Bloomberg mette in guardia sulla “Patria blu” di Ankara

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Ankara

Il ministro della Difesa greco ha affrontato le sfide poste dalla Turchia, sottolineando la posizione chiara di Atene

Il lancio di due nuove fregate turche questo mese è l’ultimo esempio di uno sforzo di espansione navale che darà ad Ankara una maggiore potenza nel Mediterraneo, nell’Egeo e nel Mar Nero – e oltre – e diversificherà la sua crescente industria della difesa nazionale, nota principalmente per i suoi droni volanti.

Si tratta di un investimento a lungo termine che potrebbe beneficiare del crescente conflitto sulle rotte commerciali marittime, come ad esempio i ribelli Houthi che minacciano le navi mercantili al largo dello Yemen, o gli attacchi commerciali di Ucraina e Russia nel Mar Nero, dove la Nato sta rafforzando il monitoraggio per prevenire il sabotaggio dei cavi sottomarini.

Collisione

Altre 29 navi sono in costruzione nei cantieri navali turchi, tra cui i primi sottomarini, incrociatori e portaerei di produzione nazionale. Secondo i calcoli di Bloomberg, la flotta raggiungerà le 209 navi, sulla base dell’ultimo inventario dell’International Institute for Strategic Studies. Secondo Suha Cubukcuoglu, ricercatrice senior presso Trends Research & Advisory, «questo non solo cambia l’equilibrio di potere regionale, ma segnala anche l’emergere della Turchia come potenza navale in grado di avere dominio all’estero mantenendolo in aree strategicamente vitali e geograficamente complesse, come il Mar Egeo».

La strategia offensiva si basa sulla dottrina della “Patria Blu” che cerca di affermare il controllo di parti più ampie delle aree marittime intorno al Paese. Ciò ha portato a molti conflitti con la Grecia e Cipro nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale su questioni relative ai confini marittimi e alle risorse energetiche sottomarine. Sebbene le tensioni si siano allentate dopo la collisione navale del 2020 che ha quasi portato Atene e Ankara al conflitto, nessuna delle due parti ha fatto marcia indietro rispetto alle proprie pretese sulla zona economica esclusiva. Allo stesso tempo, la Turchia sta cercando il riconoscimento internazionale per rafforzare la sua posizione, firmando un accordo di delimitazione dei confini marittimi con la Libia nel 2019 e progettando un accordo simile con la Siria.

Investimenti

Più lontano, la marina turca scorta le navi da ricerca sugli idrocarburi in Somalia, sede della più grande base militare all’estero di Ankara. Tutta questa potenza militare è costosa e quindi sono stati stanziati 45 miliardi di dollari per la difesa nel 2025, con un aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha utilizzato lo sviluppo della difesa per aumentare la produzione interna, riducendo la dipendenza dai fornitori occidentali che a volte hanno imposto un embargo sulle armi per disaccordi politici.

I costruttori turchi hanno costruito navi per flotte in Qatar, Pakistan, Ucraina e Iraq, assicurandosi nuovi ordini da Arabia Saudita, Malesia e Portogallo. Nel 2024 si sono anche assicurati un primo accordo di esportazione per un veicolo di superficie senza pilota, o drone marino, con vendita al Qatar. La Turchia ha uno dei principali programmi della Nato, che la mette in una posizione di forza per beneficiare della crescita di un mercato che la società di intelligence Janes prevede varrà 7,8 miliardi di dollari entro il 2032.

Rafforzamento delle difese

Intanto il ministro della Difesa Ellenica, Nikos Dendias, nel contesto della sua visita a Chicago, ha partecipato a una discussione con il direttore esecutivo dell’HALC, Eddy AnkaraZemenides, che ha avuto luogo presso il “Chicago Council on Global Affairs”. Al centro del colloquio il modo in cui la Grecia, attraverso i ministeri degli Affari esteri e della Difesa, interagisce sulla scena internazionale, mentre l’accento è stato posto sul ruolo della Nato, sull’alleanza con gli Usa e sui rapporti con l’Unione europea. Inoltre ha sottolineato lo sforzo di modernizzare la Difesa greca al fine di adattarla alle moderne sfide della sicurezza.

«Dobbiamo riformare le nostre forze armate. Siamo entrati a far parte del programma F–35 e ne siamo orgogliosi. Perché abbiamo bisogno dell’F-35. Sono la prossima generazione. Non è solo un combattente più recente. È una cultura completamente diversa. Le fregate francesi stanno arrivando. Sono le navi più capaci, con armi strategiche», ha sostenuto Dendias. Inoltre ha sottolineato il ruolo della Grecia nel garantire la stabilità regionale e internazionale, concentrandosi su iniziative come l’East Med Gas Forum, l’iniziativa dei Tre Mari e il rafforzamento delle relazioni con i Paesi della Regione, come Israele ed Egitto.

Diritto internazionale e diplomazia

Il ministro della Difesa greco ha affrontato anche le sfide poste dalla Turchia, sottolineando la posizione chiara di Atene, che riconosce una sola questione in sospeso con Ankara: la delimitazione della Zona economica esclusiva (Zee) e della piattaforma continentale. Ha inoltre menzionato il concetto di “Patria Blu“, evidenziandone le implicazioni destabilizzanti essendo un’ideologia espansionista che contrasta con i principi della convivenza pacifica e della cooperazione internazionale. La Grecia, come ribadito dal ministro, rimane saldamente ancorata al diritto internazionale e ai principi della diplomazia per risolvere le controversie, respingendo ogni provocazione e affermazione unilaterale che possa compromettere la stabilità. Questo approccio non solo sottolinea la legittimità delle posizioni greche, ma consolida anche il sostegno internazionale nei confronti di Atene.

Alleanza atlantica e Ue

Sono stati sottolineati il ruolo della Nato come organizzazione di difesa collettiva e il contributo strategico della Grecia. «Sono un vero sostenitore del sogno europeo e dell’Unione europea. Detto questo, l’Ue ha alcune regole schizofreniche. Da un lato, sostiene di trovarsi di fronte a una minaccia esistenziale e che c’è bisogno di creare davvero una difesa autonoma, che possa avere la sua forza per proteggersi e proteggere i suoi amici e alleati. Allo stesso tempo, la Commissione europea afferma chiaramente che esistono regole fiscali che non consentono ai Paesi di spendere per la difesa. Per me, che sono un ministro del settore, è un incubo. Lotto con i numeri ogni giorno. E se oltrepasso il limite, il mio Paese viene messo sotto sorveglianza. Questa non può essere la risposta europea alle sfide di oggi», ha continuato Dendias.

Relazioni con gli Usa

Si è fatto riferimento all’alleanza e alla cooperazione militare tra Grecia e Stati Uniti, culminata nella firma dell’Accordo greco-americano sulla mutua difesa, ma anche ai vantaggi della base di Alexandroupolis che mostrano il ruolo strategico di Atene nel rafforzare le relazioni con gli Usa e nell’affrontare le sfide regionali.

Dendias ha anche riferito «ho avuto l’opportunità di firmare il primo emendamento all’accordo di difesa. Abbiamo lavorato su questo con Mike Pompeo nel 2019 e abbiamo anche interagito su molte questioni durante quel periodo. Penso che sia stata una relazione fruttuosa, sia per la Grecia, ma anche per gli Stati Uniti, per la Nato, per i nostri alleati, per la stabilità nel Mediterraneo orientale. Quindi mi aspetto esattamente lo stesso dall’attuale amministrazione Trump, un’interazione onesta che porterà alla stabilità nella nostra Regione. Alexandroupolis è importante per tutti».

Benefici per tutti

«Offriamo agli Usa, all’Alleanza, al mondo occidentale un modo di comunicare con l’Ucraina e l’Europa centrale che prima non esisteva. AnkaraPerché prima, l’unico disponibile era attraverso gli stretti e il Mar Nero, che ovviamente non era agevole, considerando l’attuale situazione. E Alexandroupolis ha vantaggi unici. Ha un enorme aeroporto, una linea ferroviaria, un gasdotto a nord, quindi aiuta anche con il flusso di energia. La FSRU è un impianto con cui il gas liquefatto americano che può arrivare in Europa e risolvere il problema energetico della parte centrale e orientale. Quindi, francamente, ha tutto ed è territorio della Nato», continua il ministro greco.

«Il rapporto tra gli Stati Uniti e la Grecia, sia bilateralmente che trilateralmente con Cipro o Israele, ma anche all’interno della Nato, è più forte e rende Washington più prospera perché la Grecia è un hub attraverso il quale possono espandere le loro esportazioni. Inoltre attraverso le loro relazioni, sostengono un Paese stabile, occidentale e democratico che difende i diritti umani, che è un alleato di Israele», ha concluso Dendias.

Difesa e Sicurezza

Il ministro di Atene ha sottolineato anche che la Grecia agisce sulla base del diritto internazionale e del rispetto delle frontiere come base per la cooperazione: «mentre parliamo, l’Unione europea ha due operazioni navali. Entrambi hanno nomi greci. La prima è l’Irini, che significa pace e si trova nel nord della Libia, cercando di fermare il contrabbando di armi, che alimenterà la guerra civile nel Paese. Il secondo è Aspides, che significa armatura, nel Mar Rosso, al fine di proteggere la libertà di navigazione attraverso il Canale di Suez. Hanno nomi greci perché è la Grecia, la piccola Grecia, che ha avviato entrambe le attività. E la piccola Grecia contribuisce con mezzi e navi a entrambi».

La cupola

Il ministro della Difesa ha anche fatto riferimento alla creazione di una cupola che coprirà l’intero territorio greco e lo proteggerà dalle minacce ibride. «Stiamo cercando di creare una cupola. Quando si parla della cupola, tutti pensano a Israele e alla cupola di ferro. Ma non è esattamente la stessa cosa, perché il sistema di Tel Aviv è principalmente per la difesa contro i razzi e i missili in arrivo. Per noi è un ambiente molto più complesso. Dobbiamo essere in grado di gestire i droni. Stiamo cercando di creare qualcosa che proteggerà il nostro spazio aereo da qualsiasi cosa in arrivo, compresi i droni, droni molto piccoli, che è una sfida. Ma vorremmo anche essere in grado di proteggere i nostri mari da qualsiasi minaccia in arrivo».

Relazioni

Dendias ha fatto riferimento alle provocazioni della Turchia, tra cui la disputa sulle zone marittime e la dottrina della “Patria Blu” (Mavi Vatan).

«Mavi Vatan è un approccio neo-imperialista, un sogno neo-ottomano di una parte, fortunatamente non dell’intero establishment politico turco, che chiaramente minaccia la Grecia e viola i confini internazionali, il che è chiaramente contro il diritto internazionale e il diritto internazionale del mare. E lasciatemi essere onesto, è una sciocchezza assoluta, perché non accadrà mai. Mai. Ma quello che sta accadendo sta intrappolando la società turca in una discussione conflittuale contro la Grecia, un Paese che è vicino, è molto più piccolo, e che sarebbe estremamente utile per la Turchia come ingresso nell’Unione europea e in Occidente. Ed è un Paese che rivendica, non ha alcun diritto nei confronti di Ankara. Quindi, a mio modesto parere, sarebbe estremamente importante per la Turchia essere d’accordo con la Grecia su quasi tutto», ha sostenuto Dendias.

 

George Labrinopoulos

Foto © iari.site, Limes, TO BHMA, Punto Grecia, Difesa Online

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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