Lo sviluppo dei biocarburanti e gli effetti sulle carenze alimentari

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Biocarburanti

La necessità di disporre di fonti energetiche alternative ai combustibili fossili apre le porte allo sviluppo dei biocarburanti

L’agronomo e ambientalista statunitense Lester Brown del  XVIII secolo, fondatore del Worldwatch Institute e dell’Earth Policy Institute, riteneva che le carenze di cibo che si sarebbero verificate ai giorni nostri, nel XXI secolo, avrebbero costituito una grave minaccia per la stabilità globale.

Gli effetti del clima sempre più caldo

In effetti, l’aumento delle temperature dovuto ai cambiamenti climatici rappresenta oggi un’effettiva minaccia per i raccolti di tutto il mondo. L’Accademia nazionale delle scienze statunitense ritiene che, per ogni grado Celsius in più di temperatura della superficie, la produttività di grano, riso e mais cali del 10%. A ciò si aggiunge l’uso eccessivo d’acqua dolce. Alcuni Paesi ricorrono addirittura alle falde acquifere o ad altre fonti non rinnovabili per irrigare le colture. Inoltre, lo strato attivo del suolo si sta erodendo più velocemente rispetto al processo di formazione di terreno nuovo. Per contro, la domanda di grano è in aumento, in parte per il maggiore benessere economico.

I biocarburanti possono sostituire i combustibili fossili

Noncuranti del problema della carenza alimentare, e convinti della necessità di prevenire i cambiamenti climatici, i Governi in tutto il Mondo stanno sostenendo la produzione di biocarburanti per sostituire quelli fossili tradizionali per autotrazione. Gli agricoltori vengono incentivati a coltivare mais, zucchero di canna, palme da olio e colza, tutte piante trasformabili in etanolo o in altri carburanti sostenibili. Circa un quarto del mais e di altri cereali coltivati negli Stati Uniti nel 2015 è stato usato per produrre etanolo. In base al consumo mondiale medio i cereali coltivati per produrre etanolo avrebbero potuto sfamare 330 milioni di persone per un anno.

I problemi sull’alimentazione umana nei Paesi più poveri

La tendenza globale è all’aumento della produzione di biocarburanti e questo genera una insicurezza alimentare generalizzata. Un rapporto della Banca mondiale del 2018 ha concluso che la corsa promossa dai Governi di Europa e Stati Uniti ha fatto salire i prezzi alimentari del 75%. Se l’unico risultato di una carenza di cibo fosse l’aumento dei prezzi, questo potrebbe essere considerato soltanto un problema di sviluppo. Ma nei Paesi emergenti, la incapacità di affrontare il degrado dell’ambiente, insieme alla diminuzione della superficie delle acque piovane e all’erosione del suolo, producono un effetto catastrofico sulla stabilità dei Governi.

Effetti delle carestie: incremento del terrorismo e della criminalità organizzata

Gli Stati sull’orlo del fallimento hanno un impatto globale, perché generano terrorismo, traffico di stupefacenti, di armi e flussi migratori. I loro abitanti minacciano la stabilità politica non solo della loro Regione, ma del Mondo intero. Tra i vari Paesi in fallimento segnalati dalle Nazioni Unite, la Somalia è diventata una base di pirati, l’Iraq il centro di addestramento dei terroristi e l’Afganistan il principale fornitore di eroina del Mondo. Inoltre l’aumento dei prezzi alimentari semina disordine. In Thailandia i ladri di riso hanno costretto gli abitanti a sorvegliare i raccolti durante la notte. In Sudan vengono rubati camion carichi di grano. Se le singole Nazioni iniziano a disgregarsi, la stabilità globale diventa più complicata e la diffusione delle malattie più difficile da arginare.

Le agricolture alternative potrebbero aiutare ma non vengono ancora sviluppate

La tecnologia potrebbe venirci in aiuto. Potremmo modificare geneticamente le piante per aumentarne la resa o per coltivarle in terreni poveri d’acqua o di nutrienti. Ma colture simili non sono mai state sperimentate su una scala abbastanza vasta da poter affermare che sia una via percorribile. Forse però le soluzioni sono ancora più semplici. Anziché affidarci alla tecnologia, potremmo pensare di modificare il nostro comportamento, conservando il suolo, per esempio, coltivando e mangiando grano anziché riso, che richiede più acqua. Non è certo una soluzione disboscare centinaia di milioni di ettari in America latina e in Africa. Inoltre é anche deleterio incrementare l’attuale tipo di agricoltura intensiva, in termini di risorse e distruttiva per l’ambiente. Qui sta dunque la vera sfida dei decenni a venire: come aumentare considerevolmente la produzione agricola senza aumentare di conseguenza la quantità di terra usata.

La sfida è quella di utilizzare meno acqua e cambiare il modello di sviluppo

La soluzione da percorrere, che è anche la più sostenibile, è quella di trovare nuove varietà di piante che richiedano meno acqua e siano più resistenti ai parassiti e al calore, ma soprattutto ridurre lo spreco dell’intero sistema. Sappiamo infatti, ed è vergognoso, che fino a un terzo di cibo prodotto nel Mondo viene gettato o va perduto. Quello che occorre fare è cambiare il sistema di sviluppo limitando gli sprechi e ottimizzando la distribuzione dei beni e delle risorse tra Paesi ricchi e poveri. È necessario distrarre da un consumismo inutile e sfrenato a vantaggio di una diffusione dei mezzi di produzione che favoriscano l’economia e lo sviluppo dei Paesi emergenti in modo più solidale e sostenibile.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Rete Clima, Engie Casa, La Rivista della Natura

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