Ritorna ai Musei vaticani l’Apollo restaurato

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Apollo

Dopo cinque anni di accurati e delicati restauri, pur nella sua classica e universale bellezza, appare con nuovo aspetto

Il progetto è stato presentato dalla direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta, sono intervenuti Giandomenico Spinola, vice direttore artistico-scientifico; Claudia Valeri del Reparto attività greche; Guy Devreux del Laboratorio dei restauri materiali lapidei e Fabio Morresi del Gabinetto ricerche scientifiche.

L’Apollo del Belvedere è una celebre statua marmorea databile alla metà del II secolo d.C. ed è oggi considerata la replica di un bronzo eseguito tra il 330 ed il 320 a.C. dallo scultore greco Leokare, artista che lavorò al mausoleo di Alicarnasso. Prima della collocazione nel Cortile del Belvedere, la statua sarebbe stata scoperta nel 1489 sul Colle del Viminale da Giuliano della Rovere. Divenuto questi Pontefice con il nome di Giulio II tra il 1508 e il 1509 la fece trasportare in Vaticano, in quanto in quel periodo si stava allestendo il Cortile delle Statue.

Doveva essere integro, mancante solamente della mano sinistra e delle dita della mano destra, ma già nel 1511 si ha notizia che venne eseguito un intervento di restauro da parte di Giovanni Angelo Montorsoli, il quale scrive il Vasari, “rifece il braccio sinistro che mancava all’Apollo”. In realtà l’intervento coinvolse anche la sostituzione dell’avambraccio destro e l’integrazione della sommità del tronco di albero sul quale poggiava così il nuovo braccio.

Vari spostamenti

L’Apollo si trova descritto da Joachim Winckelmann nel suo trattato sulla storia dell’arte del 1763. La fama dell’opera raggiunse tutta l’Europa in quanto incarnava valori di rinnovamento politico etico e sociale. Durante il periodo delle spoliazioni napoleoniche in Italia con l’occupazione francese e con il Trattato di Tolentino, la statua venne trafugata ma dopo la caduta di Napoleone venne restituita allo Stato della Chiesa, e ricollocata nella sua sede originaria grazie all’opera di Antonio Canova nel 1816. Sulla statua sono state individuate – durante il lavoro di rispristino – numerose fratture, plinto, tronco d’albero, caviglie, ginocchia, braccio destro e parti del mantello. Sono l’esito della lunga vita nei secoli dell’opera esposta all’aperto, ma anche sottoposta a manomissioni e movimentazioni di un certo impegno, come il suo trasporto a Parigi ove rimase dal 1798 al 1815, ma anche la più recente per le mostre organizzate nel 1983 negli Usa.

La postura di uno slanciato Apollo saettante, scenografica e ben attuabile nel bronzo originale dell’ateniese Leokare del 330 a.C. risulta ardita in ambito marmoreo, poiché in età romana esisteva una tradizione copistica dell’arte greca. Negli anni cinquanta del secolo scorso, fu fatto uno straordinario ritrovamento tra le rovine di un palazzo imperiale di Baia a nord di Napoli, un centinaio di frammenti in gesso appartenenti a una officina che possedeva calchi tratti direttamente dagli originali capolavori della bronzistica greca del V secolo e IV secolo a.C. Tra questi frammenti in gesso riconosciuta anche la mano sinistra mancante dell’Apollo. Nel ripristino dei Musei Vaticani è sembrato giusto restituire al dio saettante la mano “originale”, inserendo al posto di quella del Montorsoli un calco di quella ritrovata, così il gesto è diventato più naturale e la mano proporzionata e leggera.

Una scultura fragile

Nel dicembre del 2019 il monitoraggio dell’Apollo rivelò ai tecnici importanti criticità strutturali, si rischiava che andasse “in pezzi” una delle più alte opere antiche che si sono conservate sino ai nostri giorni, per cui si impose una immediata messa in sicurezza. Le gambe della statua mostravano evidenti fragilità, fratture all’altezza dei ginocchi e delle caviglie. Mancavano in più punti della materia marmorea che era stata sostituita 40 anni fa in un restauro da resina poliestere. Gambe troppo fragili per poter sorreggere l’enorme peso del braccio sinistro proteso in avanti con il lungo drappeggio del mantello.

Come ci ha spiegato in una intervista rilasciataci durante lo “svelamento” della statua il prof. Giandomenico Spinola, che ha seguito in questi cinque anni le varie fasi Apollodell’intervento di restauro: «le gambe risultavano troppo fragili, dopo aver esaminato diverse soluzioni, l’attuale situazione ha imposto la scelta di riproporre un sostegno tecnologicamente avanzato. Si tratta di un espediente che fu perseguito nel Cinquecento e adottato dal Canova nel 1816. Fece ancorare la statua alla nicchia di fondo e al basamento tramite una barra di ferro. Ora l’elemento posteriore è in fibra di carbonio, ancorato al basamento. Utilizza solo fori e incassi già esistenti ed è in grado di ridurre di 150 kg il peso che grava sulle fratture più delicate. Il tiraggio effettuato dalla barra, attenua inoltre lo sbilanciamento del baricentro verso il braccio sinistro che proteso in avanti, è anche fortemente appesantito dal mantello».

L’obiettivo dei tecnici, quindi, era garantire nuova solidità alla statua e sono stati effettuati esami anche con ultrasuoni.

Un nuovo splendore

La fase della ripulitura è stata altrettanto delicata e complessa. Ripristinata la luminosità delle superfici marmoree. Il modellato è di nuovo morbido e vibrante. Tra i riccioli del capo riemerge la policromia violacea che tradisce la preparazione per la doratura della chioma. «L’Apollo del Belvedere è oggi nuovamente visibile» – afferma la direttrice Barbara Jatta – pur nella sua classica e universale bellezza appare con nuovo aspetto. La comunità scientifica potrà giudicare la bontà di questo intervento effettuato con nuove tecnologie».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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