L’alleanza tra Italia e Turchia “decolla”

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Italia Turchia

Questa cooperazione non si basa solo sulle strategie di difesa, ma fa da volano per i rapporti tra i due Paesi

La recente acquisizione dell’italiana Piaggio Aerospace da parte della turca Baykar suggella un rapporto di lunga data basato su comuni interessi geopolitici ed economici, dando nuovo slancio alla cooperazione tra Italia e Turchia.

Secondo l’analista Riccardo Gasco, che in un articolo per l’Istituto di Studi Sociali delinea i rapporti Roma-Ankara negli ultimi decenni, «questa cooperazione non si limita all’industria della difesa; rafforza anche l’alleanza». Secondo l’articolo, lo scoppio della guerra in Ucraina ha evidenziato la necessità di alleanze strategiche, con l’Italia che emerge come uno dei partner più critici della Turchia nell’affrontare le sfide in questi ambiti. Dalla sicurezza energetica alla gestione dei flussi migratori, la collaborazione tra queste Nazioni offre una tabella di marcia per affrontare questioni urgenti che trascendono i confini nazionali, come dimostrato dal caso della Libia.

La Turchia sta rafforzando la sua posizione sulla scena europea della difesa facendo leva su alleanze con Paesi che condividono interessi geopolitici simili nel più ampio contesto della Nato e del Mediterraneo orientale. Baykar, invece, nota per i suoi avanzati droni Bayraktar, è impegnata a rivitalizzare la rinomata azienda italiana, creando nuove opportunità di cooperazione che trascendono i confini nazionali di entrambi.

Le risonanze geopolitiche

L’Italia è il quinto partner commerciale della Turchia, con un volume che sfiora i 30 miliardi di euro e più di 1.600 aziende italiane che operano attualmente in Turchia. Ma al di là del potenziale economico dell’asse, Roma è il ponte politico tra Ankara e l’Ue. Dall’allineamento sugli accordi sul grano alla cooperazione in Libia, l’Italia è l’unico alleato europeo nel Mar Mediterraneo.

La cooperazione non si limita all’Europa. I due Paesi stanno intraprendendo iniziative che toccano la sicurezza energetica e la gestione dei flussi migratori. L’influenza della Turchia in Africa, combinata con il know-how diplomatico italiano, offre un nuovo modello, soprattutto nelle aree in cui Francia e Germania stanno perdendo terreno, secondo Gasco. La potenziale partnership potrebbe far leva sulla crescente influenza di Ankara in Africa, combinando l’esperienza economica e diplomatica dell’Italia con le reti consolidate della Turchia per colmare questo vuoto. Tale cooperazione potrebbe non solo rafforzare i loro legami bilaterali, ma anche rafforzare il loro impatto strategico su un Continente pronto per una significativa influenza globale negli anni a venire.

Schieramenti

Secondo l’articolo di Gasco nonostante le diverse visioni all’interno dei partiti politici, l’Italia si è sempre distinta tra le Nazioni europee come un fermo sostenitore della richiesta della Turchia di aderire all’Unione europea. Ad esempio, durante la presidenza di Silvio Berlusconi, ha quasi sempre adottato posizioni favorevoli all’ingresso, in contrasto con le posizioni opposte di Germania e Francia. Questa posizione sottolinea la convinzione di Roma nell’importanza strategica di ancorare Ankara all’interno del quadro politico ed economico dell’Europa. Oltre la cooperazione tra Turchia e l’Italia anche l’Arabia Saudita nel settore della difesa sta entrando in una nuova fase dinamica. I funzionari sauditi e turchi si sono impegnati in febbrili colloqui sulla difesa, in cui Riyadh è emersa come potenziale acquirente e sponsor del caccia turco di quinta generazione.

Dagli F-35 al KAAN: i motivi dell’inversione a U di Riyadh

L’Arabia Saudita, uno dei maggiori acquirenti di armi al Mondo, sta cercando di ottenere jet da combattimento F-35 dagli Stati Uniti dal 2017. Tuttavia, gli Usa non si sono Italia Turchiaimpegnati nella vendita e la situazione è in ritardo. È probabile che Riyadh si senta incerta sulla sua capacità di assicurarsi un accordo per gli F–35, date le esperienze dei suoi vicini. Ad esempio, mentre l’amministrazione Trump ha firmato un accordo multimiliardario con gli Emirati Arabi Uniti nel 2021 (come ricompensa per la normalizzazione di Abu Dhabi con Israele nel 2020), ora hanno interrotto i colloqui a causa delle preoccupazioni per i termini dell’amministrazione Biden, tra le altre ragioni, citando “vincoli operativi sovrani” e “requisiti tecnici”.

Inoltre, l’Arabia Saudita non è sicura perché Washington spesso dà la priorità a Israele al fine di mantenere il loro vantaggio militare qualitativo su tutte le potenze regionali. Inoltre, questa attrezzatura di solito è fornita con numerosi fili e il Congresso degli Stati Uniti spesso blocca la vendita di risorse militari avanzate ad altre Nazioni, inclusi alleati e partner. Questi fattori hanno spinto alcuni Paesi e potenze regionali a cercare armi avanzate altrove, anche se l’equipaggiamento militare statunitense è tecnologicamente superiore.

Secondo la “Vision 2030” del principe ereditario saudita Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, Riyadh mira non solo ad acquistare armi, ma anche a produrre, cercando di acquisire il know-how e il trasferimento tecnologico necessari per costruire la propria industria della difesa. Per quanto riguarda i jet da combattimento, l’Arabia Saudita ha chiesto di aderire al Global Combat Air Program (GCAP), uno sforzo collaborativo tra Gran Bretagna, Italia e Giappone per sviluppare un caccia stealth di sesta generazione per sostituire l’Eurofighter Typhoon e il Mitsubishi F-2. Il nuovo jet dovrebbe volare entro il 2040.

Gli equilibri cambiano

Intanto dal potenziamento di Alexandroupolis come base navale all’armamento di Cipro, il riallineamento strategico della Regione solleva seri interrogativi sui futuri equilibri di sicurezza nel Mediterraneo e nei Balcani. “Dopo la base di Souda Bay a Creta, gli Stati Uniti e la Grecia stanno ora aumentando la loro cooperazione militare, dotando il porto di Alexandroupolis di armi pesanti. Secondo quanto riferito, l’amministrazione Trump ha proposto ad Atene di sviluppare il porto per ospitare navi da guerra più grandi”, ha scritto il giornale filogovernativo, riferendosi a un nuovo scenario che influisce direttamente sull’equilibrio della sicurezza nella Regione.

Centinaia di veicoli militari, armi e munizioni sono stati scaricati dalla nave statunitense attraccata ad Alexandroupolis nell’ambito dell’esercitazione “Steadfast Dart 2025” della Nato. Gli Usa usano anche i porti di Salonicco e Volos come centri di rifornimento militare.

Mentre “Steadfast Dart 2025“, una delle più grandi esercitazioni della Nato nell’Europa orientale, è ospitata da Grecia, Bulgaria e Romania, il supporto logistico intrapreso dalla Grecia sta attirando l’attenzione. L’aumento della presenza militare statunitense e il suo accumulo al confine turco ha portato a una rinnovata discussione sugli equilibri di sicurezza nella Regione. Allo stesso tempo, Cipro è al centro degli investimenti militari statunitensi, il che solleva interrogativi in Turchia sul futuro della sicurezza regionale.

Cipro

Secondo l’editorialista del sito web di opposizione T24 Hassan Gogus, la mobilità tra nord e sud di Cipro è aumentata negli ultimi anni, con oltre 140 milioni di attraversamenti dai nove punti dell’Isola. Il rafforzamento dell’interazione tra le due comunità si contrappone a una leadership politica limitata a gesti simbolici. La fase successiva, come nota l’autore, potrebbe essere l’adesione della Repubblica di Cipro alla Nato, un tema che è già in discussione a Bruxelles. Tuttavia, non è chiaro quale posizione adotterà il presidente Donald Trump se deciderà di essere attivamente coinvolto nella questione cipriota. Il segretario di Stato Marco Rubio ha svolto un ruolo chiave nella revoca dell’embargo sulle armi, segnalando un graduale cambiamento nella politica di Washington sull’Isola.

 

George Labrinopoulos

Foto © Ambasciata d’Italia ad Ankara, Eunews, The Irish Sun, Hradf.com

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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