Auto elettriche, Ue aumenta dazi per la Cina

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Auto elettriche

Gli Stati membri si dividono sulla questione che potrebbe anche scatenare un “grave conflitto commerciale”

La Commissione europea ha annunciato che nei Paesi dell’Unione i veicoli elettrici a batteria prodotti in Cina da luglio saranno soggetti a dazi maggiorati. Ciò soprattutto dato che la domanda dei mezzi ecologici è aumentata negli ultimi anni. Ad esempio nel 2023 le imprese cinesi hanno esportato auto elettriche in Ue per un valore di circa 10 miliardi di euro, raggiungendo una quota di mercato dell’8%, il doppio rispetto all’anno precedente.

Quella che partirà dal prossimo mese è una misura per affrontare il problema ormai noto delle aziende di auto cinesi che fanno una concorrenza sleale ai produttori occidentali: ricevono sussidi massicci dal Governo, grazie ai quali riescono a offrire prezzi bassissimi e sotto al costo di produzione, mettendo così fuori mercato tutti gli altri produttori che non riescono a competere. Per il momento sono previsti per i principali marchi cinesi.

I nuovi dazi varieranno a seconda dei produttori

La più sanzionata è la Saic con un dazio del 38,1%, lo stesso applicato ad altri non specificati nell’annuncio che non hanno collaborato con l’indagine. Mentre sarà del 21% per le società che lo hanno fatto. Poi c’è Geely a cui toccherà il 20% e Byd con il 17,4. Quest’ultima nell’ultimo trimestre del 2023 ha superato l’azienda statunitense Tesla. Il gruppo cinese ha venduto quasi 1,6 milioni di veicoli elettrici lo scorso anno, con un aumento del 70% rispetto al 2022.

I dazi, che si aggiungeranno a una tariffa d’importazione del 10%, entreranno in vigore sotto forma di una garanzia il prossimo 4 luglio nel caso i negoziati con le autorità cinesi non produrranno una soluzione concordata. Per essere riscossi definitivamente, però, servirà l’eventuale approvazione definiva degli Stati membri in autunno.

L’obiettivo è di correggere lo squilibrio: costrette a pagare di più per poter esportare i loro prodotti in Unione europea le aziende cinesi dovranno aumentare i prezzi a cui vendono, riducendo quindi il divario con quelli a cui sono offerti le auto prodotte in Occidente. I produttori cinesi già beneficiano di bassi costi di manodopera e di energia, di un accesso più facile alle materie prime e di un solido ecosistema per la produzione di batterie.

Forse non bastano

Ma secondo gli analisti questi dazi rischiano comunque di non essere sufficienti a correggere la distorsione nel mercato europeo. Questo perché sarebbero troppo bassi per compensare l’enorme quantità di sussidi di cui beneficiano le imprese cinesi, che riuscirebbero dunque a mantenere cospicui margini di guadagno.

“Sarebbero probabilmente necessari dazi del 40–50% e forse più per rendere il mercato europeo poco attraente per gli esportatori cinesi di veicoli elettrici”, ha dichiarato la società di consulenza Rhodium Group in un rapporto. In particolare per chi come Byd può contare batterie prodotte internamente e non acquistate da terzi.

La decisione della Commissione è stata effettivamente più cauta rispetto alla scelta del presidente statunitense Joe Biden di portarli al 100%, un livello che rischia di escludere davvero le auto elettriche dal mercato statunitense. E lo ha fatto perché ha dovuto fare una sintesi della posizione dei diversi Stati nei confronti dell’industria automobilistica cinese.

Quote di mercato

Le vendite in Europa di mezzi elettrici Made in China sono cresciute rapidamente: da 57mila unità vendute nel 2020 a oltre 437mila nel 2023, secondo Eurostat (questi dati includono i modelli prodotti in Cina da marchi occidentali come Bmw, Renault e Tesla) per un valore attuale di 9,66 miliardi di euro.

Uno studio di Transport and Environment, una Ong per l’energia pulita e trasporti a zero emissioni, indica che la quota dei marchi cinesi nel mercato elettrico dell’Ue è passata dallo 0,4% nel 2019 al 7,9 nel 2023 e potrebbe superare il 20 entro il 2027.

La reazione di Pechino

Il ministero del Commercio cinese ha contestato le risultanze dell’indagine “prive di Auto elettrichefondamento fattuale e giuridico“, esortando l’Ue “a correggere immediatamente le sue pratiche sbagliate” e riservandosi di adottare “in modo risoluto tutte le misure necessarie” a tutela delle aziende cinesi. Il Governo di Pechino ha già dichiarato di non voler “stare a guardare” l’introduzione di dazi, puntando il dito contro i settori dell’agricoltura e dell’aviazione europee come possibile bersaglio di ritorsioni.

La Camera di commercio cinese presso l’Ue ha espresso invece “shock, grave delusione e profonda insoddisfazione” nel timore, si legge in una nota, “che la mossa possa intensificare gli attriti commerciali tra Pechino e Bruxelles, incidendo negativamente sulle relazioni economiche e commerciali”.

I Paesi Ue si dividono

Il prossimo novembre le misure provvisorie per le auto elettriche saranno sottoposte al voto degli Stati membri per renderle permanenti. In questo caso, sarà necessaria una maggioranza qualificata per annullare le misure, una soglia raramente raggiungibile ma non certo impossibile da raggiungere.

Tutti gli occhi saranno puntati sulla Germania, un esportatore di automobili leader a livello mondiale che, nel corso dei decenni, ha ampliato la sua presenza in Cina e aumentato la sua dipendenza dal mercato. L’Associazione tedesca dell’industria automobilistica, sostenuta da aziende del calibro di Bmw, Mercedes-Benz e Volkswagen, ha già espresso chiaramente la propria opposizione a tariffe aggiuntive, sostenendo che queste non saranno “adatte a rafforzare la competitività dell’industria automobilistica europea” e potrebbero scatenare un “grave conflitto commerciale”.

Anche l’Ungheria, che ha attirato investimenti da Byd, dovrebbe dichiararsi contraria. Altri Paesi come la Svezia e l’Irlanda, hanno espresso riserve senza però opporsi esplicitamente ai dazi.

Dall’altra parte del dibattito, la Francia, le cui aziende automobilistiche sono meno esposte al mercato cinese, è ampiamente considerata il principale sostenitore dei dazi.

L’Italia ha recentemente espresso il proprio sostegno all’iniziativa e ha chiesto che l’Ue segua l’esempio Usa.

Il rischio più concreto è che la Cina potrebbe per esempio limitare l’esportazione di tecnologia sensibile o di componenti, come le batterie. Il che comporterebbe grossi problemi nelle catene produttive di tutto il Mondo, soprattutto di quelle europee, particolarmente dipendenti dalle componenti cinesi.

 

Ginevra Larosa

Foto © Yahoo News Uk, Autocar, Startmag

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