Il mesotelioma è un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio e, purtroppo, ancora oggi non ci sono cure specifiche
“Tra il 2010 e il 2020 ogni anno in Italia sono decedute per mesotelioma in media 1.545 persone, 1.116 uomini e 429 donne. Dei decessi osservati in media ogni anno, 25, (l’1,7%) avevano un’età uguale o inferiore ai 50 anni”. A rivelare la statistica è l’Istituto superiore di sanità (Iss) nel nuovo rapporto Istisan 24|18 “Impatto dell’amianto sulla mortalità. Italia, 2010-2020”.
Cos’è
Il mesotelioma è un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio. Così si chiamano le
membrane che rivestono, come una sottile pellicola, gli organi interni. A seconda dell’area che ricopre, assume nomi diversi: si chiama pleura nel torace, peritoneo nell’addome, pericardio nello spazio attorno al cuore e tunica vaginale nella zona attorno ai testicoli. Oltre al maligno, dal mesotelio possono svilupparsi anche tumori benigni (adenomatoidi, mesotelioma cistico benigno) che in genere vengono rimossi chirurgicamente e non richiedono ulteriori trattamenti.
In base al distretto corporeo in cui hanno origine, i mesoteliomi si suddividono in:
- mesotelioma pleurico: si sviluppa nella cavità toracica ed è il tipo più diffuso (circa 3 casi su 4);
- mesotelioma peritoneale: si sviluppa nell’addome e rappresenta la quasi totalità dei restanti casi di mesotelioma;
- mesotelioma pericardico: si sviluppa dalla membrana che riveste il cuore ed è estremamente raro;
- mesotelioma della tunica vaginale: si sviluppa dalla membrana che riveste i testicoli ed è molto raro.
4 varianti
A seconda delle caratteristiche delle cellule, si distinguono quattro sottotipi:
- epitelioide, il più comune (70-85% dei casi), e quello con una migliore prognosi;
- sarcomatoide o fibroso (10 per cento);
- misto o bifasico (10-25%)
- desmoplastico, il più raro (meno del 2 per cento) e più difficile da diagnosticare.
I primi sintomi con cui si presenta il mesotelioma pleurico, spesso legati all’accumulo di liquido nella cavità pleurica (versamento pleurico), sono respiratori: fiato corto (dispnea) e tosse. Possono essere presenti anche dolore nella parte bassa della schiena o a un lato del torace e sintomi più aspecifici, come debolezza muscolare e perdita di peso.
Dolore addominale, perdita di peso, nausea e vomito sono, invece, i sintomi più comuni in caso di mesotelioma peritoneale. Il volume dell’addome può aumentare a causa dell’accumulo di liquido nel peritoneo (ascite).
Prevenzione
L’azione più efficace per prevenire il mesotelioma è evitare o limitare al massimo l’esposizione all’amianto. In Italia, il 27 marzo del 1992, con 13 anni di anticipo rispetto
all’Europa, entra in vigore la legge 257/92, che stabilisce il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto. Inoltre, apposite leggi obbligano a verificarne la presenza negli edifici pubblici, come per esempio le scuole, e regolano le modalità di smaltimento di tali materiali pericolosi. La rimozione dell’amianto va infatti affidata a tecnici specializzati che provvederanno a controllare i materiali di fabbricazione e a eliminare correttamente le parti non a norma. La rimozione “fai da te” è da evitare nel modo più assoluto.
In Italia esistono programmi di sorveglianza per i lavoratori che sono stati esposti all’amianto e per coloro che lo sono correntemente per ragioni professionali. Questi hanno principalmente lo scopo di ricostruire la storia lavorativa e informare i soggetti esposti (e le loro famiglie) dei rischi e di alcuni aspetti medico-legali, come la possibilità di ricevere un indennizzo. Purtroppo non esistono ancora esami abbastanza sensibili e specifici da permettere la diagnosi precoce del mesotelioma in una persona che non presenta sintomi, vale a dire che a oggi non esistono test di screening convalidati.
Possibili cure
Trattandosi di un tumore raro e difficile da curare, è importante che i pazienti colpiti da mesotelioma si rivolgano da subito a centri specializzati. I medici valutano innanzitutto la possibilità di intervenire chirurgicamente. In linea di massima i mesoteliomi in stadio iniziale sono operabili, ma l’opportunità di rimuoverli dipende dal sottotipo, dalla posizione, dalle dimensioni e dalle condizioni generali del paziente. Nella maggior parte dei casi la chirurgia non ha intento curativo, ma palliativo, ossia serve a prevenire o ridurre i sintomi.
Esistono anche altri trattamenti che possono essere utilizzati a scopo palliativo: la rimozione di liquido mediante un ago lungo e sottile dalla cavità toracica (toracentesi), addominale (paracentesi) o attorno al cuore (pericardiocentesi) è in grado, per esempio, di dare sollievo, ma, purtroppo, deve essere ripetuta periodicamente, perché il liquido tende a riformarsi.
Il trattamento standard per il mesotelioma consiste nella chemioterapia. I farmaci più efficaci sono i derivati del platino, come il cisplatino, e gli antifolati, come il pemetrexed, spesso usati in associazione.
La ricerca non si ferma
Da alcuni anni sono in corso diverse sperimentazioni terapeutiche con farmaci biologici e con l’immunoterapia, seppure sinora nessuno di questi approcci abbia ancora dimostrato un reale significativo impatto sulla sopravvivenza dei pazienti trattati.
I dati del rapporto Iss evidenziano una diminuzione del numero dei decessi per mesotelioma tra gli under50 negli ultimi anni. Questo è attribuibile a un primo effetto
della legge 257/92 con la quale in Italia fu vietato l’utilizzo dell’amianto nonché la produzione di manufatti contenenti il materiale. «L’Istituto superiore di sanità» – afferma Rocco Bellantone, presidente dell’Iss – «è impegnato da anni su questo tema e il problema amianto rimane tra le priorità di sanità pubblica. L’Iss continuerà a contribuire alle attività di ricerca e alla sorveglianza epidemiologica delle malattie amianto-correlate, nonché alla definizione di strumenti per il rilevamento delle sorgenti di esposizione ancora presenti nel Paese, e all’implementazione di azioni preventive, fornendo supporto alle Istituzioni e ai cittadini, attraverso momenti di interlocuzione e condivisione».
Mortalità più elevata
Le Regioni Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria presentano un numero di decessi per 100.000 abitanti maggiore della media nazionale, ma i casi sono distribuiti sull’intero territorio italiano. In totale sono registrati su tutto il territorio nazionale quasi 17.000 casi nel periodo 2010-2020. Il numero dei decessi è superiore al numero atteso sulla base della media regionale in 375 comuni: si tratta di territori con cantieri navali, poli industriali, ex industrie del cemento-amianto, ex cave di amianto.
In calo tra i giovani
Negli ultimi anni, come indicano i dati del rapporto, si osserva una diminuzione del numero dei decessi, in particolare tra la popolazione con 50 anni o meno (31 casi osservati nel 2010 e 13 nel 2020). “Le morti per mesotelioma osservate tra i più giovani” – come spiegano gli esperti dell’Iss – “sono probabilmente dovute a una esposizione avvenuta in età pediatrica in ambienti non-occupazionali, vista la lunga latenza (fino a 30-40 anni) della malattia”. La maggior parte delle persone decedute per questa malattia è, probabilmente, stata esposta all’amianto in ambienti lavorativi nei decenni passati. Ma potrebbe essere avvenuta anche in contesti domestici o ambientali, per inalazione di fibre rilasciate nelle abitazioni oppure nell’ambiente da sorgenti presenti sul territorio.
Ginevra Larosa
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