Il genocidio degli armeni

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In un convegno a Roma della Fondazione Willy Brandt sono stati ripercorsi i punti salienti della prima grande pulizia etnica del 900

Questo episodio doloroso della storia europea ha visto lo sterminio, nel 1915, di circa 1.200.000 armeni nell’allora territorio ottomano. Il massacro è stato compiuto dai cosiddetti Giovani turchi, una organizzazione nazionalista nata all’inizio del XX secolo e salita al potere nel 1909. Hanno anche partecipato corpi speciali, formati allo scopo, e soldati regolari insieme ad avventurieri di ogni tipo.

Storia millenaria

Il popolo armeno vanta una storia millenaria, che risale ai miti della tradizione biblica che vuole che sulla cima del monte Ararat si incagliò l’Arca di Noè dopo il diluvio. Molti studiosi considerano l’Armenia una delle più antiche civiltà in assoluto che ha conservato quasi immutata la lingua, la religione e i costumi fino ai nostri giorni. Fu il primo regno della storia ad adottare, nel 301, prima dell’Impero romano, il cristianesimo come religione di Stato. L’attuale Repubblica di Armenia occupa però solo una piccola fetta di quello che storicamente fu il territorio di questo popolo. L’antico regno, all’incrocio fra Caucaso, Anatolia e Mesopotamia, comprendeva vasti territori oggi in Iraq, Iran e soprattutto in Turchia.

Lo Stato nazionale turco

L’obiettivo dei Giovani turchi era quello di creare uno Stato nazionale, sul modello dei nuovi Paesi europei nati nell’Ottocento. Gli armeni, cristiani e indoeuropei, erano l’ostacolo più evidente da eliminare per portare a termine il sogno nazionalista. La definizione “Stato nazionale” infatti prevede un Paese linguisticamente e culturalmente omogeneo, con una popolazione composta in larga misura da un unico gruppo etnico. Armeni, greci e assiri, le tre più importanti comunità cristiane, erano i primi obiettivi da abbattere. Questo ha scatenato il genocidio armeno che è stato il primo del ’900, nonché uno dei più dimenticati. Il sistematico sterminio nei territori dell’Impero ottomano iniziò la notte del 24 aprile 1915 a Istanbul, l’antica Costantinopoli.

Il massacro

In un solo mese, più di mille intellettuali armeni furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada. Centinaia di migliaia furono gli sfollati che morirono per fame, malattia o sfinimento. Inoltre, vennero arrestati centinaia di dirigenti politici, leader della comunità, commercianti, uomini d’affari, giornalisti, studenti, che furono assassinati nei giorni successivi. Non si trattava quindi di uccisioni sporadiche e violenze sparse ma nell’attuazione di un progetto di annientamento di un popolo attraverso massacri, deportazioni, confisca dei beni. Il comitato centrale del partito al potere nell’impero ottomano, il Comitato Unione e Progresso, aveva deciso di porre fine a quella che veniva chiamata la “questione armena”.

La reazione internazionale dell’epoca

Il 24 maggio di quello stesso anno, Francia, Regno Unito e Russia sottoscrivono una dichiarazione congiunta che condanna i massacri da parte dello Stato Ottomano contro gli armeni. Armeni“Di fronte a questo nuovo crimine della Turchia contro l’umanità e la civiltà i Governi alleati avvisano la Sublime Porta che riterranno personalmente responsabili tutti i membri del Governo turco e i funzionari che avranno partecipato a questi massacri”. È la prima volta che l’opinione pubblica europea dell’epoca parla di “crimini contro l’umanità”. Quello che si stava verificando era un genocidio, anche se dovranno passare trent’anni perché quel termine sia inventato e usato. Ci si è trovati di fronte a una distruzione intenzionale di un gruppo etnico che si vuole cancellare dal consorzio umano.

Pulizia etnica organizzata con scientifica determinazione

L’allora ministro dell’Interno Talât Paşha inoltra ai governatori delle Province l’ordine di deportazione nei deserti della Siria e dell’Iraq. Un ruolo decisivo nel genocidio lo svolge l’Organizzazione speciale, un’unità paramilitare creata nel 1913 per neutralizzare i nemici interni. Per portare a termine il genocidio si serve, oltre che di fedeli membri del partito, di criminali liberati dalle carceri e a cui è promessa la libertà in caso di svolgimento, con efficacia, degli ordini a loro trasmessi. Per dare una parvenza legale il Governo ottomano promulga due leggi per espellere gli armeni dai loro insediamenti dell’Anatolia orientale e della Cilicia.

Una violenza raccapricciante

Il processo di deportazione è accompagnato e intrecciato da violenze d’ogni tipo: assassinii, mutilazioni, stupri, rapimenti, torture, conversioni coatte, riduzione in schiavitù, furti e brutalità d’ogni genere. Le vittime sono uomini e donne, bambini e vecchi. A commettere queste violenze non sono solo gli uomini dell’Organizzazione speciale, i gruppi paramilitari organizzati, i soldati dell’esercito regolare. Partecipano attivamente anche le bande di criminali liberati all’inizio del conflitto, membri di clan curdi o di altre popolazioni musulmane non turche (circassi, ceceni, tatari) che speravano di ottenere vantaggi materiali, riconoscimenti e garanzie da parte ottomana. Gli armeni che sono sopravvissuti alle deportazioni e si ritrovano, nell’autunno 1915, insediati nei deserti della Siria, sono circa ottocentomila, poco più del 40% degli armeni che vivevano nell’impero ottomano.

Oggi non tutti gli Stati riconoscono il genocidio

Ancora oggi la posizione ufficiale del Governo turco è che le morti degli armeni durante i “trasferimenti” o “deportazioni” non possono essere considerategenocidio”. Tuttavia, un ampio ventaglio di storici concorda nel qualificare questo accadimento come il primo genocidio moderno e sottolinea la scientifica programmazione delle esecuzioni come prova di un disegno preciso. Inoltre, sono 30 i Paesi, fra cui anche l’Italia, che lo hanno ufficialmente riconosciuto. L’Unione europea ha aperto un dibattito sul genocidio armeno, ancora non riconosciuto da tutti i Ventisette, a seguito della affermativa decisione degli Usa del 2021. Infatti, nell’Unione sono solo 16 gli Stati membri che giudicano il massacro della popolazione armena come genocidio. Fuori dal blocco dei 16, oltre gli Usa, solo altri 13 Paesi al Mondo condividono questa posizione.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Euronews.com, Internazionale, Liberthalia, Fondazione Willy Brandt

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