Glauco Mauri, attore fino agli ultimi istanti di vita

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Glauco Mauri

Aperta la camera ardente al Teatro Argentina a Roma per ricordare l’artista pesarese che domani avrebbe compiuto 94 anni

Un susseguirsi di attori e personaggi dello spettacolo si stanno recando alla camera ardente aperta al Teatro Argentina di Roma dalle 11 alle 15 di Glauco Mauri, decano del teatro italiano morto nella sua casa romana alla soglia dei 94 anni. Domani, 1° Ottobre 2024, sarebbe stato il suo compleanno. Si era sentito poco bene meno di una settimana fa ed era stato costretto a rinunciare ad andare in scena al Teatro Vascello di Roma, dove era atteso giovedì scorso, per il suo nuovo spettacolo di prosa. La messinscena di “De Profunds” ha coinciso con una triste ricorrenza per il grande attore: un anno fa, il 22 settembre, è scomparso l’attore Roberto Sturno, con cui aveva fondato nel 1981 la Compagnia Glauco Mauri, divenuta poi Mauri-Sturno (il loro sodalizio artistico risaliva, tuttavia, al 1972).

Una lunga carriera

Nato a Pesaro nel 1930, da una famiglia povera: madre infermiera, padre morto quando lui aveva nove mesi, due fratelli più grandi, gli amici che parlavano soltanto il dialetto. Ma lui si appassiona allo spettacolo, infilandosi di soppiatto nei palchi del teatro per ascoltare la musica. Cavalcò senza clamori personali tanti anni di teatro, iniziando da giovanissimo a recitare nel teatrino Bambi del ghetto di Sant’Agostino, nel centro storico della città di Pesaro. Poi fu tra i fondatori, in qualità di suggeritore del teatro La piccola ribalta, con il regista Mario Cipollini, fra le più belle presenze teatrali.. Interprete di Shakespeare, Molière, Pirandello, Dostoevskij, Goldoni, con coraggio e passione è stato per settant’anni in scena.

Personaggio di spicco degli ultimi cinquant’anni della scena italiana, Mauri ha iniziato il suo percorso da attore nel 1949 all’Accademia nazionale d’arte drammatica diretta da Silvio D’Amico con maestri Orazio Costa, Sergio Tofano. Nel 1961 fonda con Valeria Moriconi, Franco Enriquez, Emanuele Luzzati la “Compagnia dei Quattro” che segnerà un capitolo fondamentale per il teatro italiano. In seguito per Glauco Mauri, come per tanti artisti pesaresi, iniziò l’avventura romana, studiò all’accademia teatrale e lì ebbe inizio una folgorante carriera, attraversando le opere di Shakespeare, il teatro greco, gli autori del Novecento a partire dall’amato Samuel Beckett, che sintetizzava l’amore per il teatro, le contraddizioni e le assurdità della società moderna.

Il cinema e la televisione

Mauri ebbe anche delle esperienze cinematografiche. La più significativa nel capolavoro di Dario Argento “Profondo rosso“. Un personaggio teatrale calato nelle messe inscena del maestro del brivido italiano

Un artista ecclettico che lavorò nel romanzo televisivo “I Budenbrok” di Thomas Man. Sapeva passare con naturalezza dal ruolo attoriale teatrale a quello televisivo, quando la televisione italiana aveva una sua identità culturale, con registi come Bolchi e Blasi, e milioni di italiani conoscevano per la prima volta i capolavori della letteratura. Come per tanti illustri pesaresi, vi è stato un silenzio artistico su Glauco Mauri. Poi tornò al teatro Sperimentale e cui la Città di Pesaro gli conferì la cittadinanza onoraria. Da allora la compagnia Mauri-Sturno è tornata più volte al teatro Rossini.

Ricordo personale

Una commozione non solo emotiva ma anche epidermica, vedere e quasi toccare le mani di Glauco Mauri. A proposito del monologo epistolare Mauri, con un volto stanco ma sempre sorridente, mi disse: «È una semplice ma profonda opera teatrale, in cui il genio creativo di Wilde si esprimeva in tutti i suoi aspetti: la solitudine, l’indifferenza, la diversità».

 

Paolo Montanari

Foto © Maurisaturno

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