie doti attoriali e per l’irresistibile simpatia.

Ritorno a casa

Il primo volume si conclude con il ritorno a casa e con gli ultimi film da aiuto regista, anche nel nascente genere del western all’italiana, viatico per la sua prima regia dal titolo 7 magnifiche pistole (1965). A questo punto si attende con impazienza il secondo volume, incentrato sulla figura del Guerrieri regista. Come dicevamo all’inizio, il termine biografia non rende giustizia a un lavoro di enorme respiro, in grado di ricostruire un mondo intero, con le sue caratteristiche sociali e umane. Un’opera la cui ambizione è davvero quella di arginare l’oblio nel quale rischia di precipitare una parte importante della nostra storia.

 

Riccardo Cenci

Foto © Giuseppe Costigliola

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Riccardo Cenci
Riccardo Cenci. Laureato in Lingue e letterature straniere moderne ed in Lettere presso l’Università La Sapienza. Giornalista pubblicista, ha iniziato come critico nel campo della musica classica, per estendere in seguito la propria attività all’intero ambito culturale. Ha collaborato con numerosi quotidiani, periodici, radio e siti web. All’intensa attività giornalistica ha affiancato quella di docente e di scrittore. Ha pubblicato vari libri (raccolte di racconti e romanzi). Attualmente lavora come Dirigente presso l’Enpam.

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