Dopo le elezioni per il nuovo Parlamento europeo parte il dibattito per le possibili alleanze dei gruppi parlamentari
A pochi giorni dal voto cominciano le manovre per poter definire la coalizione che dovrà guidare la nuova Europa. L’alleanza Popolari–Socialisti–Liberali si riconferma come una possibile maggioranza, ma cambiano gli equilibri complessivi dell’assemblea. La presidente uscente può contare sul sostegno dei popolari ma deve fare i conti con i numerosi franchi tiratori. Inoltre la situazione in Francia è piena di imprevisti e di instabilità.
Ursula von der Leyen è la candidata del Ppe
Il presidente del Ppe, Manfred Weber, afferma che i popolari europei sono «gli unici che hanno vinto nel centro democratico e la democrazia prevede che chi ha vinto decida chi debba stare ai vertici. Ursula Von der Leyen è la nostra candidata». Forte di questa conferma la presidente uscente della Commissione ha iniziato a sondare i possibili scenari. Il Ppe vanta un aumento di una decina di seggi nel nuovo Parlamento, arrivando primo in tredici Paesi. Tuttavia le altre due componenti della “maggioranza Ursula”, i socialisti e i liberali-macroniani di Renew, hanno subito pesanti perdite. Gli altri vincitori sono a destra, con un netto aumento del gruppo degli euroscettici di Id (di cui fanno parte la Lega e il Rassemblement National di Marine Le Pen), e un più contenuto incremento dei Conservatori (Ecr, di cui fanno parte Fdi e i nazional-populisti slovacchi del Pis).
Si ripropone la precedente maggioranza ma apertura anche a nuovi scenari
La von der Leyen, a poche ore dalla chiusura delle urne, ha affermato che: «Da subito inizieremo il confronto con i principali partiti della piattaforma con cui abbiamo lavorato in questi cinque anni, S&D (Socialisti e Democratici) e Renew. Ho sempre detto che lavoro per un’ampia maggioranza, per un’Europa forte. E le condizioni che sia pro-Ue, pro-Ucraina e pro-Stato di diritto». Per il presidente uscente queste elezioni hanno «dato due messaggi. Primo, rimane una maggioranza al centro per una Europa forte. In altre parole: il centro ha tenuto. È però anche vero che gli estremi a sinistra e destra hanno guadagnato sostegno e questa è la ragione per cui questo risultato comporta grandi responsabilità per i partiti del centro».
La situazione attuale e le due possibili alternative
Il gruppo politico di maggioranza si conferma quello del Ppe, che dai 176 seggi della legislatura uscente passa ai 186 di quella che si sta per inaugurare (25,83%). Il secondo gruppo, più consistente, è quello dell’alleanza progressista dei Socialisti e Democratici, che perdono 4 seggi: dai 139 del Parlamento 2019-2024 ne ottengono a questa tornata 135 (19,71%).
Seguono i Liberali di Renew, con 79 seggi (erano 102), corrispondenti al 10,97%. Questi soli tre gruppi, corrispondenti alla “maggioranza Ursula”, arriverebbero a 400 seggi, al di sopra della maggioranza relativa (361 su 720). Le simulazioni mostrano che, questa compagine toccherebbe quota 473 seggi se si alleasse col gruppo Ecr dei Conservatori e riformisti, presieduto da Giorgia Meloni, il quarto dell’Europarlamento con 73 deputati (pari al 10,14%). Se invece ci fosse l’alleanza con i Verdi (che passano dall’essere il quarto gruppo politico al sesto), con 53 deputati (pari al 7,36%), la maggioranza della nuova legislatura europea corrisponderebbe a 453 seggi.
La maggioranza del solo centrodestra senza Ppe a 396 seggi
C’è poi il gruppo Identità e Democrazia, quello del Rassemblement Nationale di Marine Le Pen e della Lega, che ha 58 seggi (8,06%) e che consentirebbe di formare una maggioranza alternativa del solo centrodestra, mettendo insieme Popolari, Liberali e Conservatori: in questo caso, si arriverebbe a 396 deputati, comunque superiori alla maggioranza relativa di 361 ma sotto la soglia psicologica dei 400 seggi. Inoltre l’esclusione del Ppe potrebbe sembrare poco opportuna. L’altro gruppo è la Sinistra, che raccoglie 36 deputati, uno in meno rispetto alla scorsa legislatura, pari al 5% dei consensi. Poi ci sono i non iscritti, che rappresentano ben 45 eurodeputati, i quali, tenendosi le mani libere, non consentono di fare previsioni su eventuali esiti di votazioni cruciali.
Una situazione difficile ancora da definire
La netta avanzata delle destre, soprattutto in Francia e Germania, scuote le fondamenta dei partiti più europeisti e le istituzioni di Bruxelles. Il dibattito coinvolge le fondamenta delle famiglie politiche che hanno bisogno di ricompattarsi prima di considerare le trattative per la composizione della prossima alleanza.
Le varie possibili coalizioni tra i vari gruppi parlamentari che andranno a sostenere la decima legislatura del Parlamento europeo hanno bisogno di tempo per rafforzarsi. In questo contesto la von der Leyen non ha scontata la conferma alla guida della Commissione. La decisione finale spetta ai capi di Stato e di Governo, che sembrano comunque propensi a un ruolo guida per il Ppe. La situazione in Francia, con le imminenti elezioni il cui esito rimane incerto, potrebbe far pensare alla necessità di una maggioranza più larga per il pericolo dei franchi tiratori. Se si accettasse di inserire anche Ecr nella compagine si arriverebbe a quota 473 seggi che assicurerebbe una maggiore stabilità.
Nicola Sparvieri
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