Attacco di droni dal Sud alla Corea del Nord

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Corea

Si intensificano le tensioni nella Penisola con entrambe le parti pronte a un vero e proprio conflitto

La Corea del Nord si prepara a consolidarsi come una superpotenza militare dotata di armi nucleari, secondo le ambizioni dichiarate dal suo leader Kim JongUn. La retorica del regime nordcoreano si è fatta sempre più aggressiva, con Kim che ha ribadito la minaccia, ormai consueta, che «tutta la potenza militare della Corea del Nord sarà impiegata senza esitazione qualora i nemici decidessero di usare la forza contro il Paese». L’elemento più preoccupante di questo discorso è la chiara menzione delle armi nucleari, il cui utilizzo non sarà escluso in uno scenario di conflitto.

Questa dichiarazione non è solo un avvertimento ma rappresenta un chiaro segnale della volontà del regime di mantenere una posizione di forza nella Regione e nel contesto internazionale. La capacità di deterrenza nucleare diventa così l’elemento chiave della strategia difensiva di Pyongyang, che continua a rafforzare per scoraggiare ogni possibile tentativo di aggressione. La minaccia di un conflitto nucleare non solo mette in allarme i Paesi limitrofi, ma obbliga la comunità internazionale a considerare seriamente le potenziali conseguenze di un’escalation militare nella Penisola coreana.

La guerra dei droni

La tensione tra Corea del Nord e Corea del Sud lungo il 38° parallelo, la linea di demarcazione militare che separa i due Paesi, ha raggiunto livelli estremi, in quello che ormai viene descritto come una “guerra di droni”. Pyongyang ha accusato Seul di aver fatto volare droni nei cieli della Capitale nordcoreana, con l’obiettivo di diffondere volantini di propaganda critici nei confronti del leader Kim Jong-Un. In risposta, il regime nordcoreano ha prontamente ordinato alle sue truppe di prepararsi a un attacco, affermando che ogni ulteriore violazione dello spazio aereo sarà considerata come una “dichiarazione di guerra”. Le autorità militari di Seul hanno inoltre avvertito che qualsiasi attacco contro i propri cittadini potrebbe portare alla “fine del regime di Pyongyang“.

Nonostante queste minacce, la Corea del Sud ha negato di essere responsabile per il sorvolo dei droni, come affermato dal portavoce dello Stato Maggiore Congiunto, Lee Seong-joon, che ha respinto le accuse come “spudorate” e non confermabili. L’ipotesi che dietro queste azioni ci siano gruppi di attivisti sudcoreani piuttosto che il Governo è ventilata dalla stampa internazionale. Secondo fonti dell’AFP, alcuni gruppi militanti sarebbero noti per inviare messaggi di propaganda e denaro verso la Corea del Nord tramite palloni aerostatici. Tuttavia, Pyongyang ha respinto categoricamente questa ricostruzione, mantenendo la sua posizione che la violazione dello spazio aereo è attribuibile direttamente alle autorità sudcoreane. Il quadro dipinto è quello di una provocazione deliberata e inaccettabile, descritta come “maligna” da Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong-Un e influente figura del regime. «Personalmente, non vorrei che ciò accadesse», ha affermato.

Come in guerra

Come riportato dalla Korean Central News Agency (KCNA), i capi di Stato maggiore congiunti della Corea del Nord hanno ordinato all’artiglieria vicino al confine con la Corea del Sud di prepararsi ad aprire il fuoco. Otto brigate di artiglieria completamente armate come in tempo di guerra trasferite nell’area, con la KCNA che riferisce che, quindi, anche l’esercito nordcoreano si sta preparando per una possibile escalation.

Il Ministero degli Esteri della Corea del Nord ha chiesto a Seoul di interrompere l’invio di veicoli aerei senza pilota. Secondo il ministero, i droni hanno attraversato i loro territori tre volte a ottobre per disperdere volantini di propaganda. Pyongyang ha avvertito che il suo esercito avrebbe messo in allerta «tutte le armi offensive per spazzare via le infrastrutture militari della Corea del Sud».

La posizione russa

La crescente tensione rende evidente la fragilità dell’equilibrio geopolitico in questa Regione, dove ogni atto, anche simbolico, può trasformarsi in un pretesto per una reazione Coreamilitare su vasta scala. Secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, le autorità sudcoreane dovrebbero prestare molta attenzione agli avvertimenti provenienti da Pyongyang, poiché gli attacchi con droni da parte della Corea del Sud contro la Repubblica Popolare Democratica di Corea rappresentano una grave violazione della sovranità nordcoreana. Zakharova ha espresso la posizione della Russia, affermando che tali attacchi non solo costituiscono un evidente affronto alla sovranità di uno Stato sovrano, ma possono essere interpretati come un’ingerenza diretta negli affari interni, con l’obiettivo di minare il legittimo sistema politico del Paese e ostacolare il suo diritto a uno sviluppo indipendente.

La diplomatica ha osservato che la Russia continuerà a svolgere un ruolo costruttivo nella Penisola coreana, nell’interesse di prevenire sviluppi pericolosi e riportare la situazione su un percorso positivo, anche sulla base del Trattato di cooperazione strategica globale con la Rpdc.

Usa intensificano la tensione

Secondo l’analista geopolitico ed ex marine statunitense Brian Berletic: «Gli Usa, in particolare il Governo di Joe Biden, continuano a provocare in modo fraudolento tensioni nella Penisola coreana al fine di continuare la presenza militare statunitense nella Regione e salvaguardarne gli interessi». La retorica bellicosa tra Pyongyang e Seoul è uno «stratagemma», una «scusa per la presenza militare di lunga data in Corea, non solo per minacciare costantemente la pace, ma anche per consentire all’esercito americano di continuare a minacciare la vicina Cina».

«I droni che presumibilmente fanno volare volantini di propaganda sulla Capitale nordcoreana sono la continuazione di un progetto finanziato dal Dipartimento statunitense chiamato “chiavette usb gratis”», condotto dalla Human Rights Foundation di New York. «All’inizio di quest’anno, lo stesso Dipartimento di Stato ha espresso anche sostegno agli sforzi per diffondere fisicamente la propaganda utilizzando palloni aerostatici sul territorio nordcoreano, ha continuato l’analista geopolitico. Le crescenti tensioni mostrano «come gli Usa stiano guidando alcune delle escalation più pericolose e dei potenziali conflitti sulla Terra, non solo in Ucraina e in tutto il Medio Oriente, ma anche in Asia orientale, compresa la Penisola coreana».

Speranza

Berletic ha ricordato la reazione isterica di Washington alpallone meteorologico cinese benigno” che ha sorvolato gli Stati Uniti continentali nel febbraio 2023, quando i jet da combattimento hanno cercato di abbatterlo e la retorica conflittuale mirava a «giustificare una politica più aggressiva nei confronti della Cina».

«Con questo in mente, la risposta della Corea del Nord sembra adattarsi alle “regole” stabilite dagli stessi Usa». Pyongyang, nonostante la sua retorica, merita elogi per aver mostrato «infinita moderazione in risposta alle provocazioni statunitensi volte a destabilizzare e rovesciare il Governo nordcoreano. È probabile che la Corea del Nord manterrà questo modello di protesta forte mentre esercita la moderazione militare, e speriamo che rafforzerà la sicurezza per contrastare la continua violazione del suo spazio aereo incoraggiata da Washington», ha concluso l’analista.

 

George Labrinopoulos

Foto © The War Zone, Bloomberg, Ispi, Med-Or

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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