Otto Racconti Fantastici scritti a quattro mani dove si incontrano il moderno e l’antico per far perdere il lettore in un mondo fantastico
Se il tempo è una convenzione, il suo scorrere è un’illusione e la direzione può cambiare a seconda della prospettiva. Così si può tornare al futuro, guardandolo alle nostre spalle, oppure raggiungere il passato, mantenendo lo sguardo proiettato in avanti. Vale allora la pena tentarlo, un viaggio nel tempo, fra i più affascinanti mai desiderati dall’uomo.
Carpe diem
È la stuzzicante proposta di 8 Racconti Fantastici (Rossini editore – Gruppo Santelli) scritto da un’immaginaria Marguerite Gautier, pseudonimo altisonante sotto il quale si celano gli autori Margherita Lamesta Krebel e Gualtiero Serafini, non nuovi al panorama letterario ma esordienti alla scrittura editoriale a quattro mani. Giocano tra passato e futuro, quasi sorvolando sulla dimensione presente.
Ad alta quota, toccando vette altissime dell’immaginazione, gli autori dialogano con il lettore, evocando il cinema attraverso le immagini e lo stile. Come una partitura in quattro tempi lo accompagnano fra le quattro accezioni temporali tramandate dalla cultura greca fino a noi, con particolare attenzione rivolta al kairòs, quel tempo di mezzo, quel carpe diem spesso più determinante dell’unidirezionale chronos.
Scienza e fede
In linea con la modernità che la forma del racconto contiene, veloce, agile, impressionistico, suggestionante, inteso dagli esperti come l’essenza dell’arte del raccontare, l’approccio a queste favole in veste moderna apre a una seducente astrazione dalla realtà per condurci verso i misteri della vita racchiusi in un Aleph di borgesiana memoria, come afferma Enrico Vanzina nella prefazione al volume.
Tante le pietre miliari della storia della letteratura mondiale affidate al racconto per esprimersi, da Maugham a James, Pirandello, Grazia Deledda, a Italo Calvino, quest’anno ricordato nel centenario della sua nascita. Partendo dal Santo Natale e dal racconto che lo commemora, “Il Natale di Natale”, menzione d’onore al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti, gli scrittori risalgono fino a inizio anno per attraversarlo e soffermarsi su altre sette festività cristiane conosciute in tutto il Mondo – Epifania, San Valentino, Carnevale, Pasqua, Ferragosto, Ognissanti, Commemorazione dei Morti – presentate nel libro in veste sia religiosa sia antropomorfica e concreta.
Così, lo slalom in mezzo a catastrofismi, avventura, universi paralleli, buoni sentimenti e trasformismi incantati, di un’immaginaria Signora delle camelie fa vivere al lettore l’esperienza singolare di un rapporto intimo, a doppio filo, con la propria spiritualità, per
rilanciare l’antico binomio scienza e fede, alleati indivisibili dalle posizioni interscambiabili. Ogni racconto, inoltre, è anticipato da un QR code, che rimanda a una fotografia ad esso abbinata per immergere il lettore nell’atmosfera della narrativa, prima ancora della lettura. La matrice prima dell’immagine e l’immagine prima della parola. Affidarsi a più linguaggi per sottolineare ancora una volta la modernità di questo libro fresco di conio, curato nei minimi dettagli, che non tralascia neppure un elemento antico: la pellicola, oggi caduta in disuso, impressionando la quale si sono espressi per oltre un secolo fotografia e cinema.
Spirale magica
Un’emozione dal fascino senza tempo arricchita di una pastosità e una profondità non ancora completamente restituite dal digitale, in realtà. Perciò, non casuale neppure la scelta di Germano Serafini, autore delle fotografie del libro. Uno sguardo antico – l’uso della pellicola – contemporaneo – il QR code al posto della stampa delle foto – e futuro, quello dell’artista, intenzionato a rappresentare ogni dimensione del tempo a partire proprio dall’ultima, rilanciata con la foto in copertina, 21st week – BOSCO, l’ecografia rielaborata su pellicola di un bimbo portato in grembo, l’unico fatto esclusivamente di futuro.
Attraverso gli escamotage fiabeschi più consueti come la botola, la caccia al tesoro, le sciarade enigmatiche, ci si immerge nella spirale magica di un tempo ciclico – non diverso da un buco nero astrofisico né dal vortice del liquido amniotico di un feto – testimoniato dal
numero otto, parola palindroma e simbolo dell’infinito, se rovesciato, che rimanda a un tempo-non tempo dove l’alfa e l’omega possono anche fondersi e confondersi.
Perciò, illuminati dalla luce gentile di Newman, la luce dell’amore, per citare le parole usate da Maria Grazia Bianco nell’introduzione al testo, è tempo di dipingere la nostra fantasia con i colori dell’aurora boreale suggerita dal libro 8 Racconti Fantastici, ricordando che la lettura è un bisogno dell’anima, inalienabile, ma soprattutto che, insieme al mondo della cultura nel suo complesso, può aiutarci a interpretare meglio il presente, oggi dai contorni sempre più critici e pericolosi.
Pierfrancesco Mailli
Immagini interne al libro © Germano Serafini













