Trump per salvarsi dall’Olocausto globale

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Armi nucleari

Cosa significherebbe l’uso di armi nucleari contro le Città per i civili e in particolare per i residenti dei grandi centri urbani?

I consiglieri di Donald Trump, pubblicamente e privatamente, stanno avanzando proposte per porre fine alla guerra in Ucraina in base alle quali ampie parti del Paese verrebbero cedute alla Russia nel prossimo futuro. È quanto emerge da un’analisi Reuters delle loro dichiarazioni e di interviste con diverse persone vicine al presidente eletto statunitense. Le proposte di tre principali consiglieri, tra cui Keith Kellogg scelto da Trump come inviato per la questione Russia-Ucraina, hanno alcuni elementi in comune, tra cui quello di escludere l’adesione dell’Ucraina alla Nato.

Cercheranno di costringere Mosca e Kiev a condurre negoziati con il metodo del bastone e della carota. Ad esempio attraverso lo stop degli aiuti militari a Kiev da una parte, a meno che non accetti di negoziare, e dall’altra con l’aumento dei sostegni nel caso in cui sia invece il presidente russo Vladimir Putin a rifiutarsi. Durante la sua campagna elettorale, Trump ha ripetutamente promesso che porrà fine al conflitto, che va avanti da quasi tre anni, entro 24 ore dal proprio insediamento il 20 gennaio, se non prima, ma non ha ancora detto come.

Le cose cambiano

Mai dalla fine della guerra fredda – forse dalla crisi cubana – il Mondo ha discusso la possibilità di una guerra nucleare con tanta intensità. Ma gli ultimi sviluppi della guerra Russia-Ucraina e l’escalation degli attacchi con missili balistici negli ultimi giorni hanno riacceso il dibattito. Il rapporto del New York Times sulle proposte dei funzionari statunitensi di trasferire armi nucleari all’Ucraina ha scatenato una forte reazione da parte di Putin, che ha promesso che il suo Paese avrebbe usato tutti i mezzi per prevenire una tale eventualità.

Ma cosa significherebbe l’uso di armi nucleari contro le loro Città per i civili e in particolare per i residenti dei grandi centri urbani? Milioni di morti e milioni di feriti, molti con ustioni di terzo grado, su tutto il corpo che richiedevano amputazioni. Lesioni che potrebbero anche non causare dolore, poiché i centri del dolore nel corpo umano saranno stati distrutti. Cosa accadrebbe se il missile balistico intercontinentale R-36RM2 colpisse le Capitali dei Paesi della Nato? Newsweek ha utilizzato le mappe prodotte da Alex Wellerstein, professore e storico della tecnologia nucleare, per stimare quali sarebbero le conseguenze se Mosca attaccasse con l’R-36M2 (noto anche come SS-18 Satan), uno dei più grandi e potenti missili balistici intercontinentali pesanti (ICBM) mai costruiti. Questo missile può trasportare l’equivalente di 20 megatoni (20.000 kilotoni) di esplosivi Tnt e ha una gittata fino a 10.000 miglia.

Secondo i calcoli milioni di morti nelle Capitali

Il raggio della palla di fuoco (cerchio giallo interno), in cui tutto evaporerà dal calore intenso che sale a milioni di gradi F, raggiungerebbe circa 15,1 miglia quadrate. Il raggio più modesto di danno dell’eruzione (cerchio grigio interno), che copre 442 miglia quadrate dall’eruzione, distruggerebbe gli edifici residenziali e potrebbe causare incendi diffusi.  All’interno del raggio del danno da esplosione leggera (cerchio grigio più ampio), a 3.490 miglia quadrate dall’esplosione, ci si dovrebbe aspettare che le finestre di vetro si rompano, causando lesioni.

Londra, Regno Unito

Nella Capitale inglese, dove ci sono una media di 13.167.093 persone nell’intero raggio d’azione dell’esplosione simulata (tutti e quattro i cicli) in una data di 24 ore, circa 3.941.740 persone morirebbero e 4.616.650 sarebbero ferite.

Berlino, Germania

Circa 2.011.330 persone morirebbero mentre 1.568.280 sarebbero rimaste ferite nella Capitale tedesca, dove ci sono, in media, 4.452.381 persone nell’intero raggio d’azione dell’esplosione simulata in un dato periodo di 24 ore.

Parigi, Francia

In un dato periodo di 24 ore nella Capitale francese, ci sono, in media, 11.648.592 persone nell’intero raggio d’azione dell’esplosione (tutti e quattro i cicli) dell’esplosione simulata. Si stima che 4.957.180 moriranno e 4.616.650 saranno feriti.

Ottawa, Canada

Nella Capitale canadese, dove ci sono, in media, 1.302.359 persone nell’intero raggio d’azione dell’esplosione simulata (tutti e quattro i cicli) dell’esplosione simulata in un dato periodo di 24 ore, 586.940 morirebbero e 427.990 sarebbero feriti

Roma, Italia

Circa 1.852.110 persone sarebbero morte e 1.399.340 sarebbero ferite nella Capitale italiana, dove ci sono, in media, 4.420.652 persone nell’intero raggio d’azione dell’esplosione (tutti e quattro i cicli) dell’esplosione simulata.

E a Mosca?

Ma non è solo la Russia ad avere armi nucleari. Cosa accadrebbe se la testata statunitense W-59 utilizzata dal missile minuteman colpisse la Capitale russa?

A Mosca ci sono una media di 9.920.877 persone nell’intero raggio d’azione dell’esplosione simulata in un dato periodo di 24 ore. Il bilancio salirebbe a 1.205.810 morti, mentre i feriti sarebbero 3.559.960.

Così all’ombra delle minacce, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha incontrato in Florida il presidente eletto Donald Trump. Valery Zaluzhnyi, ambasciatore ucraino nel Regno Unito ed ex comandante in capo delle forze armate del Paese, ha riferito che la terza guerra mondiale è già iniziata.

Ora ci sono serie preoccupazioni che un conflitto aperto tra le superpotenze potrebbe probabilmente inghiottire un gruppo di Stati in tutto il Mondo, tuttavia, ci sono alcuni luoghi che probabilmente non saranno affatto colpiti.

Antartide

L’Antartide si trova nel punto più meridionale del Pianeta, il che la rende uno dei luoghi più sicuri per sopravvivere a una guerra nucleare, poiché esiste un’enorme distanza geografica con i Paesi che hanno testate nucleari.

Islanda

Questa Nazione è costantemente in cima all’Indice di pace globale, poiché non ha mai preso parte a una guerra. Il Governo ha firmato accordi bilaterali con l’Ucraina, anche se il suo sostegno è limitato a pochissimi finanziamenti. Essendo un’isola relativamente remota geograficamente, eviterebbe gli effetti di una guerra convenzionale in Europa, anche se gli effetti di attacchi nucleari diffusi sulla terraferma probabilmente raggiungerebbero le sue coste in piccole quantità.

Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda è al secondo posto nell’Indice di pace globale e ha assunto una posizione neutrale nella maggior parte dei conflitti. Per gli esperti, è altamente improbabile che subirebbe attacchi in caso di conflitto tra Occidente e Russia.

Svizzera

Per anni è stata associata alla sua neutralità politica, anche durante la seconda guerra mondiale. La Svizzera è uno dei pochi Paesi europei che non ha fornito aiuti all’Ucraina ed è stata persino accusata di favorire la Russia attraverso la sua neutralità, quindi è improbabile che Putin la veda come un nemico.

Irlanda

La neutralità dell’Irlanda e la sua posizione al di fuori della Nato la rendono un obiettivo meno probabile. La vicinanza a Nazioni, come il Regno Unito, potrebbe offrire protezione indiretta senza coinvolgimento diretto.

Cile

La posizione del Cile all’estremità occidentale del Sud America e le barriere naturali, come le Ande e l’Oceano Pacifico, lo proteggono dai conflitti.

Guerra prioritaria per elezioni e nuove alleanze

Intanto il Financial Times scrive che la Russia sta usando combattenti yemeniti in Ucraina. Si prevede che la guerra sarà al centro della campagna elettorale tedesca.

Nella sua guerra la Russia non utilizza solo droni di fabbricazione cinese e iraniana, ma anche i soldati o i missili balistici di Pyongyang. Il Financial Times afferma che presto vedremo i combattenti yemeniti a fianco dei soldati russi in Ucraina. Secondo le ultime stime, circa 700.000 soldati russi sono stati uccisi o feriti in Ucraina. Questo è uno dei motivi per cui circa 12.000 della Corea del Nord sono stati inviati dal leader Kim Jong Un per difendere il territorio russo nella Regione di Kursk.

L’internazionalizzazione della guerra

Secondo Deutsche Welle, la milizia islamista Houthi sta reclutando giovani in Yemen per conto delle forze armate russe e parla di “traffico di esseri umani”. È interessante notare che il reclutamento viene effettuato da una società di un noto politico Houthi.

A margine della riunione dei ministri degli Esteri del G7 in Italia, la ministra Annalena Baerbock ha dichiarato: «Se le informazioni saranno confermate, sarà un’ulteriore prova che nella condotta della guerra il presidente russo Putin non conosce confini».

Il rischio di una «guerra mondiale» è «serio e reale», avverte il primo ministro polacco Donald Tusk. La domanda, quindi, è legittima: c’è il rischio di un’ulteriore internazionalizzazione della guerra in Ucraina? O è già una realtà? Valery Zalushny, ex capo delle forze armate ucraine e ora ambasciatore ucraino nel Regno Unito, ritiene che la terza guerra mondiale sia già iniziata perché molti Paesi sono coinvolti da molto tempo.

61% contro la consegna di Taurus a Kiev

Parlando con DW in occasione del rapporto sui combattenti yemeniti, l’esperto di politica estera del gruppo parlamentare cristiano-democratico nel Parlamento federale, Roderich Armi nucleariKisewetter, ha dichiarato: «La Russia ha enormi problemi con la carenza di materie prime e personale. È quindi costretto a pagare ingenti somme per motivare i soldati o promettere loro la cancellazione del debito. Non sorprende quindi che anche i combattenti yemeniti vengano reclutati. Ci sono indicazioni che non si tratta di terroristi Houthi, ma di yemeniti, che i russi portano in Russia con false promesse e poi reclutano con la forza per la guerra in Ucraina».

Durante la campagna elettorale in vista delle elezioni tedesche anticipate del 23 febbraio, il cancelliere Olaf Scholz intende presentarsi come “cancelliere della pace”. Nonostante le persistenti richieste di Kiev, esclude categoricamente la fornitura alle forze armate ucraine del missile balistico tedesco-svedese Taurus, che è in grado di colpire obiettivi in profondità nella terraferma russa. Secondo l’ultimo sondaggio (Deutschland Trend) della televisione pubblica tedesca ARD, condotto dall’istituto infratest-dimap, il 61% del campione rappresentativo era contrario alla consegna del sistema Taurus all’Ucraina.

 

George Labrinopoulos

Foto © Newsweek, The Telegraph, Future of Life Institute, Wikipedia

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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