Elezioni europee, i risultati che non ti aspetti

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Elezioni europee

La Francia e il Belgio indicono elezioni politiche, ma a far parlare di sé sono anche Germania, Spagna ed Estonia

Il Partito popolare europeo e la sua Spitzenkandidat Ursula von der Leyen hanno vinto le elezioni europee. Rispetto a cinque anni fa hanno ottenuto due seggi in più, passando da 182 a 184.

«Abbiamo vinto le elezioni europee. Siamo l’ancora di stabilità», ha affermato Ursula von der Leyen, che ha, inoltre, sottolineato che «una maggioranza al centro per un’Europa forte rimane e questo è cruciale per la stabilità. Il centro regge. Ma è anche vero che gli estremisti a sinistra e a destra hanno guadagnato sostegno. I risultati impongono grande responsabilità ai partiti al centro. Abbiamo tutti interesse nella stabilità e vogliamo tutti un’Europa forte ed efficace». Poi, ha annunciato che inizierà a dialogare «con le grandi famiglie politiche che hanno formato la piattaforma della scorsa legislatura, S&D e Renew. Abbiamo lavorato bene negli ultimi cinque anni».

Elezioni europeeL’uscente presidente della Commissione europea però non esclude che possa esserci anche una nuova maggioranza, sebbene l’alleanza tra socialisti, popolari e liberali avrebbe 398 voti, ben sopra la soglia magica di 361 che è la maggioranza assoluta nel nuovo Europarlamento.

Socialisti e Renew infatti hanno perso diversi seggi rispetto a cinque anni fa. I socialisti ne avevano ottenuti 154 nel 2019, mentre in queste elezioni si sono fermati a 139. Ancora peggio è andata ai centristi di Renew che da 108 seggi sono scesi a 80. In calo anche i Verdi: occupavano 74 seggi in Parlamento, ne occuperanno 52. Il voto ha spostato più a destra il baricentro politico dell’Unione europea grazie anche ai 12 seggi in più che è riuscito a conquistare Ecr, il gruppo europeo di Giorgia Meloni. Uno spostamento che però non è stato abbastanza ampio.

Italia

Affluenza ballerina a queste elezioni europee 2024. In Germania i dati più alti con quasi il 65%. L’Italia non arriva nemmeno al 50%. Secondo il premier italiano, Giorgia Meloni, l’alto astensionismo delle elezioni europee apre a «una riflessione sul ruolo dell’Europa, perché il tema dell’affluenza bassa non è solo in Italia ma in tutto il Continente. È il segno che l’Europa viene percepita come distante e di come abbia fatto politiche non condivise dai cittadini e si vede dal fatto che le forze alternative alla sinistra crescono in tutta Europa. Questo è un richiamo a politiche più pragmatiche meno ideologiche e in alcuni casi folli, ad esempio sul Green Deal. Serve un’Europa più capace di ascoltare i cittadini e meno invadente sulla vita delle persone».

L’Italia elegge 76 seggi su 720 al Parlamento europeo. 24 saranno probabilmente assegnati a FdI (Fratelli d’Italia, di Giorgia Meloni), 20 andranno al Pd (Partito democratico, leader Elly Schlein), 9 al M5S (Movimento 5 Stelle, di Giuseppe Conte). 8 i seggi sia per FI (Forza Italia, leader Antonio Tajani), che per la Lega (Matteo Salvini). 6 previsti per AVS (Alleanza Verdi Sinistra, di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni). 1 seggio per Svp (Südtiroler Volkspartei, leader Dieter Steger).

Nel resto d’Europa l’ondata sovranista avanza e travolge Emmanuel Macron e Olaf Scholz, colora di nero l’Austria ma non sfonda al Parlamento Ue, dove la cosiddetta maggioranza Ursula, composta dai partiti filo-europeisti, regge.

Germania

Quelle tedesche sono state le elezioni europee con la massima affluenza dalla riunificazione delle due Germanie, con quasi il 65% dei quasi 65 milioni di tedeschi aventi diritto al voto che sono andati alle urne. E per la prima volta l’età minima è stata di 16 anni.

Il leader della Csu bavarese, Markus Soeder, chiede che si vada alle elezioni anticipate. «Questo Governo è sostanzialmente alla fine. E si deve fare come in Francia: là c’è stata una richiesta di nuove elezioni, e ci saranno nuove elezioni con Macron», ha affermato, commentando il voto che ha visto la vittoria netta dell’Unione (Cdu-Csu) e una drammatica sconfitta per socialdemocratici del’Spd. «Serve un nuovo inizio per il nostro Paese. Il “semaforo” non ha più mandato, non ha più la fiducia della popolazione. Perciò dovrebbero essere possibili velocemente le nuove elezioni».

«Neanche per un secondo abbiamo pensato alle nuove elezioni in Germania», ha dichiarato il portavoce del Governo tedesco Steffen Hebestreit, rispondendo in conferenza stampa a Berlino. «Il nostro sistema politico è molto diverso da quello francese. Le elezioni sono nel settembre 2025. Il cancelliere ha detto molto chiaramente di ritenere che la Commissione europea debba essere sostenuta da partiti tradizionali. E non ho da riferire un nuovo stato di cose su questo. Quindi questo vale. Lunedi ci sarà un vertice informale a Bruxelles», ha aggiunto.

Chi va su e chi va giù

I socialdemocratici dell’Spd, il partito più forte della cosiddetta “coalizione semaforo” al Governo, hanno registrato il peggiore voto nella loro storia, il 13,9%, andando sotto il minimo storico del 15,8% delle elezioni europee del 2019. I Verdi, il secondo più importante, hanno accusato il più grande calo tra tutti e sono scesi dell’8,6% dall’11,9%: proprio i giovani e giovanissimi sono fuggiti dai temi verdi. Alternative für Deutschland (AfD), partito di estrema destra mai entrato in un Governo federale o regionale finora, è diventato il secondo partito in Germania e primo in Germania dell’Est, conquistando un risultato record al 15,9% nonostante gli scandali che hanno travolto i suoi candidati di punta per le europee alla vigilia del voto.

L’altro partito con posizioni estreme, ma a sinistra, è Alleanza Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW). Fondato lo scorso gennaio staccandosi da Die Linke, e trainato dalla carismatica leader Sahra Wagenknecht ha debuttato in queste elezioni con il 6,2%, andando ben oltre la soglia di sbarramento al Parlamento tedesco del 5%. Soddisfatti del voto sono stati anche i liberali, partito con la percentuale più piccola, ma con il ministero chiave delle Finanze: l’Fdp è riuscito a mantenersi sopra il 5%, ma ha comunque accusato un calo dello 0,2% rispetto alle elezioni del 2019.

Infine, nonostante le apparenze come primo partito in Germania, non è andata benissimo per l’Unione di centrodestra. CduCsu sono salite leggermente al 30% rispetto al 28,9% delle europee del 2019 (+1,1% tutto proveniente dalla Cdu). Si tratta di un risultato modesto perché non è abbastanza per dominare la scena politica e al momento non basterebbe per formare un nuovo governo di Grande Coalizione con i socialdemocratici come ai tempi di Angela Merkel.

Spagna

Confermata dallo scrutinio definitivo la vittoria in Spagna del Partito Popolare che ha vinto le elezioni europee con 22 seggi e il 34,2% dei voti. Il partito guidato da Alberto Nunez Feijoo non ha tuttavia incassato la vittoria di lunghezza alla quale aspirava per Elezioni europeemettere in discussione la continuità del Governo minoritario progressista Psoe-Sumar, guidato da Pedro Sanchez. I socialisti si attestano come seconda forza con il 30,1% dei voti e 20 seggi, uno in meno del 2019. La buona performance dei popolari, che hanno ottenuto 10 seggi in più di 5 anni fa è dovuta essenzialmente all’assorbimento dei liberali di Ciudadanos, che non ha ottenuto rappresentanza nell’Eurocamera. Alberto Nunez Feijoo ha messo in valore il risultato e ha parlato di «un nuovo ciclo politico», sebbene non si distacchi molto dagli equilibri di forze emersi alle elezioni politiche del 23 luglio.

Vox ha ottenuto il 9,6% dei voti e 6 seggi, e il partito della destra antisistema Se acabò la fiesta (Salf) del sivigliano Alvise Perez, al suo esordio ha preso 800.000 voti e portato a casa 3 seggi. Sumar, con la leader Yolanda Diaz, vicepresidente con delega al Lavoro, è rimasta con 3 seggi, molto al di sotto delle aspettative, dopo la rottura con Podemos, con la ex ministra di Uguaglianza, Irene Montero, fermo a 2 seggi. Assieme hanno raggiunto il 7,2% dei consensi, rispetto al 10% ottenuto dal partito viola nel 2019. Ahora Republicas (Erc, Bildu, Bng e Ara Mes) ottiene 3 eurodeputati, mentre Junts, dell’ex eurodeputato Carles Puigdemont, perde 2 dei 3 seggi conquistati 5 anni fa, confermandone 1 solo.

Olanda

L’alleanza dei LaburistiVerdi guidata da Frans Timmermans vince alle europee nei Paesi Bassi e batte l’estrema destra di Geert Wilders. Stando ai dati definitivi dello scrutinio diffusi dal Parlamento europeo, il ticket europeista si è aggiudicato 8 seggi, mentre il Pvv del leader euroscettico e anti-Islam si è fermato a 6. Seguono con 4 seggi (perdendone uno rispetto agli attuali 5) i liberali del premier uscente Mark Rutte, guidati da Dilan Yesilgoz, mentre si aggiudicano 3 seggi a testa i liberali di sinistra del D66 e i cristiano-democratici del Cda. Il Movimento dei contadini (BBB) fa per la prima volta il suo ingresso all’Eurocamera con 2 seggi, al pari di Volt. Si aggiudica un seggio invece il Nuovo contratto sociale (Nsc) di Pieter Omtzigt, così come il partito animalista Pvdd.

Estonia

«I 33.000 voti in meno guadagnati dai partiti di Governo devono essere presi molto sul serio», ha affermato il segretario del Partito socialdemocratico e ministro degli Interni estone, Lauri Laanemets. I risultati delle europee rappresentano un chiaro segno che non è più possibile procedere allo stesso modo di prima» e che il calo delle preferenze è dovuta alla poca chiarezza sulle politiche fiscali tenuta dal Governo negli ultimi mesi per le titubanze del Partito riformatore ed Estonia 200, le due formazioni alla guida del Paese insieme ai socialdemocratici dal marzo dello scorso anno.

Anche il presidente di Estonia 200 e ministro degli Esteri, Margus Tsahkna, ha convenuto che i risultati del voto di ieri potrebbero portare a «cambiamenti nel Governo durante la prossima estate». Molto meno disponibile a rimpasti è invece parsa la premier Kaja Kallas. «Voglio sottolineare che si è trattato di elezioni europee e che, in quanto tali, i loro risultati non cambieranno il numero di mandati nel Parlamento estone, né potranno portare a cambiamenti nel Governo del Paese», ha affermato in un’intervista. Tsahkna ha tuttavia sottolineato che i cambiamenti non vanno intesi nei termini di un cambio di maggioranza visto che, nonostante il calo di preferenze, i risultati delle europee hanno mostrato una complessiva tenuta della coalizione.

Grecia

L’affluenza alle elezioni europee che si sono tenute in Grecia è stata del 41,39%. Un record che supera il tasso di astensione più alto nella storia, registrato nel 2009, quando votò solo il 52,63%.

 

Ginevra Larosa

Foto © Ravenna24ore, Euractive Italia, Euronews

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